A cosa serve analizzare un avvenimento storico a distanza di quasi un secolo? A cosa serve scomodare gli archivi e i parenti dei protagonisti e scavare nella coscienza nazionale? Una coscienza, peraltro, come quella italiana, pigra e indolente, che relega a cent'anni fa il fascismo e smania per chiudere quella porta. In Maiorca, il nuovo scritto di Giovanni Dozzini, si inverte il solito atteggiamento italiano, in virtù del forte amore dell'autore per la Spagna e un senso giornalistico per l'oggettività dei fatti.
Il testo è strutturato in tre parti, ognuna delle quali mira ad approfondire la tematica portante: la guerra civile spagnola. Nella prima parte, infatti, Dozzini rivela che i primi bombardieri in Europa siamo stati proprio noi italiani, dopo esserci infilati in un clima teso e complicato come quello spagnolo per avere maggiori basi coloniali. La Maiorca del titolo, che è essenziale ma eloquente, spiega proprio l'interesse principale dei fascisti, che avrebbero voluto scambiare l'aiuto dato ai franchisti con quest'isola, la maggiore dell'arcipelago delle Baleari, per farne una colonia. L'idea di Dozzini è quella di restituire agli italiani di oggi la dimensione della propaganda fascista esportata in Spagna, e far comprendere quanto, a dispetto della credenza diffusa, le azioni di guerra degli italiani siano state ben calibrate. L'intento di Dozzini, però, non è espresso in modo didascalico; non è intenzionato a farci una lezione né a imbastire un processo in ritardo. Semplicemente, leggendo i dati alla mano, frutto di un lavoro indubbiamente certosino, ci si rende conto della serietà della guerra di cui, a volte, l'impatto italiano viene minimizzato.
Nella seconda parte, si entra nel vivo del conflitto e si giunge a elencare ogni singolo tentativo del regime fascista di italianizzare Maiorca, come per esempio l'inaugurazione di una Via Roma o l'istituzionalizzazione dell'insegnamento della lingua italiana a scuola. Per non parlare, poi, delle unioni matrimoniali tra i soldati italiani e le donne maiorchine. Questo approfondimento quasi di costume occupa la terza e ultima parte dello scritto, e si incentra sui protagonisti italiani della guerra civile spagnola. Come se Dozzini avesse contezza del fatto che, dietro i giovani aviatori che hanno bombardato intere popolazioni, vi fossero persone con un passato e un futuro. Vorrebbe essere imparziale nella descrizione delle vite dei protagonisti della guerra, ma non sempre ci riesce. Così come, quando la narrazione della guerra si fa concitata, sembra quasi non riuscire a mantenere una lucidità espositiva. Salta dal 1936 al 1938, affastella una città a un'altra, si perde per le vie di Barcellona e intreccia il passato dei giovani fascisti al suo di studente Erasmus in una città straniera. Si fa prendere, forse, dai sentimentalismi, ma chi rimarrebbe impassibile dinnanzi alla ferocia bellica?
Uno dei meriti di questo libro, che l'autore stesso non sa a quale genere ascrivere ma che potremmo definire un saggio, è sfatare una volta ancora il mito degli Italiani brava gente. Innanzitutto, se la storia insegna davvero qualcosa, è che non esiste un popolo intrinsecamente cattivo o buono. E poi, finalmente si avverte, pagina dopo pagina, lo scricchiolio di alcune giustificazioni ricorrenti: l'obbedienza agli ordini, l'ingenuità della giovinezza, l'ignoranza rispetto al carico di bombe sugli aerei e all'effetto sulla popolazione civile. «È italiano il primo bombardamento aereo della storia, così come sarà italiano il primo bombardamento aereo ai danni di una delle più importanti città europee» (p. 61): rimarcarlo non è affatto un insegnamento moralistico, ma ha l'intento di invitare chi legge a una riflessione a tutto tondo sul peso dell'amnistia al termine della seconda guerra mondiale che sembra aver portato all'arroganza di chi, oggi, ci governa.
Maiorca è un testo che va dritto al punto, nonostante alcuni voli pindarici dell'autore, che spesso si perde in emotività comprensibili ma di difficile collocazione nel testo. È anche, però, un testo suggestivo, perché offre a chi legge l'opportunità di indagare su una pagina di storia altrimenti secondaria, nonché su altri aspetti collaterali della cultura spagnola: le conseguenze dei bombardamenti, il destino del regime franchista e persino la differenza tra le varietà linguistiche del castigliano e del catalano e come, anche queste, siano strumento politico.
Camilla Elleboro

Social Network