venerdì 13 aprile 2018

#CriticARTe - Delitto/Castigo: la straordinaria rivisitazione di un classico.

Delitto/Castigo
di Sergio Rubini

tratto da Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij

Portare a teatro un'opera del calibro di Delitto e Castigo, scritta da Fëdor Dostoevskij nel lontano 1886 ed ambientata a San Pietroburgo, può apparire come un progetto visionario ed utopistico ai più, ma ciò non ha scoraggiato l'attore e regista Sergio Rubini (Colpo d'occhio, Manuale d'amore 2, Il talento di Mr Ripley) il quale non solo è riuscito a trarne una versione assai convincente, ma ha attribuito maggior forza alla storia grazie alla prova recitativa sua e dell'attore siciliano Luigi Lo Cascio (I cento passi, La meglio gioventù, La bestia nel cuore).

Il racconto è assai noto: in un'afosa estate il giovane studente di giurisprudenza Rodion Romanovič Raskol'nikov uccide l'anziana usuraia che gli affitta una stanza che ha le sembianze di una bara e la sorella di questa, poiché giunta sulla scena del crimine appena commesso.
Durante tutto il corso della narrazione Rodia sarà dapprima preda del desiderio di essere accomunato ai "napoleonici", uomini brillanti e rivoluzionari che vivono una vita improntata al bene collettivo, e per questo si elevano al di là della comune morale, per poi cadere vittima di insopportabili sensi di colpa che lo condurranno stremato all'epilogo.


Sergio Rubini ha spiegato:
Un momento della rappresentazione
Come è la scrittura del romanzo, dove la realtà, attraverso il racconto in terza persona, è continuamente interrotta e aggredita dalla voce pensiero, in prima, del protagonista. Ed è proprio questa natura bitonale di Delitto e Castigo a suggerire la possibilità di portarla in scena attraverso una lettura a due voci.
I due interpreti sono accompagnati dalla presenza di Francesco Bonomo e Francesca Pasquini, ma la maggior parte dei ruoli (dall'usuraia, alla madre di Rodion, fino all'ubriaco che quest'ultimo incontra in una taverna) sono tutti plasmati dalla sapienza recitativa di Sergio Rubini, capace di passare in una frazione di secondo da una voce femminile ad una alterata dall'alcol.

Grazie alla bella ed essenziale scenografia di Gregorio Botta, costituita da abiti ed oggetti sospesi in aria per dare l'idea di presenze spettrali, e al sonoro assai efficace e mirato di G.U.P. Alcaro, lo spettatore percepisce un reading godibilissimo e scorrevole che lo porta ad immergersi completamente nel dramma del protagonista.

Un'altra immagine dello spettacolo
Rubini e Lo Cascio non sono certo una scoperta per il pubblico, ma piuttosto una meravigliosa conferma, due interpreti dalla dizione perfetta che adoperano il corpo, la voce e la gestualità allo scopo di entrare nell'universo di Dostoevskij e di accompagnare anche il pubblico in una San Pietroburgo che pare lontanissima dai nostri giorni.

I temi che affronta l'autore russo sono, però, universali e ci toccano da vicino: il desiderio di elevarsi al di sopra delle ingiustizie, l'amore per la famiglia, il senso di colpa dapprima per non riuscire a ripagare i sacrifici dei propri cari e poi quello per aver compiuto un'azione empia appaiono talmente attuali da far apparire la storia come appena scritta.

La grandezza di Dostoevskij non viene intaccata ma anzi esaltata da questa rivisitazione particolare e bellissima, la grandezza dei drammi umani è restituita appieno da questi favolosi interpreti e dalla loro arte.
Uno spettacolo consigliato a tutti, una storia che appartiene a tutti.

Ilaria Pocaforza

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