giovedì 5 aprile 2018

#CritiCOMICS - Piccolo elogio d'un fumetto silenzioso - «Il piccolo vagabondo», di Crystal Kung

Il piccolo vagabondo
di Crystal Kung
traduzione di Elisabetta Bellizio
edizione originale: The little drifter, Dala Publishing company, 2016
Milano, Bao publishing, 2018

pp. 172
€ 18,00 (cartaceo)
 
Crystal Kung è una giovanissima illustratrice originaria di Taiwan. Il piccolo vagabondo è il suo primo libro ed è un delizioso esordio. Questo piccolo gioiello si sfoglia velocemente e le storie raccolte in esso vengono raccontate con una straordinaria delicatezza e si imprimono con dolcezza nel cuore. Il tratto, anch'esso raffinato e morbido, dà al lettore l'impressione di una candida carezza. Prima di soffermarsi sui racconti de Il piccolo vagabondo, però, è utile dare qualche indicazione riguardo all'autrice. La nota biografica in sede finale, ma soprattutto il lungo intervento di Huang Jianhe (caporedattore dell'edizione originale) inserito in chiusura, ci racconta di una giovane e talentuosa illustratrice, classe 1994, nata in Cina e cresciuta a Taipei, che ha fatto del disegno la sua arte. Dopo i corsi di Disegno e tecnica del fumetto, la giovane Kung mostra presto le sue capacità, spiccando presto il volo:
Negli ultimi due mesi avevo diviso i trenta studenti in gruppi, affinché discutendo uscisse fuori un tema comune e creassero un fumetto di otto pagine. Due anni fa, il gruppo di Kung era stato molto bravo: la storia, lo storyboard, le immagini, erano un lavoro maturo. L'unica cosa che mi lasciava perplesso era che, a confronto con la maggior parte degli studenti che disegnava in verticale, il gruppo di Kung disegnava le strisce del fumetto in senso orizzontale. Quando le ho chiesto perché avessero scelto di usare lo stile orizzontale, Kung mi aveva risposto: “Perché, così non va bene?”. (p. 173)
Dai primi studi all'elaborazione di un progetto personale il passo è breve:
Dopo un mese nasce il piccolo vagabondo, il primo capitolo è Tibet, ma non è un fumetto, lei lo definisce un lavoro di animazione. (p. 173)
Effettivamente Il piccolo vagabondo è un fumetto atipico: primo fumetto muto targato Bao publishng, il volume procede per immagini, campi lunghi si alternano a primi piani strettissimi, e non esistono parole all'interno delle storie, le uniche frasi che si leggono sono quelle che aprono i racconti – sei in tutto – che servono a suggerire il taglio narrativo della vicenda che il lettore si accinge a leggere. Un fumetto a cui dedicare una lettura silenziosa, quindi, intimo e profondamente poetico.


Il fil rouge dei racconti è rappresentato da un bambino misterioso – il piccolo vagabondo del titolo – che appare improvvisamente di fronte ai protagonisti delle storie. La sua comparsa segna un punto di svolta all'interno del racconto e l'aiuto che porge ai personaggi si rivela decisivo per la risoluzione della storia. Così, di volta in volta, il piccolo vagabondo regala un ombrello ad un anziano solitario sotto la pioggia per fargli magicamente ritrovare un pezzo di passato, dedica un ritratto – e quindi un'attenzione speciale – ad un'illustratrice newyorkese troppo impegnata a disegnare i volti altrui, e ancora si fa inseguire nella nebbia, piccola lanterna luminosa, da un giovane per condurlo a ciò che stava cercando.
Egli è mutevole, sa farsi pesce e luce, diventa medicamento per la tristezza dei personaggi, chiave per liberare i cittadini della città di Taipei dalle gabbie che impediscono loro di sviluppare dei contatti veri e profondi. Come scrive la stessa Kung nella splendida e poetica prosa che spiega l'origine del libro:
Il piccolo vagabondo è proprio come una stella che indica la strada ai viandanti che si sono persi. A chi si è smarrito dice che ovunque c'è una casa per il vagabondo, e che si può appartenere a qualsiasi luogo. Il piccolo vagabondo ha ceduto la sua mappa a coloro che si sono persi, con una lanterna nella nebbia indica loro la direzione perduta nella memoria; egli guida il viandante a ritrovare se stesso, gli dice come è fatto davvero questo luogo quando piove gli porge un piccolo ombrello, strumento per ritrovare il passato; insegna ai viandanti confusi come trovare il proprio posto in una città sconosciuta. (Crystal Kung, Genesi, p. 172)
Taipei, Shangai, Xinjiang, Xi'an, New York e Tibet, sono questi i luoghi che la Kung ritrae nel libro, tutti posti presenti nella sua biografia e nel suo cuore.
Il piccolo vagabondo non è che la proiezione di me stessa, sempre in viaggio di città in città. […] Io non so da dove vengo né dove vado, e non so neanche dove mi porterà il prossimo passo. Avanti e indietro, di città in città, mi accorgo di non appartenere a nessuna si esse, né al mio luogo natio. Sarò sempre una viaggiatrice in transito, ma fino a quando apparterrò al mio cuore, qualsiasi posto potrà essere casa. (Crystal Kung, Genesi, p. 172)
Le parole appena riportate esprimono appieno la poesia e la semplicità di questo nuovo volume Bao, e i colori tenui e caldi, il tratto delicato e morbido, le figure abbozzate con estrema efficacia e realismo, ne fanno un piccolo gioiello destinato a brillare nel tempo. 
Valentina Zinnà

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