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#CriticaNera - Michele Navarra con "Una giornata cominciata male" ci porta dietro le quinte del sistema giudiziario

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Una giornata cominciata male


Una giornata cominciata male

di Michele Navarra
Fazi, giugno 2022

pp. 316
€ 16,15 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


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In questo legal thriller all’italiana, lo scrittore Michele Navarra ci conduce, ancora una volta, nei meandri del sistema giudiziario, svelandoci gli ingranaggi spesso farraginosi della legge, che, come cerca di spiegare l’avvocato Gordiani al suo assistito e anche ai suoi lettori, spesso è cosa ben diversa dalla giustizia.

Come sempre si parte da un punto della vicenda, per arrivare da tutt’altra parte, e questo è proprio il bello dei libri di Navarra. Così pensiamo di sentirci già abbastanza sconfortati per la vicenda iniziale, ovvero l’omicidio stradale di un povero pensionato, che si imbatte nella folle corsa dell’auto sportiva di Federico Santini, e che viene lasciato lì a morire sull’Aurelia, ma il peggio deve ancora arrivare.

Il protagonista, infatti, ovvero lo stesso sessantenne dell’auto pirata, si sveglia qualche giorno dopo, a Ferragosto, in stato confusionale, nei dintorni di casa della sua giovane amante. Cercando di capirci qualcosa, entra in casa della ragazza, e la trova in una pozza di sangue. 


Spetterà al pool di avvocati difensori, guidati da Alessandro Gordiani, capire come e se il loro assistito potrà farla franca, mentre le indagini, affidate al pubblico ministero Polara sveleranno altre ombre nella vita della vittima e del suo presunto assassino.


Caratteristica del legal thriller, nato in America, con un sistema giudiziario completamente diverso dal nostro, è quello di rappresentare le storture o i meriti della giustizia, e generalmente in queste opere gli avvocati si ritrovano profondamente e personalmente coinvolti nella vicenda, mentre il loro cliente è solitamente innocente ed estraneo al crimine di cui è accusato. 


Con Navarra, che è egli stesso un penalista, e che ha seguito alcune delle vicende giudiziarie più ingarbugliate degli ultimi anni, il personaggio dell'avvocato Gordiani vive di un'umanità molto tangibile, sempre combattuto tra lo svolgere la professione e fare la cosa giusta, ritrovandosi ad esaminare spesso le varie sfumature di colpevolezza; i protagonisti agiscono dunque in accordo con quelle che sono le diverse strategie di azione dei vari legali, impegnati a scagionare i loro assistiti, ma anche a fare i conti con la loro coscienza.

La consapevolezza che in quei momenti una persona, separata soltanto da un sottile tramezzo, stesse decidendo le sorti di un'altra, il suo futuro, e che quella decisione dipendesse almeno in parte dalla capacità professionale dimostrata, avrebbe potuto tagliare le gambe a chiunque. (p. 245)

Alle vicende del protagonista dell'azione legale si aggiungono quelle personali dei suoi avvocati, in un continuo dialogo ininterrotto tra esterno ed interno, tra situazioni di vita "quotidiana" e dinamiche di "studio", tra consapevolezza ed omissione. Un ritmo narrativo sapiente, non troppo incalzante ma misurato, restituisce al lettore la sensazione del non detto, del dover scavare più a fondo, come se ci trovassimo proprio nello studio del penalista a studiare le carte del processo. 

Uno spaccato di vita che tocca le diverse classi sociali, ognuna con un ruolo determinato e con una possibilità di scelta, tra il bianco e il nero, che bene indaga non solo il dietro le quinte del sistema giudiziario italiano, ma anche la sottile differenza che passa tra il fare giustizia e l'arrendersi alla legge, che non è quasi mai la stessa cosa.

Samantha Viva