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«Molti cercano la verità, ma pochi la riconoscono quando la trovano»: "La rete a maglie strette", il nuovo giallo di Håkan Nesser

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La rete a maglie strette
di Håkan Nesser
Guanda, 2026

Traduzione di Carmen Giorgetti Cima

pp. 320
€ 20,00 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

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Quando si cita Håkan Nesser, si parla di uno scrittore ormai entrato nell'Olimpo dei giallisti scandinavi, con all'attivo moltissimi titoli, divisi in diversi gruppi a seconda del protagonista. Quello appena uscito per Guanda, La rete a maglie strette, si propone come l'ultimo della serie con Gunnar Barbarotti ed Eva Backman.

Tutto ha inizio quando, a metà degli anno Novanta, un uomo chiamato Harry Krona si costituisce alla polizia dichiarando di aver appena ucciso sua moglie, Marlene Horwath. Peccato però che, quando la polizia si reca a casa del reo confesso, non trovi né il cadavere né alcun segno che lasci presumere una qualche colluttazione. Nasce così un'indagine che tuttavia non porterà da nessuna parte, tra ricerche infruttuose e il sospettato che si chiude in un mutismo ostinato. 

Dopo tanti anni, siamo ormai nel 2025, l'ormai ex Commissario Asunander, ospite di una casa di riposo sull'isola di Gotland, continua a ripensare a quel caso irrisolto, a quel cosiddetto cold case, che non lo lascia tranquillo. Ed è per questo che richiama a sé il Commissario Gunnar Barbarotti ed Eva Backman, ormai prossimi alla pensione, per chiedergli di ritirare fuori della vecchia questione e di provare a far luce una volta per tutte. Dov'è finita davvero Marlene Horwath? E perché non la sua storia pare intrecciarsi con quella della sua famiglia e quella di Krona? Chi nasconde un mistero inesprimibile?

Il buon ispettore (oggi commissario) in pratica non aveva avuto niente a che fare con il caso Marlene, ma io l'avevo acciuffato comunque non appena se n'era presentata l'occasione. Nonostante le sue stramberie (o proprio grazie ad esse), probabilmente era il miglior investigatore con cui avevo avuto a che fare durante gli anni trascorsi dal lato oscuro della società. Si lambiccava sempre il cervello, per esempio, e non smetteva mai di cercare quella cosa che oggettivamente esiste realmente e si chiama realtà. Anche se di sicuro molte volte avrebbe voluto evitarlo. Ma di tutte le qualità che contribuiscono a definire un bravo poliziotto dell'anticrimine, è forse la più importante. Non arrendersi. Allo stesso tempo è un'attitudine tipica di tutti i testardi, per cui è importante tracciare una linea retta. Molti cercano la verità, ma pochi la riconoscono quando la trovano. (p. 72)

È l'inizio di un viaggio lunghissimo, tra il passato e il presente, che affonda le sue radici in una promessa che due ragazzi si scambiarono nel 1960 in un campo assolato della campagna svedese, e che si lega ad altre più oscure vicende della Seconda guerra mondiale.

L'abilità di Nesser, dopo ventuno romanzi polizieschi, è davvero lampante poiché riesce a condurre il lettore tra i diversi piani temporali (ben tre), senza mai perderlo di vista e riuscendo a fornire tutte le informazioni. Queste ultime non vengono solo inanellate una dopo l'altra, ma centellinate sapientemente, costruendo un affresco di raffinato buon gusto. Nello stesso modo vengono gestiti anche i riassunti delle indagini, forniti quando la trama si fa più intricata.

Quindi, La rete a maglie strette è un ottimo giallo, capace di accompagnarvi lungo le trame di una vicenda intricata ma decisamente appassionante.

Valentina Zinnà