venerdì 19 giugno 2015

Un viaggio in cerca di sé e del reale: "Passaggio in Sardegna" di Massimo Onofri

Passaggio in Sardegna
di Massimo Onofri
Giunti, 2015

pp. 276
€ 12.00


Ci sono le stelle scintillanti stanotte, l'aria è limpida e il mare riposa nella sua bonaccia: è quasi sicuro che, domattina, io mi possa svegliare col sole alto e l'odore di salsedine a incalzarmi. Si tratta, in fondo, della felicità, proprio quando non si sa di possederla. L'unica possibile: istantanea e fugace, integralmente biologica. Ecco, Slow Life: non c'è bisogno di null'altro qui a Alghero, soprattutto d'inverno, per provare a riprendersi la vita, qualora, com'è capitato a me, ci si fosse fatti trovare distratti. (p. 88)
 Ci sono luoghi, persone, parole, musiche che scampano alla nostra memoria traditrice, e che, al contrario, il tempo lavora come fa il mare con un vetro grezzo, levigandolo. Il libro di Massimo Onofri è questo: un cristallo che inizia a brillare quando la pagina è colpita dalla curiosità e dal ricordo. 

L'itinerario attraverso la Sardegna di un sardo putativo, vissuto a Viterbo e per anni pendolare per insegnare alla facoltà di Lingue di Sassari, trattiene le luci e le ombre di chi non si limita a sfiorare una nuova terra, ma la attraversa. Questa è l'accezione che preferisco dare al titolo: quando si legge "passaggio", si rischia di pensare a un modesto ruolo di osservatore temporaneo; preferirei "approdo", se il termine non contenesse un'immagine troppo definitiva e ultima per un uomo come Massimo, irrequieto per la sua doppia natura di intellettuale colto e galantuomo stilnovistico (senza ironia), due qualità che creano forse pari tormenti. E dunque, Massimo Onofri attraversa la Sardegna con una curiosità inesausta e fanciulla, si entusiasma per le tradizioni, il buon cibo, i paesaggi e per la straordinarietà dei suoi allievi e amici, che chiama tutti per nome e ferma in brevi ma personalissimi ritratti. Di loro, emergono pregi e difetti, sempre con un gusto per l'aggettivo scovato apposta per ogni singola persona, così ben calzante per chi - come la sottoscritta - ha vissuto tre indimenticabili anni a Sassari e ha conosciuto personalmente le persone di cui parla l'autore. Sono tutti brevi ritratti che fanno sentire amati e capiti, forse anche cullati con un autentico ed estatico rispetto per le unicità.

Chi ha conosciuto Massimo, poi, ritrova nelle pagine alcuni suoi tratti caratteriali, così vividi che pare di sedere al suo stesso tavolo, in una delle piacevolissime serate di chiacchiere letterarie e galanti, tra ironia e buon cibo. Qualche esempio? Anche Passaggio in Sardegna sfugge alle definizioni spicciole: ora pare una guida d'altri tempi, con un gusto soggettivo quasi introvabile oggi per la descrizione letteraria dei paesaggi che fa quasi pensare al Soffici-viaggiatore; ora pare un diario senza date, con note liriche e personali che, un po' capricciosamente, trasformano la Sardegna in una giostra di epifanie. Ma forse la Slow Life di cui si parla più volte è questo: fumare il toscano nella quiete della notte sarda, contare le volute di fumo che si confondono con la notte e lasciarsi confondere proprio da quella stessa notte, dai suoi dettagli, e dalle stelle che appaiono più vivide ad Alghero o a qualche chilometro da San Teodoro. E riflettere, lì, sul proprio ruolo di padre, di uomo, sulla direzione che ha preso la propria vita e sulla letteratura  che ha sempre costellato e accompagnato Onofri, che ricordiamo essere non solo critico letterario tout court, ma "critico della vita".

In questo microcosmo di affetti recenti che si affiancano senza mai scansare i riferimenti di sempre, come la figlia Nicoletta, presente in assenza, e i genitori, il lettore entra nella Sardegna che tanto generosamente Massimo Onofri spalanca alla vista e al sentimento. L'effetto è un viaggio inquieto, frizzante e accurato al tempo stesso, adatto per chi va alla ricerca di quella bellezza estatica che sa incantare e che sfida l'ineffabile.

GMGhioni