mercoledì 4 marzo 2015

Chuck Palahniuk, "Beautiful You"


Beautiful You
di Chuck Palahniuk
Traduzione italiana di Gianni Pannofino
Mondadori, 2015
pp. 246

disponibile anche in formato elettronico




Problema: come parlare di un romanzo dal contenuto sessualmente esplicito (anzi, esplicitissimo) evitando di cadere nello scurrile e/o nel cattivo gusto? Soluzione: non lo so, quindi ci provo lo stesso.

La storia, dunque: Penny Harrigan è un'anonima impiegata presso un importante studio legale di New York. Benché laureata in legge non può esercitare l'avvocatura perché - per due o tre volte, a quanto pare non è proprio un genio - non ha passato il Bar Exam, l'indispensabile esame abilitante previsto dalla normativa statunitense. I compiti di Penny si limitano pertanto a fare caffè e fotocopie e a predisporre sedie e cartelline in occasione delle riunioni di lavoro.
Sarà proprio in occasione di uno di questi meeting che Penny incontrerà Cornelius Linus Maxwell, un uomo bellissimo, ricchissimo, famosissimo, divorziatissimo, praticamente il "buon partito" per antonomasia, da cui sarà inaspettatamente invitata a cena e con cui inizierà una relazione che piano piano si rivelerà diversa da quanto Penny potesse aspettarsi (e anche da quanto ci aspettavamo noi).

Ben presto la "Cenerentola degli sfigati" - questo è il benvenuto che le danno i tabloid al suo ingresso nel mondo del lusso e dei vip - capirà di essere la cavia per il collaudo di una serie di assortitissimi sex toys (non vado nello specifico, tanto sapete tutti benissimo di cosa parlo), poiché l'ineffabile Maxwell sta per lanciare una linea only for ladies chiamata "Beautiful You".
Non che la cosa spiaccia alla nostra Penny, che grazie al suo ruolo può sperimentare momenti di piacere mai neanche immaginati, ma con il passare dei giorni emerge una realtà ben diversa - anche in questo caso - dalle aspettative.
Il lancio della linea di prodotti è un successo senza precedenti, tanto da creare un vero e proprio fenomeno di dipendenza che si rivela una piaga sociale tremenda: famiglie distrutte, mariti e partner abbandonati, l'intero universo femminile annichilito e avviluppato su se stesso, incatenato alle sensazioni estreme fornite dall'uso pressoché ininterrotto dei vari Happy Honey Ball, Champagne Douche ma soprattutto del micidiale Dragonfly.
A questo punto, il compito che Penny assumerà sarà quello di salvare il mondo da questa ordalia, e tutto ciò che accadrà nel prosieguo del romanzo va oltre l'immaginabile.

Il bello dei romanzi di Palahniuk sta proprio in questo: non esistono limiti alla fantasia e alle potenzialità creative e immaginative; tutto è estremo, surreale, sconcertante quanto una scultura iperrealista. Le descrizioni minuziose, quasi da entomologo, sono però avvolte in un'ironia diffusa che rende ancora più godibile il disorientamento e l'incredulità.

Nel caso di Beautiful You, a dire il vero, la capacità creativa di Palahniuk non sempre basta a sorreggere una storia a tratti deboluccia e dall'esito un po' banale. Dal punto di vista dei contenuti, si possono evincere una critica al consumismo esasperato e una metafora dell'annoso problema delle addiction e dell'incapacità di farvi fronte, ma sono aspetti che non vengono approfonditi particolarmente.

Ci sono però momenti di puro genio, come nel caso della donna che scaccia il marito, che la supplica di tornare a casa dai bambini, picchiandolo con un vibratore king size (prodotto n. 6435, Honeymoon Romance Prod). Oggetto inconsueto e notevolmente pericoloso, visto che il nostro Chuck specifica che funziona con sei pile da 1,5 (quelle grandi, per capirci). L'intero romanzo è disseminato di immagini e scene di questo tenore, ed è impossibile non lasciarsi andare a crasse risate durante la lettura; col senno di poi mi rendo conto che avrei potuto evitare di leggerlo sullo stipato regionale Milano-Domodossola, ma tant'è.

Satira sociale, romanzo di formazione (passare dalle fotocopie alla salvezza del mondo necessita di cambiamenti importanti, no?), Beautiful You è tutto questo e forse anche qualcos'altro. Non è fuori luogo trovarvi anche una soffusa vena irridente nei confronti di certa letteratura erotica: alcuni aspetti che richiamano Cinquanta sfumature di grigio (lei timida e goffa, lui summa della high life, l'incontro fortuito e imbarazzante, il superamento dei limiti, la fenomenologia sociale) sono il punto di appoggio per costruire un narrato che tenta di essere ben più consistente e ad ampio respiro. Obiettivo raggiunto solo in parte.
In definitiva, nonostante non sia il pirotecnico Palahniuk di Fight Club o di Choke, opere forse irripetibili, è un libro che vale la pena di leggere proprio per il suo valore paradossale, e anche per ribadire, se mai ve ne fosse bisogno, che nessun limite può essere messo alla creatività e all'inventiva.

Stefano Crivelli

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