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L'adolescenza e come uscirne (quasi) indenni, in "Valanga", di Raphaël Haroche

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Valanga 
di Raphaël Haroche 
Sellerio, febbraio 2026

Traduzione di Giulio Sanseverino 
 
pp.197 
€16 (cartaceo)
€10,99 (ebook)

In basso è tornata la calma, la valanga si è placata e la neve riassestata, compatta come cemento, forse qualcuno è stato travolto, e forse sta cercando di scavare, senza sapere se sta andando verso la luce o se sta sprofondando nell’oscurità. (p. 197) 
Per raccontare Valanga, di Raphaël Haroche, partiamo dalla fine. Queste parole di chiusura riescono a sintetizzare l’anima del romanzo nei suoi due movimenti: la discesa verso il basso, verso la violenza, l’abbrutimento, l’isolamento, e poi la risalita verso la speranza o la salvezza, o anche solo la pace che viene con la crescita – e l’uscita dalla turbolenta adolescenza. 

Questa è proprio il soggetto centrale del romanzo, che vede protagonisti i fratelli Nic e Leonard, rimasti orfani di madre e ospitati, nell’autunno 1989, in un collegio svizzero, in montagna. Leonard, che ha quindici anni, si trova improvvisamente a doversi prendere cura del fratello minore, prodigio del pianoforte, verso il quale dimostra alternativamente un istinto spiccato di protezione, e il desiderio di spingerlo fuori dall’infanzia, di indurirlo: 
“Che ti prende, cos’è che non va?”. “Ho bagnato di nuovo le lenzuola, non capisco che mi succede. Tu ci capisci qualcosa, me lo spieghi cosa mi sta succedendo?”. “Non ti succede niente vecchio mio, però bisogna che inizi a farti le ossa, non puoi stare sempre attaccato alle mie sottane, prima o poi dovrai imparare a cavartela da solo. Devi diventare un vero mensch, come avrebbe voluto mamma, lo capisci che qui siamo in territorio nemico?” (p. 66) 
Il rapporto tra i due fratelli è effettivamente un’oasi di tenerezza in questo romanzo che non risparmia toni cupi e dolorosi, oltre che scene di violenza reale o immaginaria. Quando Nic entra nel mirino dei bulli del collegio, alla sua incredulità di fronte alla mancanza di protezione da parte di Leonard lui oppone un: «“Te l’ho già detto, se fossi intervenuto io ti avrebbero dato addosso per tutto l’anno, nessuno è mai gentile con i deboli”» (p. 147). Quest’educazione alla durezza è il percorso che Leonard segue per superare anche i propri fantasmi: soprattutto il lutto per la madre, e tutte le iniziazioni dell’adolescenza, portate talvolta all’estremo dal contesto del collegio. In particolare, il tema dell’erotismo è onnipresente, quasi ossessivo per Leonard, che vi si avvicina con impeto ma anche grandi ritrosie. 

Sullo sfondo della loro vicenda personale, il mondo sembra star per spezzarsi, e il crollo del Muro di Berlino porta aria di novità ma anche di instabilità. Gli equilibri crollano, e il futuro – collettivo quanto individuale – si delinea confuso all’orizzonte. Così, quando avvistano uno strano oggetto in cielo, che assomiglia a un ufo, Nic commenta, entusiasta: «“Forse c'entra qualcosa con la caduta del Muro, andava verso est! Accendi la radio, così sentiamo se ne parlano”» (p. 161). Mischiare le proprie vite al corso impetuoso della storia è un'altra fantasticheria da bambini cresciuti, o è forse il modo che cerchiamo tutti per sentirci parte di qualcosa di più grande?

Il nostro passaggio preferito del libro? La presenza di una foto di Cartier-Bresson, che il lettore incontra improvvisamente, senza dapprima spiegazione; poi, girando la pagina e continuando a leggere, si scopre che la foto è incastonata nella narrazione, siccome i ragazzi la vedono a una mostra retrospettiva sul fotografo e riconoscono nella donna ritratta la propria madre. 
Dinanzi alla fotografia di nostra madre Nic mi fissa inquieto, come se stesse per accadere qualcosa di inaspettato, come se stessimo per scoprire che tutto ciò in cui credevamo era falso, che mamma continua a esistere da qualche parte attraverso la foto, che quel giorno aveva solo preso una strada diversa, incontrato un amico in quel bar, un totale cambio di programma, un ritardo, e che aveva avuto altri figli, un’altra vita, senza più camion né colpi di frusta. (p. 170) 
Valanga è un libro intenso, deciso nel ritratto di un passaggio tanto delicato della vita e azzeccatissimo nel delineare i rapporti tra i personaggi, e i loro mondi interiori nascosti agli altri. Lo consigliamo a chi cerca una lettura breve che si affronti però con lentezza, per entrare passo a passo in un mondo quasi cinematografico, stregati dalla prosa poetica e affilata di Haroche.

Michela La Grotteria