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Uno scrigno per appassionati di strategia militare: "Le operazioni della Seconda guerra mondiale in 100 mappe"

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Le operazioni della Seconda guerra mondiale in 100 mappe

a cura di Jean Lopez, Nicolas Aubin, Benoist Bihan

Cartografia di Quentin Petit, Nicolas Poussin e Jean-François Ségard
Traduzione di Andrea Masnari e Alessandro Settimo
Rilettura specialistica di Angelo Luigi Pirocchi

L’ippocampo, 2025
p. 351
€ 29,90

 

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A pochi anni di distanza dalla meravigliosamente riuscita Infografica della Seconda guerra mondiale, esce per L’ippocampo, con una parziale sovrapposizione autoriale, un volume che ne rappresenta un complemento e un approfondimento per appassionati.

Il testo è costituito da settantadue capitoli che descrivono altrettante operazioni militari, seguendo un percorso cronologico suddiviso in quattro macro-sezioni (Il tempo delle conquiste dell’Asse, La guerra di logoramento, Riconquista e liberazione, La fine dell’Asse). Lopez, Bihan e Aubin si rendono perfettamente conto di essersi imbarcati in una missione più che ambiziosa, quasi impossibile: 

la Seconda guerra mondiale è un susseguirsi di diverse centinaia – forse addirittura di migliaia – di operazioni interconnesse che si avvicendano e si contrastano tra il 1937 e il 1945 nei tre domini terrestre, marittimo e aereo, spesso anche combinati tra loro. (p. 11)

Quella che vogliono descrivere è dunque una «realtà proteiforme», difficile da inquadrare e delimitare. Per farlo, scelgono di aderire alla prospettiva critica di Aleksandr Svečin, stratega militare dell’Armata bolscevica. Secondo Svečin, un’operazione bellica può essere definita tale nel momento in cui combina in maniera coerente una serie di azioni militari e mezzi materiali con un preciso fine strategico e politico.

Attingendo a questa premessa concettuale, e seguendo l’approccio delineato dal teorico russo, gli autori del volume affrontano ogni scenario riproponendo uno schema che analizza in sequenza, e sfruttando una legenda grafica di immediata decifrazione, il contesto progettuale in cui si inserisce l’operazione, l’obiettivo di breve o lungo corso, la forma che assume, la linea del tempo, le forze in campo e il loro impiego, i comandanti, le reazioni degli avversari, le diverse fasi della mobilitazione, le conseguenze.

La trattazione di ogni operazione è poi arricchita da una o più mappe, a seconda della complessità del quadro bellico, e conclusa da una breve sezione bibliografica specifica, utile per chi desideri ulteriori informazioni, ma anche per comprendere l’enorme quantità di materiali che gli studiosi hanno dovuto vagliare per realizzare il volume. L’unità dell’impianto permette di mettere in evidenza le differenze tattiche delle diverse nazioni impegnate nello scontro e di acquisire una nuova consapevolezza, anche in ottica comparativa, rispetto a operazioni militari che magari si consideravano già note (si pensi all’Operazione Barbarossa, che prevede l’invasione nazista dell’Unione Sovietica, o l’Operazione Overlord, che ha il suo fulcro nello sbarco in Normandia delle forze angloamericane). Il volume permette così agli esperti (o cultori della materia, divenuti tali attraverso una lettura minuziosa) di formulare considerazioni o trarre conclusioni: 

In generale, le forze dell’Asse sono quelle che imparano meno dai propri errori […] e i tedeschi, così come i giapponesi, cercano invano di riprodurre quelle vittorie fino all’esaurimento delle loro forze. (p. 14). 

Va però osservato che, rispetto all’accessibilità visiva e contenutistica di Infografica della Seconda guerra mondiale, strumento preziosissimo anche in ottica didattica, Le operazioni della Seconda guerra mondiale in 100 mappe risulta un’opera molto più tecnica e complessa da maneggiare.

Per il lettore profano, risulteranno senza dubbio interessanti le sezioni relative a contestualizzazione e obiettivi, alle strategie adottate per perseguirli e ai bilanci conclusivi, perché gli consentiranno di avere una visione più completa e dettagliata del quadro di ciascuna campagna. Mi sento di ipotizzare invece che, per chi non sia un profondo conoscitore di apparati militari (come, lo riconosco, la sottoscritta), potranno essere ostici o quasi inaffrontabili i paragrafi concernenti forze e mezzi impiegati. Si veda, solo a titolo di esempio, quello relativo a un’operazione complessa come la Barbarossa, «in realtà una successione di operazioni concatenate senza quasi nessuna interruzione», in cui «il fallimento è dipeso proprio dalla sua natura smisurata» (p. 62): 

I tedeschi schierano 138 divisioni, di cui 17 corazzate e 12 motorizzate che vengono poi divise in 3 gruppi d'armate. Il Gruppo Armate Nord, il più piccolo, comprende 2 armate (la 16ª e la 18ª) e il 4° Panzer-Gruppe, vale a dire 29 divisioni di cui 6 corazzate o motorizzate: il 23,4% del totale delle forze e il 16,8% dei mezzi corazzati. Il Gruppo Armate Centro, il più forte, comanda 2 armate (la 9ª e la 4ª) e 2 Panzer-Gruppen (il 2º e il 3°), ovvero 52 divisioni di cui 15 corazzate o motorizzate, il 43% delle forze complessive e il 60,9% dei mezzi corazzati. Il gruppo Sud consta di 2 armate (6ª, 17ª) e il 1° Panzer-Gruppe; dal comando Sud dipende operativamente anche il gruppo d'armate comandato dal generale Antonescu (11ª armata tedesca e le armate rumene 3ª e 4ª). Il totale è di 41 divisioni tedesche (il 33,4% dei soldati), di cui 8 corazzate o motorizzate (22,3%). (p. 63)

La situazione risulta migliore per contesti bellici che siano già stati sviscerati, magari grazie ai libri scolastici, che spesso presentano la Seconda guerra mondiale in una, pur limitante, prospettiva eurocentrica, o mettono a fuoco le vicende nazionali. Si possono allora trarre nuove chiavi di lettura per azioni strategiche come lo sbarco in Sicilia e la successiva Campagna d’Italia. In casi come questi, il dettaglio tecnico si inserisce in un quadro di preconoscenze che permette di dargli senso. 

Sbarcando nel Sud Italia, [gli angloamericani] sembrano allontanarsi dai Balcani, che Hitler giudica indispensabili per i giacimenti di bauxite e rame, e come diga a protezione del petrolio rumeno. A metà settembre comincia allora a sorgere nel Führer una profonda riconfigurazione della linea strategica: d’ora innanzi concentrerà le proprie forze migliori a ovest per respingere il futuro sbarco angloamericano in Francia, e poter così rivolgere – una volta riunite – tutte le forze contro Stalin. […] Quanto al fronte meridionale, Hitler non ha più aspettative. Bisogna congelarlo. Tenere a bada il nemico col minimo dispendio. (p. 202) 

O ancora, se il contesto di riferimento è considerato apicale all’interno dello scenario di guerra, come l’Operazione Overlord, la presentazione può contribuire a ridefinirne le linee interpretative riportandole al concetto teorico adottato: 

Ridotta oggi alla sola battaglia di Normandia, Overlord indica in origine il piano d'insieme mirante ad aprire un nuovo fronte nell'Europa nordoccidentale per abbattere la Germania. Nel vocabolario americano, si tratta di una campagna. Ma quel che gli americani intendono per "campagna" è simile alla definizione di "operazione" data da Svečin: un obiettivo strategico, un mezzo per raggiungerlo e una sequenza di azioni per arrivarci. (p. 228)

Questo tipo di intervento consente di rileggere la situazione da un punto di vista critico, nel caso specifico mostrando come le scelte militari rispecchino la concezione statunitense del conflitto già a partire dalla prima guerra mondiale, se non addirittura prima: 

Overlord è un grande successo. […] È peraltro difficile trovare in [essa] le tracce di un pensiero operativo. Il cuore di questa “American Way of War” rimane il consiglio dato 80 anni prima dal generale nordista Ulysses Grant: «La chiave della vittoria è la distruzione dell'esercito nemico grazie all'applicazione – in un luogo e in un momento precisi – di una forza schiacciante supportata dalla potenza di fuoco». La guerra all'americana si riduce a «una prova di forza meccanica che ha a che fare con la capacità delle nazioni di generare eserciti e materiale». In essa, l'operazione si limita a fissare un obiettivo e ad accertarsi di disporre di una congrua superiorità per raggiungerlo. (p. 232)

A una valutazione complessiva, il volume di Lopez, Aubin e Bihan rivela l’acribia degli autori nella ricerca e l’utilizzo delle fonti, come nella descrizione e nella resa grafica degli scenari di guerra. Il frutto di tanto impegno e di tanta cura del dettaglio è un volume dalla straordinaria ricchezza di contenuti, che farà la gioia di molti curiosi di storia, e soprattutto di storia e strategia militare. Il suo potenziale utilizzo in ambito didattico dovrebbe però essere mediato, attraverso una decisa selezione e una sintesi puntuale delle informazioni da fornire ai discenti. Tale processo potrebbe trarre giovamento dall’accompagnamento del volume con il più facilmente consultabile Infografica della Seconda guerra mondiale, ad esso peraltro evidentemente connesso anche nella logica ideativa.

  

Carolina Pernigo