Il talento di Margherita
di Viola Veloce
Feltrinelli, 2026
pp. 304
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Il romanzo si muove su due tempi, il passato felice, vivo e luminoso come amante accanto a Pietro, un magistrato del Tribunale con il quale ha una grande intesa, sia amorosa sia intellettuale, e il presente grigio, spento e monotono di madre che ha lasciato indietro sé stessa per barcamenarsi e sopravvivere tra le responsabilità e gli impegni della vita. Margherita è dislessica e se la scuola l’ha relegata a un ruolo marginale precludendole la possibilità di proseguire gli studi universitari, da sola trova il proprio metodo: «scomponevo gli argomenti complessi in elementi più semplici» (p. 151).
Ha intuito e visione d’insieme, sa cogliere connessioni, legge tra le righe ed è in grado di notare ciò che normalmente sfugge alle altre persone e ciò la rende una ottima investigatrice: grazie a questo suo talento, risolve casi intricati di omicidio, ma soprattutto sa comprendere le persone, le sa leggere come se fossero quei libri che la dislessia le rendeva così faticosi e inaccessibili.
Alla soglia dei sessant’anni, sente di nuovo la vita dentro di sé spingere con
urgenza e cerca un modo per farla uscire, ormai impreparata a gestirla: ricorda
di avere un corpo ed entra nel mondo dei social e delle app per incontri che le
fanno conoscere uomini improbabili, altrettanto incapaci e impreparati ad
affrontare questo terzo tempo della vita (si parla tantissimo di menopausa ma
assai poco di andropausa), e tra visite mediche che le promettono una ritrovata
giovinezza, incontri sbagliati e sexy shop, ci mostra senza filtri e senza
vergogna che è possibile innamorarsi e vivere la propria sessualità anche a
sessant’anni.
Con una scrittura ironica che abbandona gli stereotipi e le caricature, Viola Veloce descrive una donna imperfetta e attuale con le sue paure e le sue fragilità che pur ferita dalla vita, rinasce a poco a poco grazie alla propria intelligenza, all’autoironia e alla sensibilità che ha nascosto per tanti anni nella parte più profonda di sé e nessuno le ha potuto portare via. È questo il vero talento di Margherita: affrontare i cambiamenti, trasformare le sconfitte in occasioni di rinascita, accettarsi senza voler rincorrere ossessivamente e pateticamente il tempo della giovinezza, comprendere che si abita un corpo che ha tempi differenti. Margherita rappresenta senza filtri il disorientamento emotivo che la nostra società impone con i suoi modelli di bellezza che vengono trasportati banalmente e semplicemente in un’altra età, fatta di sentimenti e consapevolezze ormai diverse perché a sessant’anni la passione nasce e si coltiva principalmente attraverso discussioni stimolanti e una affinità elettiva che renda vivi.
«Sconsiglio alle mie consorelle di
abbandonarsi a quel che resta dell’attrazione fisica per uomini egocentrici» (p.
284): è questo il punto di forza del romanzo, descrivere con ironia e
consapevolezza quella stagione della vita che o, da un lato viene lasciata a
margine dalla scrittura letteraria o, dall’altro, di cui si fa una narrazione troppo
spesso stereotipata.
Non si tratta dunque di un romanzo giallo vero e proprio, anche se il talento investigativo della protagonista la vede impegnata nella risoluzione di qualche caso: la vera indagine è quella di una donna qualunque che ha il talento di non arrendersi, di non accettare compromessi, di non considerarsi finita e di non accettare passivamente quanto la società le avrebbe riservato. Margherita attraversa il mondo fasullo delle app e dei social per incontri che la vogliono bella e innaturalmente giovane in una sorta di viaggio agli inferi da cui ritornerà con una nuova consapevolezza: la vita ci aspetta, basta solo saperla riconoscere.
Silvana Maria Baroni

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