domenica 6 maggio 2018

#PagineCritiche - Vivere la democrazia: la forza delle idee di un pensatore che continua a parlare a noi tutti.

Vivere la democrazia
di Stefano Rodotà
Laterza, 2018

pp. 160
€ 15 (cartaceo)
€ 9,49 (e-book)

La tutela della conoscenza in Rete non passa attraverso un gestore, ma attraverso la definizioni delle condizioni d'uso del bene, che deve essere direttamente accessibile da tutti gli interessati, sia pure con le limitazioni rese necessarie dalle diverse modalità con cui la conoscenza viene prodotta.
Quasi un anno fa ci ha lasciati Stefano Rodotà, un giurista, un intellettuale, un grande Uomo del nostro Paese. La sua voce, però, continua ancora a farsi sentire in un interessante libro postumo, Vivere la democrazia, che raccoglie testi scritti originariamente dall'Autore in occasione di conferenze, convegni ed inaugurazioni.
In questa raccolta il giurista si trova ad indagare, con l'attenzione e la passione ai quali ci ha abituati, a proposito dei diritti che diventano la misura dell'avanzamento morale ed etico di ogni società: così, ad esempio, Rodotà studia la moltiplicazione dei piani identitari dell'individuo in Rete, senza che ciò debba essere inteso come un elemento di conflitto, ma di confronto. Ne consegue che la persona dovrà essere analizzata nel corso del suo "itinerario multiforme", costruendo il contesto all'interno del quale i suoi diritti fondamentali possano essere attuati.
Una volta intesa la proprietà come fondamento della libertà stessa, secondo la classica lettura del liberalismo, è evidente che essa diviene pure la condizione dell'eguaglianza, dal momento che solo l'eguaglianza nel possesso si presenta come il fattore decisivo per il superamento delle disparità. L'individualismo proprietario connota non solo l'aspetto economico, ma istituisce una diversa antropologia, quella del borghese moderno, che implica quasi una costituzionalizzazione della disuguaglianza.
Pagina dopo pagina Rodotà affronta temi importantissimi quali il diritto al cibo e quello alla dignità, con un focus essenziale sulla loro declinazione virtuale, una sfaccettatura alla quale questo intellettuale non mancò mai di tributare il giusto rilievo, fino a ricoprire (dal 1997 al 2005) la carica di primo Garante per la protezione dei dati personali, e presiedendo (dal 1998 al 2002) il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione Europea.

Il lettore che decide di approcciarsi a questo testo lo fa con la consapevolezza che Rodotà non ha fatto in tempo a scriverne l'introduzione (come si legge nella nota iniziale dell'Editore), né è riuscito a rileggere e coordinare i testi. Tuttavia questi suoi pensieri possiedono un valore essenziale nell'ottica dei suoi precedenti lavori: sono le ultime riflessioni di un fine scrittore, di un intellettuale acutissimo, uno strenuo difensore dei diritti civili.

Ancora una volta non mi sono chiesta se valesse la pena leggere le parole di un Uomo la cui data di nascita non è mai coincisa con la modernità del suo pensiero, e una volta di più mi sono trovata ad applicare nei suoi confronti una frase di Jules Renard: "Libero pensatore. Basterebbe dire pensatore".

Ilaria Pocaforza