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"Horrorstör" ovvero benvenuti da Orsk! Un orrore in stile Ikea nato dalla mente di Grady Hendrix

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Horrorstör


Horrorstör
di Grady Hendrix
Traduzione di Rosa Maria Prencipe
Mondadori, 8 giugno 2021

pp. 264
€ 18.05 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

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Un libro molto particolare, già dall’impostazione grafica, è questo horror di Grady Hendrix, autore e giornalista, critico cinematografico e sceneggiatore amabilmente sui generis e molto ironico. In questo libro però non c’è ironia, se non un certo sarcasmo nel dipingere la nostra paradossale ricerca di felicità in enormi non-luoghi come i megastore di mobili. 


Ci sono tanti ingredienti per portarci ad un luogo noto come l’Ikea, ma non siamo all’Ikea, bensì da Orsk, uno store che somiglia molto al luogo che tutti conosciamo bene ma che è stato immaginato interamente dall’autore, che come un guru del marketing ci indottrina già dalle prime pagine sulla filosofia Orsk, inventando anche ogni mobile (con tanto di scheda), i moduli i percorsi e la filosofia aziendale, il tutto facendo l’occhiolino alla grafica del noto mobilificio svedese, che la copertina e il formato ci fanno sembrare quasi vere, visto che il romanzo sembra quasi un catalogo. 


A questo punto, quasi inconsapevolmente, Grady ci conduce dentro un incubo ad occhi aperti, perché di notte, in questo luogo per amanti del design a buon mercato, accadono cose strane, i mobili vengono ritrovati rovinati, ci sono tracce di liquido organico sulle poltrone e il buon Basil, il nuovo vicedirettore vuole vederci chiaro, arruolando forzatamente per una ronda notturna sia Amy, che Ruth Anne, ovvero la più anarchica e la più diligente tra le dipendenti, che difficilmente saranno le stesse dopo un’intera nottata trascorsa dentro Orsk.

Si guardò intorno. Su una parete, c'era un grosso manifesto che recitava: IL LAVORO FA DI ORSK UNA FAMIGLIA, E IL LAVORO È UNA LIBERA SCELTA. Lo stile europeo della frase, assolutamente fasullo e leggermente ampolloso, faceva parte della sceneggiata Ikea di Orsk, e Amy non riusciva a decidere se fosse un tantino irritante o del tutto offensivo. p.45

Dopo averle "convinte" con la promessa di uno straordinario ben pagato, ecco che le porte di Orsk si chiudono per i clienti e si aprono per loro, a cui si aggiungono presto altri due dipendenti in cerca di fenomeni paranormali e di una facile notorietà televisiva, ovvero Trinity e Matt. Ma non mancheranno i colpi di scena e l'orrido mondo nascosto dentro Orsk prenderà man mano il sopravvento, conducendo i 5 dentro il loro peggior incubo; lo store diventerà uno scenario perfetto per un incubo ad occhi aperti, con varie suggestioni cinematografiche e letterarie da Shining (che ci ricorda quanto il male si annidi nelle origini oscure di un luogo) a Zombi di George A. Romero (scenario da consumismo sfrenato dentro un centro commerciale), passando per il sentiero luminoso del Mago di Oz


Anche le schede introduttive di ogni capitolo, che illustrano un mobile diverso per ogni interno, diventeranno man mano sempre più angoscianti, proponendo dei veri e propri strumenti di tortura, sempre però accompagnati da descrizione, materiale, misure, utilizzo, reparto e codice identificativo per poterli acquistare.


Un horror che denuncia l'orrida verità del mondo fittizio a cui ci siamo abituati, delle condizioni lavorative dei nuovi schiavi (che come i vecchi prigionieri della prigione su cui Orsk è sorto, erano guidati da un paranoico e macabro aguzzino verso un destino da cui non sembra esserci via d'uscita), dell'omologazione di gusto e pensiero. Una denuncia contro la bruttezza e l'abbrutimento umano, e la totale perdita della ragione, che come ci rammentava Goya, quando dorme, non può che generare mostri.


Samantha Viva