giovedì 30 ottobre 2014

#ScrittorinAscolto - Il #brunchalbuio in Longanesi con Donato Carrisi

Donato Carrisi con il Direttore editoriale di Longanesi Giuseppe Strazzeri

Domenica al #brunchalbuio in casa editrice Longanesi
26 ottobre 2014

«Questo vi chiedo: leggete Il cacciatore del buio e siate completamente sinceri nel parlarne online.» (Donato Carrisi)

È uscito da un mese il nuovo romanzo di Donato Carrisi, Il cacciatore del buio, e già ne parlano in tanti sul web: nuovi lettori e affezionati alle atmosfere uniche, potremmo dire, dei thriller di Carrisi. Perché uno dei grandi poteri dello scrittore è stato quello di uscire dalla palude del provincialismo italiano, ibridare il genere e sperimentare nuove forme che hanno reso riconoscibile ed "esportabile" Il suggeritore e i libri successivi.


Ma Carrisi non è in casa editrice per parlare del libro nuovo, nonostante la ninna nanna russa inquietantissima del booktrailer che apre l'incontro a suon di brividi. Vuole «essere totalmente sincero, e raccontare cose mai dette prima», come ripercorrere i suoi esordi. Allora i brividi iniziali cambiano, quando scopriamo un autore che si è realizzato partendo dal niente, dalla sua casa di Martina Franca, dove coltivava il sogno di diventare scrittore e intanto assecondava la tradizione familiare dell'avvocatura. D'altra parte, senza internet e senza soldi, anche proporsi agli editori non era semplice, a maggior ragione quando dialoghi come questo erano all'ordine del giorno:

Che lavoro vuoi fare? 
Lo scrittore.
Bello, ok, ma il lavoro vero?
Carrisi ci invita a non dimenticare che la fortuna ha avuto sicuramente una parte nel suo successo: un esempio? I primi rifiuti editoriali sono stati utilissimi, perché gli hanno permesso di scrivere libri migliori, "covare" la matrice del Suggeritore e partire come sceneggiatore. «È importante arrivare a pubblicare la storia giusta al momento giusto», commenta Carrisi, ricordando che questi rifiuti gli hanno evitato pericolosi precedenti. Allo stesso modo, è fondamentale trovare la casa editrice più adatta ai propri romanzi. Carrisi non è un sostenitore del self-publishing, e porta tutta una serie di argomentazioni più che mai valide per evidenziare il ruolo di ogni passo della filiera editoriale: dall'editor al marketing, dall'investimento su di te alla promozione, e infine la disponibilità economica per affrontare ricerche:
Donato Carrisi con Fabrizio Cocco, editor di Longanesi
«Se scrivi un libro come Il tribunale delle anime, hai presente quanti viaggi, ricerche, consulenze devi fare? Non puoi scrivere un romanzo così chiuso nel tuo studio; e senza un editore che creda in te, è impossibile.»
Poi, il racconto del primo stupore davanti al successo del Suggeritore, a partire dalla contesa per i diritti tra varie case editrici, fino alle tante traduzioni all'estero. E il desiderio sempre più spiccato di definirsi "narratore" anziché "scrittore": «in fondo, scrivo le storie che mi piacerebbe leggere», sostiene Carrisi, «e una delle cose che ho scoperto viaggiando per il mondo, è che i miei lettori si assomigliano: si avvicinano e mi raccontano come potrebbero proseguire le mie storie». Lettori fondamentali, per Carrisi, che ci confessa la sua maggiore paura:
«Per me puoi benissimo leggere il mio libro e criticarlo, è legittimo! La cosa peggiore è quando un lettore ti dice che non è riuscito a finire il libro, che non ha neanche avuto la rabbia per finirlo e criticarlo...»
Ma in realtà, diciamocelo, su Il cacciatore del buio stanno arrivando soprattutto complimenti, perché il penitenziere Marcus e la fotografa-investigatrice Sandra hanno regalato un secondo e imperdibile caso, raggelante per molti aspetti, anche se Carrisi ci confessa di aver scritto in una prima stesura scene così crude che poi sono cadute in fase revisoria. E la forza narrativa si mantiene, unita al divertimento per un caso cavilloso, che richiede tutta la capacità affabulatoria del grande narratore. 

Tempo di brunch. E si continua a parlare di thriller...
La chiacchierata al brunch si è poi spostata sulle capacità degli italiani di raccontare storie e promuoversi. La speranza di Carrisi? Che presto nascano e si affermino altri scrittori di thriller con un passo nuovo. D'altra parte, dobbiamo uscire dal luogo comune che all'estero ci snobbino: 
C'è una forza narrativa in questo Paese, e non la vediamo. Il nostro petrolio è questo: l'arte.
Carrisi è uno scrittore che non si lamenta, non si nasconde davanti al perbenismo, ma ha saputo e sa tuttora benissimo rimboccarsi le maniche per la propria passione. E ci ricorda un mantra, che l'incontro ha dimostrato con le tante facce attente e le domande interessate:
Leggere non è una fatica; leggere è divertente. Non lo diciamo mai abbastanza.

GMGhioni

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