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"Drama" di Annina Vallarino, un coraggioso esordio sul diritto di dissentire, tra mostri usa e getta e pregiudizi inscalfibili

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Drama
di Annina Vallarino
Neo., 2024

pp. 168
€ 16 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)

E se succedesse a suo figlio? (p. 127) 

Dopo l'accusa di molestie, Daniele viene spinto alle dimissioni e abbandonato a una spirale depressiva nell'indifferenza generale: Eva, sua amica e collega, ne mette in discussione la colpevolezza al costo di restare a sua volta isolata, scontrandosi con i pregiudizi di una società superficiale dominata da un'empatia a intermittenza e dalla necessità di trovare un capro espiatorio su cui scaraventare rancori e frustrazioni - un mostro usa e getta che permetta a chiunque, attaccandolo, di alimentare il proprio infantile, necessario desiderio di stare dalla parte del giusto. 

La vita da espatriata, in una metropoli, si basa su due o tre amici veri, e io continuo a perderli. Ma è il destino dei nostri tempi. Perdi la famiglia, perdi gli amici, e poi? Poi adotti un cane. (p. 41)

Cambierò, mi dicevo. Ma non  l'ho mai fatto: è parte integrante del processo. I presagi di un mondo dominato dall'intelligenza artificiale non sembrano poi così remoti, specie in questa città dove gente munita di auricolari si affanna su tapis roulant in sotterranei che chiamano palestre o sborsa denaro per trovare nel terapeuta un amico, anziché una cura. (p. 30)

Si presta a molte discussioni l'esordio di Annina Vallarino per Neo. Drama rivendica il diritto di dissentire da pericolose credenze codificate e mostra l'impatto di giudizi tranchant e approssimativi sulla vita di ognuno di noi. Se non conta la giustizia - e quindi la verità - ma un perbenismo di facciata affiancato da inscalfibili principi morali, bisogna accettare che a farne le spese siano i singoli, come nel caso del coprotagonista del romanzo, un uomo accusato di un gesto orribile e a cui l'ipotesi di innocenza è preclusa. Chi, come Eva, ne prende la difesa, rischia un ostracismo di rimando, un'automatica associazione alla sfera del torto e della colpevolezza. La solidarietà al presunto colpevole è la risposta a una società senza empatia, depressa da rapporti occasionali che dilatano il vuoto che vorrebbero placare e condizionata da specialisti della giustizia fai da te e guru motivazionali dispensatori di verità indiscutibili acquistabili a peso d'oro - aspetti che il libro affonda in successione.

Ho bevuto due calici di prosecco con l'auspicio che non mi chiedessero opinioni su niente, e per fortuna non l'hanno fatto, convinti, credo, che le mie coincidessero esattamente con le loro, su ogni questione, dal conflitto israelo-palestinese alla politica americana, dal capitalismo all'ambientalismo, dal femminismo all'islamofobia, dall'ecosostenibilità al poliamore, dall'asessualità al patriarcato, al linguaggio oppressivo, linguaggio inclusivo, veganismo, abilismo, fat liberation, liberazione dagli stereotipi, liberazione della carne, decostruzione, chakra, ped**ilia, espressione sessuale, sex positivity, libertà sessuale, OnlyFans, oggettivizzazione sessuale, diversity, stigma, Kanye West, neurodivergenza, mascolinità tossica, yoga, pilates, TERF, SWERF, misoginia interiorizzata, intolleranze alimentari e tutto, tutto il resto. In ogni caso, non avrei saputo cosa dire. Su tutto ciò di cui loro hanno un'idea chiarissima, granitica, ovvia, io mi limito a coltivare dubbi. Avrei discusso con piacere di questo, piuttosto: delle mie incertezze. Ma la paura di essere fraintesa, di non riuscire a trovare le parole giuste, mi paralizzava, sebbene dentro di me bruciasse il desiderio di lanciarmi in un confronto a tutto campo. (p. 40)

Quello di Annina Vallarino è certamente un esordio coraggioso, animato dalla tensione corrosiva e insofferente di una protagonista svilita da sporadici rapporti minimali (ne scopriamo in successione i vari insuccessi personali, tra una famiglia assente e conoscenti con cui sembra impossibile condividere davvero qualcosa) e soffocata dalla dispersività di una metropoli in crisi, frenetica e sfilacciata, simbolo della necessità di prendere decisioni complesse in tempi istantanei e teatro di spersonalizzazione

Drama fa spazientire durante la lettura e riflettere nei giorni successivi a essa, aprendo discussioni e dibattiti sui cardini del pensiero occidentale e sulla necessità di mettere in discussione ogni aspetto del quotidiano, invitando a non dare mai per scontata nessuna delle sue  dinamiche. 

Daniele Scalese