giovedì 6 marzo 2014

L'oste dell'ultima ora: la parabola, il miracolo del quotidiano, la semplicità della storia

L'oste dell'ultima ora
di V. M. Manfredi
Winighsbert House, Milano

€ 11


Poco più di venti minuti: questo il tempo necessario per leggere, fra le righe di Valerio Massimo Manfredi,  la rivisitazione attuale di uno degli episodi più affascinanti del Vangelo, il miracolo delle Nozze di Cana, in un’esperienza di vita, in un racconto singolare, capace di emergere, di raccontarsi e di predicare, nel breve lasso di tempo che può condurci da un posto all'altro della città, nei venti minuti che trascorriamo in metro per andare a lavoro, negli istanti che precedono l’ora in cui gli occhi si chiudono e i pensieri ci vagano nella testa, mentre speriamo, confidiamo e preghiamo che tutto quello che ci accade, ci è accaduto o ci accadrà, si risolva per il meglio.

Autore noto al pubblico, di certo più per lo spessore dei suoi romanzi che per l’agilità sintattica e logistica con cui si pone nei confronti del lettore soprattutto in questa occasione, Valerio Massimo Manfredi in L’oste dell’ultima ora, ha voluto dare corpo e anima alla vita di un uomo, un uomo fra tanti, figlio di contadini della Galilea, lontano dal nostro tempo ma non dalle nostre vite perché per sopravvivere è costretto ad inventare ogni giorno…è costretto a re inventarsi ogni giorno.
Mi alzai a sedere. La prima cosa che percepii fu la luce del sole più satura, le nubi gonfie e verticali come pilastri del firmamento orlate d'oro in alto e con il ventre nero. Assumevano forme strane, torcendo i loro corpi smisurati come giganti ribelli sotto i colpi della sferza.
Dopo aver distrutto la barca lasciatagli dal padre e aver tentato invano la strada del carpentiere e del taglialegna, il protagonista del racconto raggiunge la Samaria e inizia a prestare il suo lavoro in cambio di vitto, alloggio e un po’ di denaro, ad un anziano contadino. Dopo mesi e anni di collaborazione, l’uomo decide di prendere la sua strada e dare avvio alla sua esperienza di “imprenditore” e apre una piccola attività di rivendita di vino, che gli permette, tra le altre cose, anche di rimanere in contatto con Elelazar, suo primo datore di lavoro e suo socio.

Nel corso del banchetto organizzato per le nozze della figlia di un suo ricco cliente, il protagonista del racconto di Manfredi, si trova a ripercorre le vie del Vangelo e a lasciarsi trasportare dal Signore, nel curioso tragitto che condurrà l’uomo alla Fede.

L’assurdo e l’incompleto, lo stupore e l’istinto, la paura e, al tempo stesso, la forza di credere nei miracoli del quotidiano, la capacità di vederli e sentirli anche nei piccoli gesti, si ripercorrono fra le pagine di un libro che non ingombra spazio, non “ruba” tempo alle nostre vite ma, come spesso accade con le storie di Manfredi, invade i nostri pensieri di insegnamenti, riflessioni e percezioni che sembrano sussurrarci il bene celato dentro il cuore dell’uomo.

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