Nessuno è per sempre
di Jane
Harper
Bompiani,
luglio 2026
Traduzione di Tommaso Varvello
pp. 384
€ 20 (cartaceo)
€9,99
(ebook)
Non ha valore. Ro ripeté quelle parole nella mente, soppesandole. Non ha valore. La loro casa, ogni centimetro pieno di ricordi, dal portico soleggiato al braciere in giardino, dalle camere da letto dei bambini al piccolo orto per le verdure defunto all’angolo del salotto dove montavano sempre l’albero di Natale. Non ha valore. Una volta ne aveva avuto, e ormai non ne aveva più. (p. 88)
Rowena
ha vissuto a Carralon Ridge, un paese non molto distante da Sydney, per tanti
anni. Non è nata lì ma lì ha incontrato l’amore della sua vita, Griff; e lì
sono nati i suoi figli, Sam e Della. Ha considerato per anni Carralon Ridge
casa sua, il luogo in cui invecchiare insieme alle persone amate. Questo almeno
finché, durante il compleanno di ventun anni di Sam, quest’ultimo scompare senza
lasciare traccia. Per cinque anni Rowena cerca il figlio, e per cinque anni,
nel giorno del compleanno, organizza una commemorazione in suo onore. Ogni
volta che torna trova il paese cambiato: la grande miniera Lentzer sta acquistando
tutte le proprietà per espandere la propria zona d’influenza e ciò che oggi resta
di Carralon Ridge sono un manipolo di case polverose e tantissimi edifici
abbandonati.
Sebbene Nessuno
è per sempre si presenti come un giallo con al centro la
ricerca di Sam da parte di una madre e di un padre che mai si sono arresi all’idea
di una fuga o di una scomparsa misteriosa, buona parte del romanzo si concentra piuttosto sul rapporto con la comunità. Rowena non è originaria di Carralon Ridge ma
tutti gli altri personaggi sì: loro sono ancorati anima e corpo a un posto che
vedono cambiare controvoglia, perché il progresso non si ferma, così come non si ferma l’espansione
della miniera, incarnazione di una logica economica che finisce per divorare il
territorio. Il titolo in inglese, Last One Out, ossia “l’ultimo ad
andarsene”, è altamente indicativo del tono e del tema del romanzo. A un certo
punto l’autrice, tramite le parole della protagonista, sembra porre la domanda
proprio al lettore: chi sarà l’ultimo ad abbandonare la città? Quali saranno le
emozioni e le sensazioni dell’ultima persona che lascerà un posto vuoto, ormai
diventato estraneo?
Il romanzo
si prende il proprio tempo: una volta introdotta, con un breve flashback
iniziale, la scena che precede la scomparsa di Sam, e subito dopo il ritorno di Rowena a
Carralon Ridge per la commemorazione, fino ai due
terzi del romanzo accade poco o nulla perché quasi tutte le pagine sono
dedicate alla presentazione dei vari personaggi ma soprattutto alla memoria,
alla nostalgia, al calore dei ricordi. Carralon Ridge è un posto caro ai
personaggi ma in qualche modo sembra caro anche all’autrice, che spesso ricorre a flashback legati soprattutto alla sua protagonista – al giorno in cui ha
incontrato Griff, ai compleanni dei figli, ai ricordi legati al bar o alla casa
di qualcuno – e sembra mettere un po’ da parte l’aspetto investigativo della
vicenda. D’altronde non è sbagliato: la scomparsa di Sam è parte del passato,
le indagini si sono arenate, e tutto ciò che resta è il cordoglio. Quando poi l’indagine
prende l’avvio – in maniera quasi accidentale, con il ritrovamento di una
chiave malcelata – il romanzo accelera fino alle conclusioni che, c’è da dire,
non sono all’altezza di quanto letto fino a quel momento. Al di là del fatto
che due scene cruciali vengono raccontate ricorrendo a una voce e a un tempo
narrativo diversi rispetto a quelli adottati fino a quel momento, l’autrice
ricorre al cliché della confessione dell’avversario per rivelare come siano
andati i fatti. Non sempre il senso di colpa è un motore credibile, eppure qui viene
usato proprio per arrivare al finale.
Ciò che porta avanti questa storia è in realtà, si sarà capito, il rapporto con i luoghi amati, ma anche la ricerca ossessiva di un passato che non esiste più. A tratti sembra di leggere un romanzo horror, con i personaggi costretti a infestare sempre gli stessi luoghi ripetendo sempre gli stessi gesti. E a pensarci bene, così come Rowena, Griff, Ann-Marie, Bernie, Sylvie e tutti gli altri sono fantasmi in una cittadina fantasma, anche Sam è un fantasma che infesta la memoria dei genitori, costretti a ripetere ogni anno la pantomima della commemorazione e a tornare con la memoria agli ultimi istanti insieme. Le loro vite sono ferme a cinque anni prima, proprio come i cittadini di Carralon Ridge sono fermi a quando la cittadina era viva e vitale, il bar sempre aperto e pieno di gente che ballava al ritmo di musiche andate. È di questo – e non dell’indagine in sé – che parla Nessuno è per sempre. E in questa chiave, allora, sì che Last One Out è un romanzo accattivante, che conquista il lettore e lo costringe a fare i conti con quanto si è lasciato alle spalle nella propria vita e quanto, invece, ancora infesta la sua memoria.
David
Valentini
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