martedì 13 dicembre 2011

Mark Twain, Viaggio in paradiso

Viaggio in paradiso del capitano Stormfield
di Mark Twain,
Galaad edizioni, 2010

1^ edizione: 1909

pp. 98
€ 7.00


Ironico libro del famoso autore del novecento in versione tascabile con prefazione del giornalista italiano Michele Serra, questo breve racconto si muove all'interno del mistero più grande della vita di ogni essere umano, cioè della nostra vita oltre la morte.
Con il linguaggio semplice e ironico che caratterizza tutta la produzione letteraria di questo scrittore (considerato un padre della letteratura del novecento americana), parlando dell'aldilà egli rappresenta il nostro immaginario e le speranze legate alla nostra esistenza oltre alla vita terrena. Per esempio, l'incontro con le persone care che la morte ha strappato al nostro affetto in questa nostra vita terrena.
Infatti è tenera ed allo stesso tempo angosciante l'immagine di quel padre ebreo che non riesce ad incontrare la propria figlioletta morta.
Attraverso la descrizione del paradiso che ricorda la galassia, l'autore pur ironizzando sull'immagine che a suo pensare ci propongono alcuni ambienti cattolici dell'aldilà, attraverso un racconto quasi fiabesco ci aiuta a riflettere su molti stereotipi della nostra attuale società. Pertanto risulta ancora attuale, nonostante la distanza di quasi un secolo da quando è stato scritto: un esempio? Quando comunica che invecchiare è sostanzialmente acquisire saggezza e non un declino della propria esistenza.

Il racconto certo diventa a tratti fortemente ironico, sicuramente di facile lettura e presa sul lettore, soprattutto nel finale in cui si parla dell'accoglienza nell'aldilà in paradiso di un uomo ricchissimo la cui elemosina era di una cifra irrisoria come 15 dollari.
La chiusa è anche paradossale, se si tiene conto che nel Vangelo il povero Lazzaro (che viveva delle briciole che scendevano dalla tavola del suo padrone) va in Paradiso, mentre quest'ultimo a causa della sua avarizia si ritrova all'inferno.
Infine, si può leggere l'opera come metafora di un mondo che potrebbe coincidere con quello terrestre, se l'umanità intera coabitasse serenamente, senza divisioni, ruoli, prepotenze. Una bella favola per raccontare come potrebbe essere un mondo migliore. 

Lucia Salvati