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Curiosità, tecniche, analisi di successi cinematografici, figure professionali mitologiche: "Cose spiegate bene - Cinemino?"

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Cose spiegate bene - Cinemino?
di AA.VV.
Iperborea + Il Post, febbraio 2026

pp. 304
€ 21 (cartaceo)
€ 11,99 (e-book)

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Non è la prima volta che COSE Spiegate bene sceglie un argomento molto esteso, molto familiare, molto attuale, e prova a intaccarne un po' le semplificazioni e le generalizzazioni, e a rivelare le contraddizioni che ospita, a cominciare da quelle linguistiche. Lo abbiamo fatto con le questioni di genere, con le «droghe», con gli stessi libri, con la cosiddetta giustizia, e in altri casi ancora. Col cinema la tentazione è arrivata dalle grandi opportunità di spiegare cosa è successo prima e tutto intorno a quelle nostre serate sul divano, o nella poltrona della sala buia; ma anche da un altro fattore che ci è sempre caro, quello di avere a che fare con ambiti in grande cambiamento e trasformazione e che mantengono però un ruolo centrale nelle vite e nelle costruzioni di riferimenti culturali. A volte condivisi e a volte molto personali. (pp. 2-3)

La fortunata collana Cose spiegate bene di Iperborea in collaborazione con «Il Post» si arricchisce di un nuovo volume: dopo la musica, il cibo, le questioni di genere, i libri e tanti altri argomenti - come dice la prefazione "estesi" - arriva un corposo saggio critico pop sul mondo del cinema. I film, gli Oscar, le sale cinematografiche, i dietro le quinte, tutto ciò che appassionati e non possono scoprire sull'universo della settima arte.

Come anche gli altri testi della collana, anche questo è caratterizzato da un approccio molto contemporaneo, frizzante e al tempo stesso tecnico: soddisferà sia gli avventori casuali che i cinefili, spaziando tra un ventaglio di argomenti davvero esaustivo.

Gli autori e le autrici sono diversi: la curatela è di Nicola Sofri, i testi di Gabriele Niola, Giuseppe Luca Scaffidi, Gabriele Gargantini e Antonio Russo, più quattro inserti scritti da esperti del settore quali Francesca D'Aloja, Pietro Grossi, Arianna Cavallo e Gabriele Niola. Le illustrazioni invece sono di Stefano Summo.
Troviamo un indice ricchissimo che, nelle sue molte declinazioni, prova a raccontare cos'è il cinema, come funziona, com'è nato e dove sta andando. Dunque si parla sia di storia del cinema - prendendo in esame i film degli albori e la nascita di Hollywood, ma anche quelli più recenti - di tecniche cinematografiche - ad esempio il restauro delle vecchie pellicole, la meccanica del piano sequenza - e ancora di innumerevoli aneddoti, curiosità e chicche che faranno la felicità degli appassionati.

Tra questi ultimi ho trovato molto interessanti i pezzi che raccontano alcune figure quasi sconosciute e mitologiche che fanno parte della macchina del cinema, dei team: i foley artists, per dirne una, ovvero i rumoristi, una figura professionale che si incarica di creare, spesso completamente da zero, i rumori che servono in un film (passi, ossa che si rompono, versi di animali, porte che sbattono, insomma tutti quei rumori che, per un motivo o un altro, non sono stati registrati in presa diretta); e anche gli intimacy coordinators, molto in voga negli Stati Uniti, cioè quelle persone, nella maggioranza donne, che si affiancano agli attori e attrici nel caso in cui ci siano scene di sesso, di intimità, scene con bambini che interagiscono in modo fisico con adulti, per far sì che tutti siano a proprio agio e che non si verifichino disagi o abusi.

L'importanza di chiamare un professionista di questo tipo ha cominciato a diventare evidente quando, dopo l'inizio del MeToo, hanno cominciato a venire fuori testimonianze di molestie avvenute sui set, alla cui origine c'era spesso un problema di scarsa definizione di cosa poteva essere considerato consensuale e di assenza di una figura esterna che potesse eventualmente intervenire. Il caso più esemplare è quello arcinoto della cosiddetta «scena del burro» nel film di Bernardo Bertolucci con Marlon Brando Ultimo tango a Parigi, del 1972. Anni dopo, la protagonista femminile Maria Schneider raccontò di essersi sentita umiliata per come fu girata: Bertolucci e Brando infatti non la avvisarono dell'idea di simulare uno stupro, con Brando che utilizzava il burro come lubrificante, per ottenere da lei una reazione più spontanea. Nonostante non ci fosse stato un rapporto sessuale tra i due, Schneider disse di essersi sentita «un po' violentata». (pp. 56-57)

Molto belli anche i pezzi che esaminano film di successo passati alla storia: qualche esempio lo troviamo negli articoli sul racconto di Quarto potere, Jules e Jim, Lo squalo (e perché questo film è diventato il primo blockbuster del cinema moderno) I cancelli del cielo (definito il più grande flop di sempre), Non aprite quella porta (e perché ha causato un'impennata di persone che si sono date al vegetarismo). 

Molta attenzione anche al reparto audio: troviamo articoli che spiegano come funziona un doppiaggio, una traduzione di un film in lingua originale, il restauro delle vecchie pellicole, il dibattito su "sottotitoli sì-sottotitoli no". Allo stesso modo, con lo stesso approccio divertente e frizzante, il testo ci svela la meccanica di un piano sequenza, come si gira, quante persone servono, qual è la difficoltà; e perché i cliffhanger hanno così tanto successo, soprattutto alla fine degli episodi di una serie tv; come funziona un cinema, cioè una sala cinematografica, chi si incarica della sua programmazione, perché i gestori non sono così liberi di scegliersela da sé.

Un tempo si preferiva girare i piani sequenza al chiuso nei teatri di posa, dove oltre a controllare tutto c'era lo spazio per costruire sostegni e impalcature per le pesanti macchine da presa dell'epoca. Alfred Hitchcock girò tutto il suo film Nodo alla gola unendo diversi lunghi piani sequenza con tagli invisibili per l'epoca ma abbastanza evidenti all'occhio dello spettatore moderno. Era un film girato interamente in un appartamento ricostruito in un teatro di posa e l'uso della pellicola poneva un limite fisico al minutaggio di ogni piano sequenza. Quando era necessario interrompere le riprese per cambiare pellicola, la macchina da presa passava dietro la schiena di un personaggio e da lì partiva la scena successiva. Il risultato è che nel momento di buio in cui la schiena copre tutta l'inquadratura c'è un taglio che però lo spettatore non percepisce. (p. 235)

Ho particolarmente apprezzato anche quegli approfondimenti tematici che spesso passano in sordina: ad esempio, come mai nei film e nelle serie tv con adolescenti (penso a Euphoria o a Stranger things o ancora ad Adolescence) non ci sia una reale rappresentazione dell'adolescenza in sé: peli, mestruazioni, acne, scompensi ormonali. Ci si concentra moltissimo sulle storie d'amore e d'amicizia, ma si lascia indietro la reale portata metamorfica di quegli anni (ed è interessante leggere come, in vari sondaggi condotti sul tema, la maggior parte del target di queste serie o film ammetta di trovare noioso il connubio onnipresente adolescenza-amore e che vorrebbe rappresentazioni più reali, coerenti con il vero).

E poi tantissime chicche: qual è il film che ha incassato di più nella storia del cinema? A cosa è dovuto il successo dei cinepanettoni e della saga di Fantozzi? Come si creano soldi e neve finti nei film? Quali sono i personaggi più memorabili nonostante siano apparsi solo per pochi minuti? Chi è che vede i film prima che siano film, prima di chiunque altro? Come funziona la cerimonia degli Oscar?

Biancaneve e i sette nani

È del 1938, primo film animato in technicolor della storia del cinema, tratto dall'omonima fiaba dei fratelli Grimm. La prima cosa strana da sapere è che nel 1972 fu ridoppiato e tutte le voci vennero cambiate. Sia nella versione con la voce originale che in quella degli anni Settanta, la battuta più famosa della matrigna non è come la ripetiamo di solito. La matrigna non dice: «Specchio, specchio delle mie brame: chi è la più bella del reame?». La frase giusta è: «Specchio, servo delle mie brame: chi è la più bella del reame?».

Blade Runner

Il film è del 1982, e la frase famosissima detta verso la fine del film da Roy Batty - il replicante interpretato da Rutger Hauer - tra pioggia e lacrime, prima di parlare di navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e raggi B che balenano nel buio, ha un «ne» in più di quella che ricordiamo, almeno nella versione italiana del film. Roy non dice: «lo ho visto cose...». La frase giusta è: «lo ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi...». (p. 92)

Insomma, un volume davvero molto bello, una gioia per gli appassionati, sia per chi studia cinema, sia per chi ama i film, ma anche per i "profani" che sono semplicemente curiosi. 

Deborah D'Addetta