martedì 18 novembre 2014

#ScrittorinAscolto - incontro con Wilbur Smith

GMGhioni e Wilbur Smith per l'incontro con i blogger
16 novembre 2014
h. 12.00, Hotel Principe di Savoia (Milano)

Nella suite del bellissimo Principe di Savoia ci aspetta il re dell'avventura, Wilbur Smith, per pochi giorni in Italia in occasione dell'uscita del suo nuovo Il dio del deserto (Longanesi). Ci riceve con un gran sorriso, una stretta di mano cordiale e tanta voglia di raccontarsi, prima dell'incontro pomeridiano con i lettori al Castello Sforzesco. 
L'occasione è doppiamente ghiotta: da un lato, noi blogger abbiamo un'ora per chiedere a uno degli scrittori più amati in Italia tutto ciò che vogliamo; dall'altro, reincontriamo con Wilbur anche uno dei suoi protagonisti preferiti, Taita, al centro del ciclo sull'Egitto (chi, ad esempio, non ha mai letto Il settimo papiro o Il dio del fiume?). Il personaggio, come ci dice subito Wilbur, «in realtà non se n'è mai andato. È rimasto lì finché ho ripreso a contattarlo». D'altra parte, che Taita avesse un ruolo preminente per l'autore, era già chiaro: è l'unico personaggio a parlare in prima persona, e probabilmente continuerà a farlo: «ci aspettano altre storie con Taita», confessa Wilbur Smith con un sorriso. 

Che si tratti di un'anticipazione di un lavoro in corso o di un semplice progetto, non lo sappiamo, ma di certo l'Egitto è di nuovo al centro degli interessi di Wilbur Smith: in parte perché lì sono radicate le sue origini (lo scrittore è nato nell'ex-Rhodesia settentrionale, attuale Zambia); in parte per interesse storico, dal momento che lì tutto ha avuto origine, dalla matematica, alla scienza; dalla medicina alla scrittura con i geroglifici.


Tornando al protagonista Taita, va detto che non è un uomo semplice, né un personaggio facilmente addomesticabile. Eppure è un eroe a suo modo, sa sempre come cavarsela e, come dice Wilbur, «riesce sempre a mandare avanti lo spettacolo, senza far vedere che c'è lui dietro le quinte»: sa manipolare il faraone e le bizzarrie delle principesse senza che nessuno se ne accorga! 

Una componente piuttosto inaspettata di quest'ultimo romanzo è anche il lato tenero di Wilbur Smith. Non resisto e gli chiedo quali sono le componenti ataviche dell'amore, capaci di attraversare i secoli, dagli Egizi a oggi. Wilbur commenta: 
A costo di cadere nel già detto, voglio ripetere che l'amore è la cosa più importante nella vita. Noi stessi siamo prodotto dell'amore dei nostri genitori. Ed è inesplicabile come, nei secoli, non cambi affatto la sensazione bellissima di entrare in una stanza, intercettare uno sguardo che è come dinamite per noi, perché in grado di cambiare la nostra vita. 
Parte della centralità dell'amore è dimostrato anche da capolavori letterari che non smettono di essere attuali: Romeo e Giulietta è il nome che sale subito alle labbra di Smith, insieme alla considerazione che «l'abilità di amare è ciò che ci rende umani».

Impossibile, poi, non fare un cenno alla carriera di scrittore, o meglio, di «creatore di mondi», come si è auto-definito Smith, che ne parla volentieri, con i suoi 37 libri all'attivo e ancora tante, tantissime storie che aspettano di prendere una forma compiuta. Davanti alla domanda su possibili co-authors a cui appoggiarsi, non si sottrae: 
Penso che questo sarà il futuro: ho moltissime storie da raccontare ancora, ma il tempo passa in fretta e devo sbrigarmi. Non mi faccio problemi a dire che un domani mi appoggerò a co-autori, ma per ora ho scritto io ogni parola dei miei libri. 
E lo scrittore ha bene in mente come farà (non pensiate a ghostwriters, anzi!): sarà tutto sorvegliatissimo, avrà bisogno di persone che conoscano alla perfezione i suoi personaggi; quindi racconterà la storia, poi leggerà come i co-autori l'hanno scritta, e giudicherà (dagli esempi che ci ha fatto, Wilbur sa essere molto esigente). Non tutti i personaggi, tra l'altro, potranno essere affidati alle cure di co-autori: Taita, per esempio, è troppo difficile... di carattere!

Se chiediamo di riflettere sulla differenza nello scrivere a 30 e a 80 anni, Wilbur Smith commenta: 
Sono più lento [n.d.r. la moglie dissente!] e ho imparato meglio. Se non si è disposti a continuare a imparare, è tanto inutile fare gli scrittori. Alcune cose però restano sempre uguali, come il piacere nel creare mondi. Adoro la sensazione di combattere per pagine e pagine: sono battaglie che mi avvincono ma si esauriscono sulla carta, senza far male a nessuno!
Nonostante il grandissimo successo e i milioni di copie vendute, Smith non si sente affatto arrivato: anzi, crede che non si smetta mai di perfezionarsi e che la massima realizzazione debba ancora esserci (il suo motto suona più o meno così: Do always the best you can and do better). Questo non significa non essere consci del proprio talento: credere in sé stessi è fondamentale per ogni aspirante scrittore. In più, Wilbur Smith consiglia di leggere moltissimo, anche i libri che sono andati male, per cercare di capire cosa manca, e cosa si potrebbe fare per migliorare sempre. 
Non riuscirei a immaginare di non leggere più! Anzi quando qualcuno mi dice, un po' tronfio, che non legge mai un libro, io sono spiaciuto per lui/lei. L'esercizio dell'immaginazione attraverso le storie (lette o ascoltate) è fondamentale per interrompersi dalla routine del quotidiano e per continuare a sognare!

GMGhioni



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