martedì 28 agosto 2012

CriticARTe: Piene di grazia. I volti della donna nell'arte





Piene di grazia. I volti della donna nell'arte

di Vittorio sgarbi
Bompiani, 2011
pp.308
Euro 20,00


Un viaggio attraverso l’arte a partire dai maestri del Duecento e Trecento fino alle correnti contemporanee, un itinerario alla scoperta di autentici capolavori, ma soprattutto la ricerca della donna, soggetto senza tempo prediletto dagli artisti.
È questo ciò che si propone Vittorio Sgarbi in Piene di grazie. I volti della donna nell’arte, un testo che coniuga l’ampia competenza del critico e un assetto ben strutturato in capitoli coinvolgenti e appassionanti. Questo rende la lettura agile e non troppo nozionistica anche attraverso i numerosi apparati fotografici che fanno di quest’opera un piccolo tesoro da conservare.

Artemisia Gentileschi, Cleopatra
Piene di grazia si presenta suddiviso in tre parti riflettendo il tentativo di Sgarbi di voler rappresentare la figura femminile in un campionario il più vasto possibile in termini di tempi e contenuti. La prima sezione, “Il cielo incontra la terra”, riconduce la donna alla dimensione sacra, punto di partenza di ogni cosa, figura di madre e della Madre, simbolo di una sensualità che tende sempre a un messaggio più alto. Qui si incontrano volti di donne dei grandi maestri come Cimabue, Masaccio, Raffaello, Parmigianino, Leonardo fino, più o meno, all’epoca rinascimentale.

“La terra misura di ogni cosa” inscena la svolta della donna che si sgancia dalle alte sfere per misurarsi, appunto, con un contesto più realistico, ma non per questo meno evocativo diventando ora fonte di infinita ispirazione. Allora ecco che le donne di si tingono di colori vivi e carnali nelle tele i Tiziano oppure sono rese con spiazzante autenticità come la Cleopatra di Artemisia Gentileschi, eccessivamente fisica e sgraziata. Le donne rappresentate vengono dal popolo, sono quelle di Murillo o di Giacomo Ceruti

Balthus, La camera turca
Infine, in “Senza cielo”, Sgarbi dà voce ai cambiamenti vissuti dalla civiltà di inizio Novecento che hanno agito anche sull’arte e sulla raffigurazione femminile. La scoperta dell’inconscio e la perdita di unità dell’io hanno portato a distorsione e perversione sia nei contenuti che nella forma. Un esempio interessante è Balthus che raffigura bambine sotto forma di donne alludendo a una certa ambiguità in fatto di morale. La moglie giapponese Tsetsuko rimarrà nei suoi dipinti la dodicenne che conobbe anni prima.

Piero della Francesca, La Madonna del parto
Quello che affascina di Piene di Grazia non è solo la tanta bellezza e potenza delle opere proposte, ma il modo in cui Sgarbi, personaggio sempre molto discusso, le interpreta. Emerge, in qualche modo, la volontà di raccontare delle storie attraverso un leggero respiro narrativo. Il lettore non rimane indifferente di fronte alla triste vicenda della Madonna del parto di Piero della Francesca; questo meraviglioso affresco, infatti, è stato “strappato” dalla chiesetta di campagna in cui si trovava per essere messo dapprima in una cappella funebre e poi in sedi diverse allo scopo di conservarlo meglio. Sgarbi immagina un Piero della Francesca sconsolato nel vedere la sua opera, una dolcissima Madonna incinta alla quale tante donne si rivolgevano, allontanata dal luogo semplice, la campagna, per cui era stata concepita e mortificata in un posto tetro per poi finire dietro una vetro in qualche museo.

Vittore Carpaccio, Il sogno di Sant'Orsola
Bellissimo ed suggestivo è il capitolo in cui si descrive Il sogno di Sant’Orsola del Carpaccio. Sgarbi si figura lo spettatore spiare il sonno di Orsola addormentata nella sua camera e dinanzi a lei l’angelo ad annunciare l’imminente martirio. E poi ci si immagina che forse Orsola, al risveglio, avvertirà qualcosa, una presenza, qualche piuma lasciata dall’angelo e l’angoscia del presentimento l’assale.

L’unica nota negativa del testo? Forse in linea con la sua personalità prorompente, Sgarbi in alcuni punti abbandona completamente il filo conduttore del capitolo e qualche volto femminile finisce per perdersi…

Martina Pagano

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