domenica 9 giugno 2013

#Anteprime13: la gran fatica di scrivere

Anche quest'anno, nella splendida cornice di Pietrasanta, i lettori hanno l'occasione di incontrare scrittori amati o conoscere nuove firme che potranno cambiare la loro stessa idea di lettura. È il festival toscano di Anteprime, un appuntamento immancabile per vedere da vicino, stringere la mano e avere un autografo, ma anche per scoprire cosa lo scrittore ha appena pubblicato o, ancora più curioso, cosa sta scrivendo. Dunque, la formula è vincente: oltre a solleticare i palati dei lettori forti , sicuramente avvicina ai libri tanti toscani che passeggiano per le vie di Pietrasanta e si accostano per curiosità a un libro presentato così bene. Sì, ammettiamolo: per quanto cerchiamo di scindere l'autore dal testo, il carisma con cui si presenta un libro nuovo conta tantissimo e può fare la differenza quando si entra in una libreria.

In attesa delle cronache che sistemerò e scriverò nei prossimi giorni, devo dire che un tema sta serpeggiando tra i vari incontri: la fatica di scrivere. Ovvio? No, direi, perché ancora nei tanti pregiudizi passa che il "lavoro di scrivere" va ancora giustificato, quasi scusandosi per saper fare quello. E anche la fierezza va sempre contenuta, o si passa per vanitosi. Ma quella soddisfazione di rileggersi e sentirsi ebbri delle proprie parole? La vogliamo scordare? E la frustrazione di cui parlava Ammaniti ieri, per avere tanto da comunicare e non trovare le parole? 

Scrivere è un lavoro solitario, ha rimarcato Dan Brown, all'apertura di Anteprime: splendido, da un lato, perché dà la grande libertà di gestire il proprio tempo e di scrollarsi dalla mente, almeno durante la scrittura, le preoccupazioni quotidiane. Dall'altro lato, però, hai la grande responsabilità di trasferire la creatività in parole... Anche per questo un autore come Francesco Piccolo fatica a parlare del proprio libro mentre lo scrive; chiosando Ammaniti, "raccontare il proprio libro mentre lo si scrive è come parlare di fare l'amore mentre lo stai facendo".


 Dunque, si rischia un cortocircuito, e in questo Anteprime è una sfida che ogni autore accetta col sorriso ma anche con un po' di preoccupazione: e se svelare le trame in corso togliesse la magia della "scrittura segreta"? 

Perissinotto ieri ha svelato che il prossimo romanzo sarà a Shanghai e il personaggio riaffigge giornalmente l'immagine della figlia morta... E anche i Wu Ming hanno parlato di quel libro sulla Rivoluzione Francese che da qualche anno li tiene a far ricerche. E Vittorino Andreoli ha suggerito, dopo qualche spoiler sul libro in uscita, di leggere le altre 500 pagine per saperne di più... 

Insomma, scrivere è una fatica e anche Anteprime aiuta a scoprirlo. In attesa dell'ultima serata, vi lasciamo con una domanda. Quali sono, secondo voi, le maggiori fatiche della scrittura? 

(seguiteci in live tweet sull'account @cletteraria) 
Gloria M. Ghioni 


1 commenti:

Francesca Diano

Le maggiori fatiche? Prima di tutto vivere. Consapevolmente intendo, perché è da quello che nasce la scrittura. Poi il lungo lavoro di decantazione che ti avviene dentro di esperienze, idee, sensazioni. Poi il trovare "quelle" parole, "quella" struttura e "quel" senso che ciò che vuoi dire esige. La concentrazione faticosissima per afferrare l'esatto senso e suono di quel che vuoi dire, che è lì, tutto presente dentro, ma ancora non in una forma ordinata. E' la forma che deve essere trovata. E poi, almeno per me, la revisione e ancora revisione e ancora revisione fino allo sfinimento con vigorosi tagli, parche aggiunte, possibili varianti e modifiche, finché sai che meglio di così non ti riesce di dirlo, eppure sai che si può dire meglio. E magari quel meglio lo trovi lasciando decantare. Sì, è faticoso, perché esige ogni risorsa che hai. Ma se da un lato ti svuota, dall'altro ti colma. E, parte della fatica, o meglio della difficoltà di scrivere, è la consapevolezza che avresti voluto fare meglio e che per la prossima volta avrai imparato ancora qualcosa.