Principio metà fine
di Valeria Luiselli
Einaudi, maggio 2026
Traduzione di Tommaso Pincio
pp. 368
€ 20 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)
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Un romanzo su una madre e sua figlia, una figlia e sua madre, che viaggiano ai margini di un luogo, verso un altro tempo. Un romanzo nel mezzo, a metà del romanzo. O forse non è un romanzo, ma un saggio? Forse essere nel mezzo di qualcosa, a metà di un percorso, non si adatta all'architettura più rigida del romanzo, al corsetto dell'intreccio. Il mezzo - la metà - somiglia di più allo spirito distratto, sciolto, errabondo del saggio. Forse dovrà essere un saggio finché non potrà tornare a essere un romanzo, un saggio con un principio, una metà e una fine. (p. 163)
Tutte le volte che ci si trova davanti a un libro di Valeria Luiselli si ha la sensazione di essere di fronte a un oggetto difficile da definire. Sono romanzi, certo, ma romanzi polifonici in cui la pluralità delle voci si trasforma spesso in frammenti. Sono anche saggi perché condividono con il saggio uno sguardo attento sui fenomeni del mondo, e sono bibliografie, documentari, archivi di suoni e immagini.
Nei suoi libri gli echi si rincorrono da una pagina all'altra e la scrittura scorre con una certa poesia musicale.
Più di tutto, però, i libri di Luiselli sono mappe che interrogano la memoria e le fondamenta del mondo. Mappe reali e immaginarie, perché la sua scrittura resta sempre saldamente ancorata alla realtà pur aprendosi continuamente all'invenzione. Mi sono posta queste domande leggendo Archivio dei bambini perduti, probabilmente il suo libro più noto e celebrato, e dopo Carte false, raccolta di divagazioni letterarie ed esplorazioni attraverso cui la scrittrice riflette su spazio, identità, cittadinanza e appartenenza.
Molte di queste domande sono tornate con Principio metà fine, il suo ultimo libro che vede in copertina l'Etna, la "mia" Etna. Al centro della storia ci sono una madre e una figlia, anzi due madri e due figlie perché il tema del doppio è centrale nel testo. Luiselli è in viaggio con la figlia dodicenne; dopo una lunga tournée europea, approdano in Sicilia, isola del mito e, come scriveva Gesualdo Bufalino, terra di cento Sicilie, ciascuna nascosta e contenuta nell'altra.
Il viaggio inizia da Catania: le strade nere di pietra lavica, i palazzi barocchi, il mercato del pesce alle spalle del Duomo. Sono giorni in cui l'Etna è in grande attività: incendi e terremoti minacciano l'isola, anche se chi la abita sembra aver imparato da tempo a convivere con queste presenze.
Madre e figlia attraversano la città, si avvicinano al mare, leggono, scrivono, parlano della vita e del significato stesso del viaggio. A migliaia di chilometri di distanza, negli Stati Uniti, c'è la nonna che sta perdendo la memoria. Per contrastare quella perdita, Luiselli le invia brani del libro che sta scrivendo e le chiede di tradurli. È un esercizio letterario, ma anche una forma di prossimità affettiva, un modo per restare vicine attraverso le parole.
Ma è vero che i genitori pensano al loro rapporto con i figli in modo troppo lineare: crediamo di trasmettere loro ciò che serve, così che possano continuare il cammino da soli, riprenderlo da dove lo abbiamo lasciato noi, vivere vite migliori e arrivare a decisioni più sagge delle nostre. Scivoliamo sott'acqua o sotto la linea di una frase, leggiamo ad alta voce per loro, insegniamo un ritmo e un respiro, finché non li afferrano da soli e sono in grado di continuare senza di noi. Ma di rado consideriamo il contrario. Mentre pensiamo di scrivere e leggere il mondo per loro, anche i nostri figli, in ogni momento, ci leggono e ci scrivono. (pp. 83-84)
E scrive anche della paura che accompagna l'invecchiamento di madri e padri, del timore che perdano i loro ricordi e che, insieme a quei ricordi, perdiamo anche una parte di loro.
Principio metà fine è, infine, un libro sul tempo e sullo spazio, i due grandi assi lungo cui si muove da sempre la narrativa di Luiselli. Il titolo stesso è una domanda implicita: come iniziano le cose, come proseguono e come finiscono? In questa prospettiva Luiselli occupa la posizione della "metà": è la donna sospesa tra la madre lontana e la figlia presente, il punto intermedio da cui si guarda contemporaneamente indietro e avanti. Anche la scrittura diventa oggetto di riflessione. Molte pagine sono incentrate sul significato dello scrivere e le fatiche che il mestiere della scrittura comporta. È una costante della sua narrativa: raccontare il mondo significa sempre interrogare gli strumenti con cui lo si racconta.
La stessa Luiselli definisce l'opera come «un libro che si muove come se si facesse strada in una serie di cerchi concentrici, a partire dal nucleo: lessico famigliare, casa, quotidianità, persone, politica, storia, storia naturale, geografia, mitologia, cosmologia, geologia» (p. 220).
Principio metà fine conferma Luiselli come una scrittrice dalla vocazione documentarista.
La sua scrittura registra e conserva. In questo caso documenta il tentativo di salvare ciò che ci precede, compiendo un lavoro quasi archeologico di scavo e recupero.
Non sorprende allora che dal romanzo sia nata anche una trasposizione sonora, costruita attraverso registrazioni realizzate in Sicilia e alle Isole Eolie, «luogo d'origine – mitico o reale – dei venti del Mediterraneo, del dio Vulcano, del ciclope Polifemo e di Tifone, divinità di terribili burrasche e tempeste» (p. 353).
Lo stile accompagna coerentemente questo progetto. Le prime due parti procedono per frammenti, organizzate in brevi sezioni introdotte da titoli che sembrano appartenere a un atlante: stelle, latitudini, venti, stagioni, terremoti, incendi, maree, periodi lunari. La terza, che ha la voce della figlia, procede più distesa e quasi senza pause. Luiselli ricorre poi spesso alla ripetizione: una figura che culla sonoramente e insiste. In questo libro ho avvertito una componente poetica più marcata rispetto ai precedenti, forse perché la Sicilia e il suo patrimonio mitico sembrano prestarsi naturalmente alla tonalità.
Per chi, come me, è nato o ha vissuto in Sicilia, Principio metà fine è come una mappa del cuore. Vi si ritrovano colori e suoni di una terra che gli atlanti definiscono isola ma che contiene al proprio interno molte altre isole. È un libro irregolare, a tratti selvatico, come alcune zone della Sicilia stessa. Ha qualcosa di errabondo nel modo in cui procede, e si percorre come una strada sterrata dell'entroterra che attraversa chilometri di paesaggio prima di condurre, come all'improvviso, a un luogo prezioso e antico di cui non si conosce più l'esistenza.
Claudia Consoli

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