Una casa da svuotare
di Veronica Galli
Mondadori, giugno 2026
pp. 180
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,90 (ebook)
Ci sono luoghi che conservano la nostra essenza anche quando ce ne andiamo. Ma quando torniamo, rientriamo in quel personaggio, riacquistiamo quelle caratteristiche che spesso sono una prigione. A volte, però, tornare serve proprio a chiudere cerchi, a spezzare confini che ci vanno stretti.
È quello che succede a Bianca quando torna da Roma «nello stretto lembo di terra tra le Apuane e il mare che i suoi genitori chiamavano casa da ormai quarant'anni» (p. 12), perché sua sorella maggiore Lucrezia, quella che nella famiglia è sempre sembrata la più solida, dalla vita apparentemente ordinata, con un marito e dei figli, è scomparsa.
In verità, Lucrezia se n'è andata volontariamente: "Non mi cercare" ha lasciato scritto a Paolo, il marito, con il quale gestisce una libreria nella città dov'è cresciuta e che non ha mai lasciato. Il suo allontanamento è un colpo di testa o nasconde qualcosa di più grave?
Mentre tutta la famiglia si interroga su cosa può aver portato una donna dalla condotta «solitamente ineccepibile» a compiere un gesto simile sarà la stessa Bianca a ricevere una telefonata dalla sorella.
È lei che Lucrezia vuole incontrare, soltanto lei.
Quando le due sorelle si incontrano, forse proprio perché entrambe si trovano in un momento di rottura, riescono finalmente a guardarsi senza più il filtro dei ruoli che hanno avuto per tutta la vita. Dopo anni di incomprensioni e di lontananza, si scoprono meno diverse di quanto avessero creduto, mentre entrambe hanno dato per scontata la felicità dell'altra.
Bianca avrebbe voluto chiederle di tacere, perché già sapeva. Non avrebbe saputo dire perché, ma già immaginava cosa stesse per confessarle sua sorella. (p. 43)
Ognuna vede nell'altra qualcosa di sé: le paure, gli errori, le scelte che non hanno dato la felicità sperata. E così si apre tra loro uno spazio nuovo, nel quale potersi mettere in discussione senza giudicarsi.
Le loro vite, apparentemente così diverse, finiscono per assomigliarsi proprio nel momento in cui entrambe capiscono di essere rimaste dentro relazioni e situazioni che, per molto tempo, avevano considerato giuste.
Anche Bianca infatti ha bisogno di confessare a Lucrezia ciò che sta vivendo con Valerio e che non è riuscita a condividere con nessuno: le ferite di una relazione dalla quale sta cercando di uscire e che ancora fatica a lasciarsi alle spalle.
E allora devono entrambe fare qualcosa di difficile: uscire da quei ruoli, allontanarsi da ciò che pensavano dovesse essere la loro vita e riconoscere che una scelta che sembrava giusta un tempo può smettere di esserlo.
Bianca torna per cercare Lucrezia, ma finisce inevitabilmente per ritrovare anche sé stessa. Tornare a casa significa infatti riassumere quel ruolo di figlia e di sorella dal quale, vivendo a Roma, aveva preso le distanze. Nata inaspettatamente dieci anni dopo la sorella, anche adesso Bianca ha il timore di essere arrivata troppo tardi, «quando nessuno la stava aspettando» (p. 43), in una famiglia nella quale si è sempre sentita ai margini.
Così, la scomparsa di Lucrezia diventa l'occasione per affrontare non soltanto il mistero presente, ma anche tutto ciò che Bianca ha lasciato irrisolto alle proprie spalle: crescere, del resto, non significa cancellare ciò che si è stati, ma imparare a guardare i propri familiari da una posizione diversa, riconoscendone finalmente anche le fragilità.
Classe 1991, Veronica Galli è una story editor, produttrice creativa e sceneggiatrice attiva a Roma. Il suo nome è legato a sceneggiature di grandi successi televisivi e cinematografici come Love Me, Love Me: Cuori Magnetici (2026), Tutta colpa di Freud (2021) e Che Dio ci aiuti (2011).
Per il suo esordio letterario, proprio come Bianca, anche Veronica Galli "torna" a casa, scegliendo di ambientare la storia a Sarzana, la città in cui è cresciuta.
Al centro della narrazione ci sono le donne, ma soprattutto i diversi ruoli che la società e la famiglia chiedono loro di ricoprire. Figlie, sorelle, mogli, madri: identità che possono diventare così familiari da sembrare naturali, fino a quando qualcosa non si rompe, costringendo a domandarsi se si sia davvero ciò che si è scelto di essere o solo ciò che, negli anni, si è imparato a diventare.
Figura di rilievo in questo senso è Velia, la madre: una donna che sembra avere il compito di tenere insieme la famiglia, le figlie, la quotidianità e che davanti alla fuga di Lucrezia cerca di mantenere quella solidità che tutti si aspettano da lei.
Ma anche Velia ha una sua storia, pensieri e fragilità che gli altri non possono conoscere fino in fondo.
Gli ulteriori indiscussi protagonisti di questo romanzo sono i luoghi: non fanno semplicemente da sfondo alla storia, ma sembrano custodire una parte dei personaggi. Ci sono posti nei quali siamo stati felici, altri nei quali abbiamo sofferto, altri ancora che abbiamo lasciato convinti di non averne più bisogno e che invece, quando vi facciamo ritorno, ci restituiscono una parte di noi.
Il mare, in questo senso, è una presenza particolarmente significativa: apparentemente calmo, ma capace di custodire quella stessa inquietudine che accompagna i personaggi della storia, alla ricerca di un equilibrio che sembra sfuggire.
Il fatto che fosse andata a rifugiarsi tanto vicino all'acqua la preoccupava. C'è sempre un seme di inquietudine quando si va a cercare il mare. (p. 36)
La scrittura di Veronica Galli accompagna questi passaggi con grande semplicità. È uno stile pulito e attento che, attraverso la terza persona con focalizzazione interna su Bianca, non ha bisogno di forzare le emozioni: le lascia emergere spontaneamente dai dialoghi, dai ricordi e dai rapporti.
Il titolo del romanzo diventa allora particolarmente significativo: Una casa da svuotare non è soltanto una casa piena di oggetti che devono essere sistemati e portati via, ma diventa allegoria della propria vita, quando arriva il momento di capire cosa deve restare e cosa invece possiamo finalmente lasciare andare.
Non è facile liberarsi da quello che siamo stati. Ancora meno lo è quando quel modo di essere ci è stato cucito addosso dalla famiglia, dalle relazioni, dalle aspettative degli altri.
Ma a volte bisogna tornare proprio lì, nel luogo che ci ha dato una forma, per capire che quella forma non ci contiene più.
Elisa Pardi

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