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Dallo sguardo egocentrico allo sguardo ecocentrico: il rapporto uomo-natura nella letteratura italiana

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Moltissimi sono i testi e gli autori che sin dalle origini della letteratura si sono occupati a diverso titolo del rapporto uomo-natura rivelando quanto la letteratura sia profondamente legata ai temi e alle problematiche culturali, scientifiche e filosofiche di ogni epoca. L'ecocriticismo, che nasce come filone di studi letterari in ambito statunitense tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta del Novecento, ha contribuito a mettere in evidenza il fatto che la letteratura, al pari delle altre discipline, quali ad esempio la biologia, l'economia o l'architettura, possa contribuire a definire il modo attraverso il quale gli uomini si orientano nel loro rapporto con la natura. Anche i testi che sono lontani secoli dalla moderna coscienza ecologica rivelano un'attenzione e una sensibilità che uno sguardo attento potrà certamente riconoscere evidenziando al loro interno un'idea problematica del rapporto uomo-natura.

Potremmo partire dalle origini citando il Laudes creaturarum di Francesco d'Assisi, che già nel 1224 indicava gli elementi del Creato come sorelle e fratelli dell'uomo, annullando in una fratellanza che si potrebbe definire cosmica, la distanza gerarchica tra l'uomo e la natura. Certo, secondo la concezione religiosa dell'epoca, il centro dell'universo non poteva che essere l'uomo, tuttavia la visione francescana pone ogni elemento naturale in un rapporto di amore con il genere umano in quanto dono di Dio. 

Ma è Giacomo Leopardi che, soprattutto nelle Operette morali (1824), invita il lettore a guardare in maniera problematica il proprio rapporto con la Natura, spostando sensibilmente lo sguardo antropocentrico che vede l'uomo come centro o come fine dell'universo stesso. Nel Dialogo della Natura e di un Islandese così fa esprimere la Natura:

Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l'intenzione a tutt'altro che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n'avveggo, se non rarissime volte: come ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.

Dunque la Natura, qui personificata, si mostra del tutto indifferente nei confronti del genere umano, soltanto una delle tante forme di vita presenti sulla Terra, smantellando l'idea cristiana che il creato sia finalizzato all'uomo. Leopardi anticipa di due secoli l'idea che in questi ultimi anni va prendendo forma in conseguenza della crisi climatica o delle zoonosi, ad esempio, della possibile estinzione del genere umano, affermando che la vita sulla Terra potrebbe continuare tranquillamente.

Anche Luigi Pirandello dà forma al proprio anti-antropocentrismo soprattutto in una curiosa novella dal titolo Pallottoline! (1902) attraverso le riflessioni filosofiche del protagonista, l'astronomo misantropo Jacopo Maraventano, che si rifugia con la propria famiglia in un osservatorio isolato dal mondo. Pirandello nega all'uomo ogni tipo di centralità o di privilegio nell'universo e lo sminuisce nella sua pretesa di considerare sé stesso e il proprio pianeta al centro di tutto:

L'uomo, questo verme che c'è e non c'è, l'uomo che, quando crede di ragionare, è per me il più stupido fra tutte le trecento mila  specie animali che popolano il globo terracqueo, l'uomo ha il coraggio di dire: "Io ho inventato la ferrovia!". E che cos'è la ferrovia? Non te la comparo con la velocità della luce, perché ti farei impazzire; ma in confronto allo stesso moto di questo cece Terra che cos'è? Ventinove chilometri, a buon conto, ogni minuto secondo; hai dunque inventato il lumacone, la tartaruga, la bestia che sei! E questo medesimo animale uomo pretende di dare un dio , il suo Dio a tutto l'universo!

Sono durissime le parole di Pirandello che ridicolizza la presunzione umana nel ritenersi ancora il centro dell'universo, nonostante la rivoluzione copernicana, e la sua incapacità di guardare le cose da una prospettiva diversa da quella umana: in fondo, come ci ricorda il titolo, se paragonati alle grandezze dell'universo, non siamo altro che pallottoline.

Un interessante contributo all'ecologia letteraria lo offre anche Italo Calvino, che nel 1958 pubblica La nuvola di smog, romanzo breve o novella lunga, in cui il protagonista al quale non viene dato un nome, è chiamato in una città circondata da una enorme nuvola di smog a lavorare come redattore alla rivista La Purificazione: la polvere della nube ricopre di sé ogni cosa ma la popolazione si abitua all'inquinamento e lo accetta indifferente come normalità. Le esigenze produttive dell'industria modificano e danneggiano la natura, di cui anche l'uomo fa parte, in un degrado che è sia ambientale sia esistenziale, rappresentato proprio dalla nuvola di smog:

Fu allora che vidi quella cosa. Afferrai Claudia per un polso, stringendoglielo.
-Guarda! Guarda laggiù!
-Cosa?
-Laggiù! Guarda si muove! [...]
-Lo smog! Gridai a Claudia. Vedi quella? E' una nuvola di smog! Ma lei, senza ascoltarmi, era presa da qualcosa che aveva visto volare, uno stormo di uccelli, e io restavo lì a guardare per la prima volta dal di fuori la nuvola che mi circondava in ogni ora, la nuvola che io abitavo e mi abitava, e sapevo che di tutto il mondo variegato che m'era intorno solo quella mi importava. 

Siamo nel momento in cui il protagonista ha una rivelazione: la nuvola di smog esiste, è reale e lui ne fa parte. Matura quindi la consapevolezza della necessità dell'impegno attivo per contrastare l'inquinamento: rimarrà isolato in questa sua scelta di denunciare la pretesa della società industriale di piegare la natura ai propri fini produttivi. La storia che Calvino ci racconta, appare più vicina alla nostra sensibilità anche nell'uso di termini precisi quali "smog" o "inquinamento", e mostra con lucida precisione che il problema esiste, ma l'indifferenza degli uomini, spesso anche degli intellettuali qui rappresentati dal protagonista, accettano la distruzione come normalità.

A mano a mano che ci avviciniamo ai giorni nostri, Primo Levi ci fa riflettere con il suo racconto fantascientifico Ottima è l'acqua, che appartiene alla raccolta Vizio di forma (1971), in cui ipotizza una catastrofe ecologica: l'acqua di tutto il pianeta diventa viscosa per un mutamento chimico dovuto probabilmente all'inquinamento e lentamente distrugge l'intera vita biologica, dunque anche l'uomo. Tutto inizia da un minuscolo fiume, il Sangone, affluente del Po: il disastro viene sottovalutato ed è anche il Po a inquinarsi, seguito dai mari e dagli oceani. Così, Levi pare anticipare l'idea di antropocene: ogni azione dell'uomo ha un impatto che ricade inevitabilmente sull'intero sistema:

Ora siamo tutti malati: i nostri cuori, pompe miserevoli progettate per l'acqua di un altro tempo, si sfiancano [...]. Come i fiumi, anche noi siamo torpibi. Non piangiamo: il liquido lacrimale soggiorna superfluo nei nostri occhi, e non stilla in lagrime ma defluisce come un siero, che toglie dignità e sollievo al nostro pianto. Così è in tutta l'Europa, ormai, e il male ci ha colti di sorpresa, prima che lo comprendessimo.

Levi avverte che è necessario mettere un freno ai consumi e agli sprechi che determinano l'inquinamento dell'ambiente: ammonisce inoltre rispetto al fatto che è arrivato il momento di fare conti che siano planetari, che riguardino cioè tutti i Paesi, dal momento che un piccolo fiumiciattolo sconosciuto come il Sangone, arriverà certamente a inquinare anche il Mar dei Caraibi. 

Ma senza ombra di dubbio il romanzo più eloquente per quanto riguarda il definitivo passaggio dallo sguardo antropocentrico che pone l'uomo al centro del mondo, a uno sguardo ecocentrico che definisce invece l'uomo come parte del mondo, è Dissipatio HG (1977) il romanzo postumo di Guido Morselli. Soprattutto a seguito della pandemia da coronavirus occhi nuovi hanno considerato questo particolarissimo romanzo che senza eufemismi, definisce la fine del mondo niente più che uno scherzo dell'antropocentrismo: l'uomo infatti è in grado di ammettere che le cose possano cominciare prima della comparsa del genere umano sulla terra, ma non ammette che possano finire dopo la sua scomparsa.

Dissipatio Hg racconta la storia di un uomo che decide di togliersi la vita, ma non trova il coraggio di arrivare fino in fondo. Torna alla vita ma trova che alla sua sopravvivenza sia corrisposta la sparizione del genere umano, la dissipatio humani generis, appunto:

Non cercata, ho una prova che l'Evento non è una chimera, un'invenzione mia. In mezzo ai binari vedo sfilare una famiglia di camosci. Due femmine, un maschio, e i cuccioli. Scesi a valle dai monti. Mai accaduto a memoria d'uomo. Del resto ho notato qualche altro segno di buon auspicio: gli uccelli fanno un baccano indiavolato, si sono moltiplicati. Sono ricomparsi molto numerosi, con mio piacere perché li ho sempre apprezzati, in senso musicale, i notturni. Le strigi, i gufi, gli allocchi, e le civette, s'intende. L'istinto li avverte di una novità in cui certo non speravano; il grande Nemico si è ritirato. Non ci sono più fumi nell'aria, a terra non ci sono più puzzi e frastuoni.

E il grande Nemico, l'uomo, appare come la specie che impedisce la vita delle altre specie: abbiamo tutti negli occhi le scene che passavano alla televisione durante il nostro lockdown, della natura che si riprendeva i suoi spazi. e la conclusione alla quale arriva Morselli è raggelante nella sua banalità:

O genti, volevate lottare contro l'inquinamento? Semplice: bastava eliminare la razza inquinante.

Molti ancora potrebbero essere i testi presi in esame a testimoniare, con uno sguardo retrospettivo, ciò che l'ecologia letteraria ha messo in evidenza: la nostra tradizione letteraria è ricca di autori che hanno saputo dare voce alla natura intesa non soltanto come specchio dell'io. La letteratura offre il proprio prezioso contributo alla sfida del secolo e ci indica una nuova postura etica, ci mostra che è possibile imparare a fare una narrazione dell'uomo come una delle tantissime specie presenti sulla Terra, legate indissolubilmente dallo stesso destino della Casa Comune. 

Silvana Maria Baroni