giovedì 22 novembre 2012

Il corpo: umano?

Il corpo umano
di Paolo Giordano
Mondadori, 2012

e-book 9,90 €
cartaceo 19,00 €

pp. 309

Torna Giordano, e torna con un romanzo che farà parlare ancora di più e più strati di lettori rispetto al tanto discusso (in bene e in male) La solitudine dei numeri primi. Protagonisti, qui, i soldati italiani in Afghanistan, un contingente come tanti altri, in una missione che sembra a lungo l'ennesima Fortezza Bastiani. 
Nel campo i soldati portano tutti i loro problemi della quotidianità italiana: una madre iperprotettiva e castrante, rapporti intermittenti con la propria amata ma non del tutto compresa sorella, un fidanzamento tutto platonico con un nickname, una gravidanza inaspettata con una compagna quasi occasionale, il proprio essere donna in un esercito di soli uomini, la verginità a vent'anni,... Ogni soldato, di ogni grado, parte dall'Italia con un bagaglio di esperienze che non cercano risoluzione ma almeno tregua nel caos del deserto e della minaccia:
Ciò che Alessandro Egitto sa fare meglio è tenersi in disparte.
Esistono persone portate per l'azione, per comportarsi da protagonisti - lui è solo uno spettatore, prudente e scrupoloso: un eterno secondogenito.
Da parte dell'autore né pregiudizi né moralismi nel trattare una realtà delicata come la guerra: i soldati sono corpi, e sono umani; da qui il titolo emblematico, che sembra rimandare a questa doppia realtà. "Non date per scontato il corpo umano", questo suggerisce ogni giorno la realtà bellica: il materialismo più spinto della morte, come disgregazione cruda e impietosa, rischia di ottenebrare il valore dell'umanità:
Concentrati!, si dice René. Uno dei suoi uomini è rimasto da solo nella tende. Compie uno sforzo per eliminare dalla mente il volto pallido e sudato di Torsu, il suono della sua voce e il ricordo dell'ultima ferrata insieme, quando hanno avvicinato un cervo, loro due soli. Spersonalizzare ogni uomo, ogni amico, è questo il trucco, cancellarne i connotati e il timbro della voce, perfino l'odore, finché non sei in grado di trattarlo come una semplice unità.
Davanti al pericolo, l'uomo può manifestarsi grande o piccolo al tempo stesso, come ci ha insegnato la storia e ha testimoniato tanta letteratura sulle guerre mondiali (Alvaro di Vent'anni, ad esempio, o i Vociani che hanno lasciato pagine di incantata missione e solidarietà civile, ma anche la poesia conosciutissima dell'Allegria ungarettiana,...). E Giordano ha certamente introiettato la lezione della tradizione: il soldato è un uomo, coi suoi vizi e le debolezze, il bisogno di ragazzate e di riso per allontanare l'anatema della morte, come l'urgenza di sfogare l'istinto sessuale o di inventarsi, più poeticamente, donne che lo attendano al ritorno. 

Tutto è un aggrapparsi alla vita, fino al dramma che si fa attendere poco, e che a metà libro squassa la pace tesa dell'inizio. Non c'è da temere che il lettore ipersensibile si sconforti, perché probabilmente ha già chiuso il libro quando, nella prima parte, si incappa in pratiche igieniche di poco conto, si descrivono minutamente dissenterie furibonde e oscenità varie, realisticamente dettagliate. Ma il lettore vero (e si scusi questa idiosincrasia verso l'ipersensibilità) non tarderà a capire che la forza del messaggio di Giordano sta nella presa diretta dell'Afghanistan, senza sconti o edulcorazioni di comodo. E, lo si dica, i passaggi non sono duri solo per il tema macabro e la violenza sottesa, ma per il trasporto che il lettore sente ormai per i personaggi. Giordano riesce a realizzare il difficile compito di far sentire il lettore un compagno d'armi: pensieri e gesti calibrati in giusta misura per non cadere nel romanzo psicologico né cronachistico. Uno stile tagliente, che non lavora tanto sulla sintassi quanto sulla verosimiglianza dei discorsi diretti e sulla giusta alternanza di descrizione entro la narrazione stessa (con un taglio, si dica, più americano che italiano).
Il risultato è un libro di valore, che dovrebbero leggere tutti, dai proclamati pacifisti ai sostenitori dell'interventismo. Non perché si faccia morale, ma perché dei contingenti Giordano racconta la vita e allena a non pensare per sterili compartimenti ideologici.

Gloria M. Ghioni


0 commenti: