mercoledì 13 novembre 2013

#SpecialeCAMUS - Lo straniero



Lo straniero
di Albert Camus
Ed. Bompiani, 2012
Prima Edizione, 1942
pp. 176
cartaceo € 8,90

Lo straniero, pubblicato da Albert Camus nel 1942 per l’editore Gallimard, è uno di quei libri che, complice una scrittura sintetica nelle parole ma corposa nelle immagini, si legge e si rilegge volentieri, nel giro di due ore, nel corso delle quali a prendere il sopravvento non sono i fatti narrati dal protagonista ma il modo in cui ad essi il protagonista decide di reagire.
La non azione diventa, nel libro, espressione del concetto di assurdo che Camus all'epoca delineava e che troverà la sua teorizzazione ne Il Mito di Sisifo (qui la recensione).
Nella prima parte del libro il protagonista, Meursault, ci racconta la sua vita, le sue origini francesi, il suo lavoro e la sua quotidianità ad Algeri senza una reale volontà di trasporto. In modo asettico e quasi con tono giornalistico, tutto ha una linearità che sta al lettore decidere e percepire come consequenziale, logica...Oppure no. E così, la “cronaca” di un decesso, quello della madre del protagonista, diventa occasione di scoperta di un animo e un carattere aridi, freddi e silenziosi.
Mersault preferisce un caffè e una sigaretta alle lacrime; Mersault preferisce, nei giorni immediatamente successivi al funerale, la mera attrazione fisica nei confronti di Maria e non l’amore che quella donna,  in modo diametralmente opposto a lui, manifesta senza timore e senza remore. Mersault vive sereno l’assurdità sterile di quella relazione consapevole del fatto che non andrà mai dove Maria vorrebbe che andasse.E allora, viene da domandarsi: qui è il godimento dell’atto sessuale fine a se stesso che domina il protagonista e che altro non fa che aggiungere "carne al fuoco" dell’insensibilità, oppure a farla da padrone è la volontà di trasmettere all'esterno la logica, trascendentale ai sentimenti che di fatto, pervade l’essere umano senza che lui stesso se ne renda conto, e ne veicola anche e soprattutto  le scelte più irragionevoli?
Asettico e sfiduciato nei confronti dell’uomo, Mersault risponde a tutto questo cercando la sensibilità che gli manca nell'unico posto in cui è sicuro di poterla trovare: fuori dalla finestra, verso il mondo esterno. La natura come espressione animalesca e sincera di quanto cruda, e al contempo florida, possa essere l’esistenza umana, è vera protagonista del libro.
Nella seconda parte i toni si fanno contemporaneamente più chiari e sempre meno sintomatici di quella che comunemente definiremmo un’esperienza di vita.
A seguito di una serie di circostanze più o meno favorevoli, involontarie e legate alla casualità che domina la vita dell’uomo, Meursault si ritroverà a commettere un omicidio nei confronti di un arabo sparando una prima volta per ucciderlo e altre successive tre volte,per colpire un corpo inerme e incapace oramai di difendersi. Proprietario dell’arma era il suo amico Raymond Synthès, approfittatore nei confronti del sesso femminile e colpevole di aver picchiato la sorella dell’arabo, il quale, pertanto,nei suoi confronti nutriva un plausibile desiderio di vendetta.
Una vicenda trasversale che attraversa la passeggiata estiva dei due amanti e degli “amici” come una voragine, come un fulmine a ciel sereno, simbolo della drammaticità ineluttabile, incontrollabile e bruscamente violenta con cui la vita ci colpisce. Indeterminata e assurda, l’azione dell’uomo Mersault non è altro che sintesi di tutto questo. La volontà di narrare l’inarrestabile ticchettio dell’orologio, il trascorrere del tempo dell’uomo sulla terra, il suo inconsapevole silenzioso e stretto contatto con una natura incontaminata e osservatrice di tutte le sue azioni, il bisogno di respirarla e di guadarne i frutti e le meraviglie nonostante tutto.
Assolvere indifferente, estraneo, al proprio destino, giusto o sbagliato che sia, in assenza di rimorso e di colpevolezza;  l’assordante rumore del suo passivo e la contraltare azione, “razionale” e “buona”, di chi opera a servizio della giustizia.
Mersault non trova scusa, non ne cerca. Non trova Dio, non lo cerca. Non vede e non crede in alcuna dimensione di speranza o fede che possa salvarlo. Ascolta solo ciò che la natura, madre della terra, gli suggerisce di ascoltare, vedere e respirare, per cogliere, anche fra le mura di un carcere, la profonda importanza  e "il rispetto incondizionato della vita in quanto ricerca della sola felicità possibile: la felicità naturale." (N. Chiaromonte, in: S. Perrella, Mersault felice, nota a chiusura del libro, p, 168).



0 commenti: