venerdì 16 settembre 2011

Gli ingredienti di un buon romanzo

Gli ingredienti segreti dell'amore
di Nicolas Barreau
Feltrinelli, 2011

€15
pp. 244

Innamorarsi a Parigi. Niente di più classico, ma se i protagonisti sono un'avvenente chef di un piccolo ristorante e un editor-scrittore in incognito, le prospettive possono cambiare, e gli elementi della trama rimescolarsi in un'insolita e piacevolissima commedia di equivoci e agnizioni, prima prova di Nicolas Barreau con Feltrinelli.
Un capitolo a testa per ogni io-narrante: confessioni, dubbi, reciproci segreti e ostinazioni fanno da sfondo a quest'incontro fortuito. Fortuito come è l'istinto che porta un giorno la cuoca Aurélie, lettrice sporadica e disordinata, a comprare un libro che la avvince eccezionalmente dalla prima pagina, e in cui si rispecchia straordinariamente, fino a scoprire di essere proprio lei la protagonista, con il suo ristorante dal nome evocativo. Il tutto, mentre la sua vita sta subendo una scossa di assestamento notevole. Da qui, il desiderio di scoprire qualche informazione in più sul misterioso e affascinante scrittore Robert Miller. Ma come fare, se Robert Miller fin dai primi capitoli si scopre essere André, editor della grande casa editrice?

Le sempiterne schermaglie amorose - godibilissime - e gli intrighi più insospettabili non sono però l'unico elemento della narrazione. Accanto, si apre spesso una riflessione sulla "metaeditoria", ovvero il protagonista maschile, André, affronta di giorno in giorno i compiti delicatissimi dell'editor, qui svelati con notevole cognizione di causa. Ne emerge un quadro un po' cinico, fatto di equilibri delicatissimi da mantenere a qualunque costo, continui impegni e rischi nello scommettere su questo o quell'autore, scrittori nevrotici da rassicurare e manoscritti che non si leggono nella loro interezza, ma vengono valutati da occhi esperti dopo poche letture, qua e là. Sebbene questo aspetto non sia certamente principale nell'opera, è molto interessante l'operazione di Barreau, di guardare nella vita dell'editor con sguardo lucidissimo, senza cadere in riflessioni sterili, ma scegliendo i dialoghi e i pensieri di André come strada maestra per la metaeditoria.

A questi aspetti si aggiunge il ruolo non irrilevante di alcuni personaggi secondari, vere e proprie macchiette, come l'amica fedelissima di Aurélie, complice nella ricerca folle di Robert Miller, o i cuochi, o ancora l'agente letterario inglese che mantiene il segreto di André.
Leggendo questo romanzo, piacevolissimo e dalla rara scorrevolezza, viene da pensare a un'Amélie Poulain meno stravagante e più simpatica, e immediatamente l'immaginazione del lettore viene a concretarsi in fotogrammi di una commedia che, speriamo, arrivi presto sugli schermi, come preannunciato nel risvolto di copertina.

Gloria M. Ghioni