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L'umanità che viaggia. "Gaia sui mezzi" racconta i frammenti delle vite degli altri in una città che corre

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Gaia sui mezzi. Storie di milanesi in movimento
di Gaia Grassi
Prospero Editore, 2026

pp. 240
€ 14,00 (cartaceo)

C'è il nipotino che dice al nonno di non veder l'ora di diventare grande per andare in pensione, la signora di una certa età, dai capelli cotonati, che ha messo sul telefono la suoneria di Message in a bottle dei Police e, mentre cerca il cellulare nella borsa e, ovviamente, non lo trova, canticchia "I'll send another SOS". C'è l'autista che, esasperato dal traffico e dalle lamentele dei passeggeri, scende un momento dal tram per recuperare la calma, due innamorati che si baciano perdutamente e a un sobbalzo del vagone lei chiede a lui "Come hai detto che ti chiami?". C'è un tizio, seduto in metro, la notte di Natale, con un cappello rosso da Santa Claus, in mano una bottiglia di vino stappata e accanto un panettone aperto che festeggia in modo non convenzionale, condividendo cibo e vino. C'è la ragazza, molto vamp e molto chic, che, alle otto del mattino, ondeggia su tacchi a spillo 12, manco andasse a sfilare sulle passerelle, modelle in scarpe da ginnastica e beverone salutare in mano che corrono, con i borsoni pieni di cambi, al prossimo appuntamento (no, forse queste nel libro non ci sono, ma essendo pendolare da trent'anni potrei mettermi anch'io a raccontare). In poche parole, la Milano che viaggia sui mezzi, tram, metropolitane, bus.

Una Milano viva, caotica, imbarazzante e perfetta nella sua imperfezione. Ogni faccia è un mini-dramma o una mini-commedia. Seduta, osservo da spettatrice privilegiata, mentre la metro corre e il mondo intorno sembra una parodia di se stesso. Qualcuno si sposta, qualcun altro sbadiglia, qualcun altro ancora guarda il cellulare. E io, sospesa tra divertimento e fastidio, penso che non vi sia nulla di più serio della follia quotidiana. (p. 67)

L'autrice di Gaia sui mezzi, pubblicato da Prospero Editore, è Gaia Grassi, giornalista di carta stampata, radio e podcast. Gaia, con l'occhio curioso della sua professione, ha saputo trasformare un momento di sfortuna, un incidente stradale che l'ha costretta a mollare il motorino e a spostarsi con i mezzi, in un'occasione di osservazione e scrittura. Osservazione della fauna metropolitana, di cui tutti noi facciamo parte, che ogni mattina affolla i vagoni portando con sé lo strascico delle proprie vite. L'autrice, ascoltando le conversazioni, che a volte possono essere esilaranti, soprattutto se chi parla è al telefono e fa sapere a tutto il vagone i fatti suoi, guardando i comportamenti dei viaggiatori, che a volte sanno essere personaggi molto curiosi, ha iniziato a scrivere microracconti, frammenti di storie autentiche (nel libro non c'è nulla di inventato, come ci dice lei stessa), tutti raccolti, nel corso di 15 anni, dal 2010 al 2025, e pubblicati sui social con un hashtag di successo, #gaiasuimezzi, appunto. Racconti che nel tempo sono diventati un vero e proprio appuntamento per i follower, che aspettavano e reclamavano la puntata successiva. Da qui la decisione di raccogliere queste microstorie in un libro, che è il racconto leggero e ironico di un'umanità che al mattino si alza e prende un mezzo per andare al lavoro. 

Il libro si compone di cinque parti: Conversazioni rubate, Istantanee, Amore, Riflessioni, Quattro chiacchiere con e può essere letto dall'inizio alla fine, saltando da una parte all'altra, tornando indietro, scegliendo i temi. Una curiosità: l'autrice ha associato a ogni frammento una canzone, andando così a formare una vera e propria playlist che si trova in fondo al libro e sulle principali piattaforme musicali. Con brani che vanno da Gianna Nannini ai Queen, dagli Afterhours a Claudio Villa, dai Coldplay ai Lunapop e tantissimi altri.

La lettura è divertente, soprattutto per chi, come me, ha alle spalle decenni di treno Cremona-Milano, metro Gialla Rogoredo-Missori e tram 15 fino a Porta Ludovica, perché mostra gli aspetti più sorprendenti delle persone, le curiosità, i fatti strani che ti fanno dire "ma capita soltanto a me?". Certo, poi è necessario, avere una buona penna per riportarli sulla carta e renderli, per così dire, universali, interessanti per tutti, anche per chi a Milano non c'è andato mai, men che meno su una metropolitana. E la scrittura di Gaia Grassi, sagace e ironica, leggera e al contempo capace di andare in profondità anche solo con una pennellata, è la marcia in più perché questi racconti che, alla fin fine, trattano di minimalia, diventino degni di essere condivisi. Fino a diventare un catalogo che risulta divertente e, alla fin fine, interessante.

Il ritratto di un'umanità che viaggia e che evolve, cambia in continuazione. E il libro, nei 15 anni che attraversa, racconta questa evoluzione sociale. Con l'avvento del cellulare le metropolitane sono diventate da un lato più silenziose, ognuno è chino sul proprio device e le conversazioni con i vicini di viaggio in pratica non esistono più, dall'altro più rumorose perché chiunque stia facendo una chiamata, soprattutto se dotato di auricolari, si sente in diritto di parlare come se fosse nel salotto di casa propria. Oltre a essere una fonte di ispirazione, un mezzo per passare il tempo, l'osservazione diventa anche strumento antropologico. Siamo così anche noi? Certi personaggi che storia hanno alle spalle? Dove andranno questi uomini e queste donne? Chi li aspetta a casa? Se per qualche motivo ci si interessa alla conversazione di un vicino di treno, dentro di noi scatta immediata la curiosità di saperne di più. 

Osservare gli altri significa anche un po' mettere in gioco se stessi e fare paragoni, farsi domande. Come reagirei io nella stessa situazione che il vicino di metro sta raccontando al telefono? E quindi significa anche conoscersi di più, riflettere, prendersi un momento per guardarsi dentro. Il libro non è soltanto una raccolta di episodi, ma il modo scelto dall'autrice di partecipare alla vita sociale anche in quei momenti che possono sembrare minuti inutili, dedicati allo spostamento, ma che, se sommati, vanno a costituire una parte importante delle nostre vite.

E le vite degli altri irrompono nella nostra, anche se per pochi istanti. Ne emerge così un ritratto della città, di quella Milano sempre di corsa che sale sui mezzi, attraverso le storie dei suoi abitanti o dei pendolari che la vivono soltanto per il tempo del lavoro. Infine, il libro diventa anche un omaggio alla lentezza, alla riconquista del tempo, allo spirito di empatia che si instaura quando ci si ferma un momento ad ascoltare.

Sabrina Miglio