Drive
di James Sallis
Nottetempo, maggio 2026
Traduzione di Mirko Zilahy
pp. 156
€ 15,20 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)
La vita ci manda messaggi di continuo, poi se ne resta lì a sorridere mentre assiste ai nostri fallimenti nell’interpretarli. (p. 38)
Un libro che non fa sconti, come la vita non ha fatto sconti al suo protagonista. Il noir di Sallis, scritto nel 2005 e riproposto ora da Nottetempo, ci consegna il ritratto di un uomo che la vita ha forgiato e che sa fare solo una cosa: guidare. Le strade che percorre sono quelle di Hollywood, sempre affollate di celebrità ma anche di relitti umani, uomini e donne che sopravvivono grazie ad espedienti.
Driver aveva cominciato a crescere attorno ai dodici anni, ma fino a quel punto era stato piuttosto piccolo per la sua età. Una caratteristica che suo padre sfruttava alla grande perché il ragazzo riusciva a infilarsi in minuscoli pertugi, nelle finestre dei bagni, in gattaiole e roba del genere. Questo lo rendeva il supporto ideale all’attività paterna: il furto con scasso. (p. 21)
Non è difficile allora capire quanto presto Driver abbia imparato che sopravvivere significa soprattutto rendersi utile. Da bambino il padre lo sfruttava; da adulto sono la velocità e la capacità di sparire a renderlo necessario agli altri.
Driver esiste quando guida. Sul set è uno stuntman, fuori dal set presta le proprie capacità ai criminali. In entrambi i casi non è protagonista: permette ad altri di esserlo. Guidare non è un mestiere, è la sua identità. E forse anche il suo modo di non fermarsi abbastanza a lungo da dover fare i conti con ciò che è stato. L’automobile non è solo un mezzo è il suo modo di stare al mondo e anche l’unico mondo che conosce veramente e in cui si sente al sicuro, per questo non ha bisogno nemmeno di un nome, perché lui è quello che fa.
Il vero volto di Hollywood, di solito un mondo che soggioga e affascina, qui è rappresentato dai sobborghi dove si rifugiano gli scarti della società. In questo confine, in questo limite che abita, il nostro protagonista incontra anche Irina, sposata con Standard, che è in prigione, nonché madre di Benicio. Driver e Irina si fanno compagnia, finché il marito di lei non esce e lo coinvolge in una rapina disastrosa. Nella sua vita e nel lavoro solo una regola conta: restarne fuori, che sia l’inquadratura o la rapina, fin quando Driver ci riesce è ancora libero; la rapina con Standard però cambia le regole.
Non si tratta di un personaggio buono che le circostanze hanno trascinato dalla parte sbagliata, e Sallis non sembra interessato ad assolverlo. Tuttavia possiede un codice, una linea che distingue ciò che accetta da ciò che non può tollerare. In un universo in cui la legge conta relativamente poco, è forse questa morale privata a impedirgli di trasformarsi definitivamente in uno dei tanti relitti che incontra lungo la strada.
Anche la scrittura sembra modellata sul protagonista: asciutta, veloce, racconta senza spiegare. Sallis procede per sottrazione, lascia vuoti, cambia piano temporale, costringe il lettore a ricomporre una vita attraverso frammenti. Il tempo stesso sembra seguire questa logica: passato e presente si intersecano, come se per Driver non esistesse davvero una strada capace di separare ciò che è stato da ciò che è diventato.
Come Driver non racconta quasi nulla di sé, così il romanzo non sente il bisogno di spiegare ogni cosa, ogni fermata, ma procede veloce sulle strade dure della vita. Da questo libro è stato tratto anche un omonimo film, per la regia di Nicolas Winding Refn con Ryan Gosling (2011), che ha reso iconico il personaggio.
In fondo Drive è un romanzo sulla fuga. Su un uomo che conosce ogni modo possibile per lasciare velocemente un luogo, ma non ha mai imparato davvero come si fa a restare. Ed è forse per questo che, tra tutte le strade che percorre, quella più difficile continua a essere quella che potrebbe riportarlo a se stesso.
Samantha Viva

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