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"Un mondo soltanto" quello di Tessa, Cecilia, Irene e Virginia: un'amicizia straordinaria che attraversa trent'anni della nostra Storia.

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Un mondo soltanto
di Giulia Baldelli
NNEditore, 30 giugno 2026
 
pp. 574
€ 20 (cartaceo)
€ 9.99 (ebook) 

 

Molte sono le etichette narrative che si potrebbero appicicare alla straordinaria storia che Giulia Baldelli ci racconta in Un mondo soltanto ma nessuna di queste potrebbe esaurire e circoscrivere la vera essenza del romanzo che in effetti le riassume a diverso titolo un po' tutte in sé, reinterpretandole. Siamo di fronte alla storia di un'amicizia che attraversa la nostra Storia degli ultimi trent'anni, iniziata a cavallo di due secoli, quando nel 1995 quattro ragazzine si incontrano al liceo di Fano e divengono a loro modo inseparabili. L'amicizia cresce, matura, evolve insieme a loro, si rompe e si ricompone differente, ma resiste al tempo esattamente come in un romanzo di formazione in cui però non si impara, ma si riflette. Ciascuna di loro ha già conosciuto il dolore e la perdita che più o meno abilmente riescono a nascondere dietro la spensieratezza dell'adolescenza vissuta nella vita provinciale e che si trasforma in tratti peculiari del loro modo ancora acerbo di attraversare la vita. 

La voce narrante che ci accompagna è quella spigolosa e dura di Tessa, che nel gruppo di amiche mostra in maniera più evidente il peso della propria esclusione: la mamma è in comunità dopo un'overdose che ha lasciato segni sulla sua psiche. Non conosce il padre ed è la nonna a crescerla in un deserto emotivo che la blocca; Cecilia le mostra l'accoglienza, la include nel gruppo già costituito di amiche e diviene per lei un modello a cui ispirarsi; Irene le mostra che la leggerezza può essere un modo di vivere e Virginia, con la sua schiettezza ruvida, che  il senso di giustizia è la sola strada percorribile. 

Era questa novità per me sbalorditiva a spingermi a stare con loro. Più delle maniere svagate e divertenti di Irene, più della disponibilità di Cecilia. Più della curiosità per Virginia che quando compariva fuori lo faceva rigorosamente in felpa. (p. 8)

È dunque questa l'amicizia: parlare. Parlare di tutto, accettarsi nei loro discorsi sconfinati. E davvero si parla di tutto in questa storia, tanto che a poco a poco si viene a definire anche come un romanzo politico nel senso più nobile del termine: sono la lotta, l'equità di genere, la giustizia sociale, l'omofobia, la droga ad alimentare i discorsi e a determinare le azioni dei personaggi. L'amicizia rappresenta senza dubbio uno dei temi fondamentali del romanzo e la sua potenza viene riconosciuta addirittura come una autentica forza salvifica grazie alla quale certamente non si può evitare di commettere errori, ma che sostiene e forma le personalità:

C'erano notti in cui pensavo che se mia madre avesse avuto delle amiche come le mie, se le fosse capitato di sdraiarsi sul grembo caldo di Cecilia, non avrebbe mai scelto la droga. (p. 98)

Ma il vero tema è rappresentato dalla genitorialità e in particolare dalla maternità che ci definisce contemporaneamente sia come figli sia come genitori, bloccandoci spesso in ruoli rigidi che vengono a contrapporsi nello scontro generazionale che ci accompagna dalla notte dei tempi, ruoli che in realtà rappresentano "un mondo soltanto": ognuno di noi è al tempo stesso il proprio passato e il proprio presente, i successi e i fallimenti, le luci e le ombre di una sola, unica vita. Nessun ruolo può sostituire un altro nostro ruolo ma deve armonizzarsi a tutti gli altri: per diventare gli adulti che siamo, abbiamo dovuto essere figli, compagni, genitori, e dobbiamo essere cosi forti da racchiuderli in "un mondo soltanto".

È nonna Rita a dire a Tessa che il passato fa parte di noi quando le consegna la scatola dei ricordi dell'adolescenza e che la capacità di perdonare, sé stessi e gli altri, rende meno dolorosa la vita:

"Nonna" la richiamai. Si voltò, facendomi cenno di continuare. "Non posso farci niente. Quel mondo non esiste più".
"Tessa" sospirò lei "non esistono più mondi. Ce n'è uno. Uno soltanto". (p. 8)

Non ha modelli da proporre, Baldelli: ci mette di fronte a genitori cattivi e buoni, presenti e assenti, forti e fragili, ideali e reali, amati e odiati che nel loro ostinato vivere rivelano forza e fragilità. Allo stesso modo ci presenta i figli liberando l'orizzonte culturale dall'idea romantica che possano realizzarci come persone o guarire le nostre ferite di genitori.

Ecco allora che la scrittura viene in aiuto e scrivere la storia dell'amicizia delle quattro ragazze con le loro vittorie e i loro fallimenti diviene per Tessa, ormai donna matura, l'unico modo per chiudere tutto in un solo mondo, vedere con chiarezza, trovare la capacità di perdonarsi e di accettarsi: ma scrivere il libro della loro storia significa anche passare il testimone, mostrarsi ai propri figli autenticamente, senza timori, sovvertendo implicitamente quei paradigmi culturali che ancora vedono il genitore come modello puro e ispiratore per i figli, da distruggere per poter creare se stessi:

Tra le tante cose che ho imparato da quando mi è arrivata quella specie di figlia grande, come Vale chiama Elena, è che tutto è più semplice se si tiene aperta la porta delle proprie esperienze ai figli, se si concede loro il diritto di conoscerle, non si sentiranno mai esclusi, vaganti e senza punto di ritorno o partenza. E se vorranno veramente conoscerle, non importa quanto siano complicate e dolorose, non importa se la spiegazione sarà lunga o corta, cruda o addolcita, loro capiranno, rispetteranno, impareranno a provare emozioni. Non le stesse dei genitori, le loro emozioni. (p. 567)

La lettura di questo straordinario romanzo ci invita a fare conti emotivi con noi stessi, pagina dopo pagina, mostrandoci, ben lontani dal paternalismo, che dobbiamo trovare la forza di rimanere autentici, fedeli a noi stessi essendo in grado di operare una importante distinzione tra desiderio e volontà:

Sull'amore si possono scrivere saggi, allestire esperimenti scientifici, sociali, creare ideologie politiche, sponsorizzarle, ma la realtà è una, non si sceglie chi desiderare. Altrimenti non è desiderio, è pura volontà. (p. 569)

Seguire il desiderio richiede coraggio e autoderminazione, ma è la sola strada da percorrere.

È difficilissimo abbandonare questo romanzo e i suoi personaggi, le ragazze ma anche la miriade di figure secondarie di cui è costellato, come altrettanto impossibile è non andare a verificare la solidità delle nostre convinzioni. Una lettura che affronta dunque diversi cambi di scenario che chiede al lettore di entrare nella storia uscendone poi arricchiti: in 572 pagine la scrittura intensa e magnetica di Baldelli ha saputo mettere insieme un mondo soltanto, quello del nostro saper rimanere attaccati alla vita.

Silvana Maria Baroni