sabato 24 luglio 2010

Invito alla lettura: L'Innocente di D'Annunzio

L'innocente
di Gabriele D'Annunzio
Mondadori, Milano 2002

a cura di Maria Rosa Giacon

pp. 336
€ 9.50

Prima edizione: Grazini, 1892

Film di Luchino Visconti, 1976
Attori: Laura Antonelli, Giancarlo Giannini, Massimo Girotti


Locandina del film di Visconti
Autobiografia, coscienza letteraria e sapienza narrativa si intrecciano in questo romanzo del vate, scritto nel 1891 e pubblicato nel 1892 dopo varie vicissitudini editoriali. Il tema principale, infatti, pareva troppo scottante per l'editoria italiana, e persino la milanese Treves, che aveva già speso parola con l'autore, si è ritirata a lungo in un ostinato silenzio. E, a tutti gli effetti, la prima comparsa dell'Innocente (dapprima sul 'Corriere di Napoli' tra il 10 dicembre 1891 e l'8 febbraio 1892 e poi in volume, Bideri, Napoli 1892) desta commenti contraddittori e si grida allo scandalo. Non sono infatti i soli contenuti scabrosi a svegliare le coscienze dei benpensanti, ma anche molteplici accuse di plagio ai danni di scrittori europei quali Dostoevskij di Delitto e castigo e Tolstoj della Sonata a Kreutzer, ma anche a Maupassant della Confession. Gli influssi non sono pochi, ma il materiale è sempre ripreso in maniera autonoma, creando un impasto personalissimo come D'Annunzio ha sempre saputo fare. Parte della longevità dell'opera, poi, si deve all'intervento dell'intellettuale francese Georges Hérelle, che s'impegna a tradurre il romanzo col titolo di Intrus e a portarlo nella sua patria. Da questa operazione culturale, L'Innocente esce decisamente ripagato, con una serie di recensioni altamente positive. 

Non resta che chiedersi che cosa, in Italia, non sia stato capito di questo affascinante e diabolico romanzo familiare. Innanzitutto, la marcata vena: infatti, la trama si potrebbe sinteticamente ridurre alla storia di un duplice tradimento di Tullio Hermil, da sempre infedele, e di Giuliana, moglie prima integerrima e poi ceduta all'attrazione per uno scrittore allora in voga. Ma ciò che più deve colpire è l'infanticidio del frutto di quell'amore adulterino, un omicidio compiuto da Tullio con la tacita connivenza della donna, un delitto ancor più efferato perché ne è vittima un 'innocente' (significativa, a tal proposito, la scelta di abbandonare il titolo iniziale Tullio Hermil per spostare l'attenzione sul neonato). 
Fotogrammi dal film di Luchino Visconti (1976)
Magistrale è la capacità di D'Annunzio di tratteggiare i minimi cambiamenti d'animo dei protagonisti, seguendoli anche negli antri più reconditi del conscio e dell'inconscio, dando una struttura ineccepibile alle numerosissime sequenze riflessive. Rispetto al Piacere, sono meno frequenti i preziosismi e gli indugi nelle descrizioni, a vantaggio di una prosa più mossa e agile, ora paratattica, ma sempre in rispetto di quell'armonia  stilistica che ha sempre distinto D'Annunzio. 

Leggere oggi L'Innocente (da cui, ricordo, è stato tratto un brillante film da Visconti negli anni '70) dà il piacere un po' dimenticato dalla letteratura contemporanea di soffermarsi a capire cosa pensano e cosa vivono i personaggi, con una varietà lessicale e una padronanza della narrazione che sveglierebbero anche il lettore più digiuno di Bella Letteratura. 

GMG