martedì 25 febbraio 2020

Il Salotto - Comunità, scrittura, ispirazione e un'America che viaggia a due velocità: intervista a Nickolas Butler

Di scrittura, miti letterari, personaggi e storie. Di piccole comunità, America rurale e ispirazione. Dopo aver letto Uomini di poca fede, l'ultimo romanzo di Nickolas Butler appena pubblicato in Italia per Marsilio, Debora Lambruschini ha fatto una lunga, piacevolissima, chiacchierata con l'autore, a qualche anno di distanza dalla prima intervista. Ne è emerso il ritratto di uno scrittore appassionato, curioso, in parte ancora sorpreso del successo internazionale e dell'interesse per le sue storie di provincia. Un confronto su questo ultimo lavoro, probabilmente il miglior Butler finora, che si apre a numerosi spunti di riflessione.


In occasione dell’uscita di Shotgun Lovesongs in Italia, avevamo avuto modo di fare una chiacchierata, nel corso della quale ricordo ti eri detto sorpreso per l’interesse dei lettori internazionali per le tue storie dal Wisconsin, riflettendo su quanto dovesse essere strano per un forestiero leggere di quei luoghi che per te sono semplicemente casa: oggi cosa ne pensi, è ancora così?
Sì, penso ancora che sia surreale essere tradotto e pubblicato all’estero. Ma ho anche capito che i temi dei miei libri sono temi universali: l’amore, l’amicizia, la lealtà. E i lettori da tutto il mondo sicuramente si riconoscono in queste tematiche senza tempo. E poi chi lo sa, magari i lettori sono semplicemente stanchi di sole storie da New York e Los Angeles.

"Grand Union": le mille intersezioni del mondo contemporaneo nelle storie di Zadie Smith

Grand Union
di Zadie Smith
Mondadori, febbraio 2020

Traduzione di Silvia Pareschi

pp. 240
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Siamo immersi, tutti quanti. Io, tu, i bambini, i nostri amici, i loro bambini, tutti gli altri. Qualche volta usciamo: per andare a pranzo, per leggere e abbronzarci, mai per molto tempo. Poi ci caliamo di nuovo nella metafora. Il Fiume Lento è un cerchio, è bagnato, ha una corrente artificiale. Anche se non ti muovi arriverai da qualche parte e poi tornerai da dove sei partito, e se possiamo parlare della profondità di una metafora, bé, allora è profonda circa un metro, tranne per un breve tratto dove sale a circa due metri. Qui i bambini strillano - aggrappandosi alle pareti o all'adulto più vicino - finché non torna di nuovo a un metro.  Noi giriamo e giriamo. Tutta la vita scorre qui dentro. Scorre! (p. 29)
Zadie Smith è la scrittrice del contemporaneo. Da vent'anni - da quello straordinario esordio che è Denti bianchi - rivolge il suo sguardo al presente inafferrabile per fissarlo in scene, metafore e personaggi. Ci ha consegnato narrazioni quanto mai attuali sulla migrazione, la ricerca d'identità e i processi di integrazione; ha raccontato la nuova forma delle città sotto la spinta della gentrificazione, e come cambiano le famiglie quando si passa da una prima a una seconda generazione, quando si arriva in un paese che un giorno diventerà quello dei tuoi figli e, infondo, non sei mai pronto. 
Vent'anni dopo la sua prima prova letteraria arriva Grand Union, il nuovo libro che condensa la filosofia di Zadie Smith in una serie di storie, quadri del presente in cui nulla è scontato e tutto è permesso. 

Perché Grand Union? Perché è il nome di uno dei canali più lunghi dell’Inghilterra, che scorre da Londra a Birmingham con le sue mille ramificazioni. Ma è anche il nome di una complicata giunzione che consente ai treni che arrivano da una direzione di spostarsi in una qualsiasi delle altre tre direzioni.
E se guardiamo alla storia americana, Grand Union fu il nome dato alla prima bandiera degli Stati Uniti d’America, nel 1776.
Intersezioni dunque, incroci di storia e di storie: nel sottotesto del libro c'è una viabilità del nostro tempo, uno scambio di prospettive che racconta all'Occidente chi era e chi è oggi.

lunedì 24 febbraio 2020

La parabola fascista raccontata da una Giovane Italiana destinata a fare i conti con i suoi ideali: "Mara" di Ritanna Armeni

Mara
di Ritanna Armeni
Ponte alle grazie, 2020

pp. 304
€ 16,80 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Un libro su una fascista? In molti hanno rivelato perplessità quando Ritanna Armeni ha raccontato il progetto di Mara, ma tali dubbi non hanno svilito la scrittrice, semmai hanno rafforzato l'idea che c'è bisogno di dare voce a tutti, anche a chi si è lasciato coinvolgere dalla propaganda fascista per ingenuità, per bisogno di rassicurazioni o per la giovane età. Infatti, nelle prime pagine facciamo la conoscenza di una Mara tredicenne, felice di appartenere alle Giovani Italiane, di sfilare vicino alla sua amica Nadia, calzando i pantaloncini corti che tanto fanno scandalizzare i bacchettoni. Mussolini, ai suoi occhi di ragazzina, si presenta come l'uomo forte, colui che può difendere l'Italia, aiutando a risollevare l'economia e offrendo a tanti giovani nuove prospettive per il futuro.  
Niente sembra scalfire le convinzioni di Mara nella prima parte del romanzo, persino le leggi razziali: sostiene che avranno finalità che lei non capisce, ma che il Duce sa ben interpretare. Insomma, Mara, come molti altri connazionali, si affida totalmente a Mussolini, gli crede e si fa portavoce delle sue idee: con l'arrivo della guerra, promuove le rinunce in nome della causa, rassicura e fa forza alla madre e ai fratelli, che dalla morte del padre talvolta lamentano uno stile di vita pieno di privazioni. 

domenica 23 febbraio 2020

Il Salotto - «L'abitudine è una droga, un veleno. Il viaggio è il suo miglior antidoto»: intervista a Nicola Lecca

Nicola Lecca mentre firma "Il treno di cristallo" ai suoi lettori
Uscito di recente per Mondadori, "Il treno di cristallo" è il nuovo romanzo di Nicola Lecca: un lungo viaggio attraverso l'Europa centrale e alla ricerca delle proprie radici per un protagonista diciottenne (ma molto più maturo della sua età). Se volete approfondire i temi del romanzo, qui trovate la recensione, ma prima approfittate dell'intervista all'autore per farvi incuriosire dai tanti temi, dalla passione di Nicola Lecca per i viaggi e dalla sua dedizione alla scrittura.


Il treno di cristallo è un titolo certamente evocativo: fragilità e sogno si mescolano alla realtà quotidiana del treno. Fragilità e sogno possono essere ritenute due componenti del romanzo? 
Il viaggio dall'Inghilterra a Zagabria a bordo de Il treno di cristallo aiuta a riscoprire se stessi attraverso la diversità degli altri per trasformare in forza le nostre debolezze. Ma è soprattutto un viaggio alla ricerca dell'amore incondizionato: quella rara e preziosa forma d'amore disposta ad accettarci per come siamo, senza "se" e senza "ma": con tutti i nostri difetti e le nostre storture, e senza più il continuo disagio di doverci sentire all'altezza. 

Anche in questo romanzo il tuo protagonista Aaron è un ragazzo, alla ricerca delle sue origini e della sua identità. Cosa significa per te raccontare il mondo di un adolescente? 
In un'epoca dominata dalla superficialità, dal narcisismo e dalle apparenze l'adolescenza si protrae, a volte, fino ai quarant'anni. Al contrario, Aaron, il protagonista de Il treno di cristallo, trova la forza di diventare uomo in fretta, incontrandosi col mondo: aprendosi all'altro da sé e rinunciando a vivere ipnotizzato da se stesso. 

sabato 22 febbraio 2020

Nella sala da ballo: il gioiello crudele di Irène Némirovsky

Il ballo
di Irène Némirovsky
Adelphi, 2005

pp. 83  
€ 9,00
Titolo originale: Le bal
Traduzione di Margherita Belardetti

Versione Audiolibro
Traduzione di Margherita Belardetti
Letto da Sonia Bergamasco

Emons Edizioni, 2013
Durata: 1h e 29 min, 7 tracce

€ 9,90 (cd)
€ 7,90 (file per app)

Sono due forze uguali e contrarie quelle che si scontrano fin dalle primissime pagine nel breve romanzo di Irène Némirovsky: l’arrivismo della madre, tutta impegnata nel raggiungimento di una posizione di prestigio, anche a scapito della cura dei legami familiari; e la frustrazione della figlia, cresciuta in un contesto totalmente anaffettivo, che oscilla tra i continui scatti d’ira o l’indifferenza di chi dovrebbe amarla. I sentimenti sempre più esacerbati delle protagoniste si coagulano e si scontrano intorno a uno specifico evento: un ballo da organizzare, che rappresenta per Mrs Kampf l’apice del riconoscimento sociale e per Antoinette l’occasione per l’ingresso nel bel mondo, e magari anche per l’incontro con un grande amore. Il rifiuto della madre di coinvolgerla nell’evento, di darle la possibilità di esibire la propria giovinezza radiosa, per puro egoismo (“Sappi, mia cara, che io comincio soltanto adesso a vivere, capisci, io, e che non ho intenzione di avere tra i piedi una figlia da marito…”, p. 32) scatena nella ragazzina un desiderio di rivalsa, accresciuto dalla certezza, tipicamente adolescenziale, di essere totalmente incompresa da tutti.

venerdì 21 febbraio 2020

"Scusi, lei è favorevole o contrario alla cannabis come alleata della spiritualità?" Una miscellanea a cura di Stephen Gray per saperne di più su questa "antica pianta maestra"

Cannabis e spiritualità.
Guida all’esplorazione di un’antica pianta maestra

di Stephen Gray
Edizioni Spazio Interiore, 2019

Traduzione di Elio Bortoluzzi e Silvia Tusi

pp. 352
€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Tema: “Parlate di un argomento divisivo”. Svolgimento: “La cannabis”. Voto: dieci (alla sintesi, soprattutto). Intenzionali facezie a parte, è comunque bene alleggerire immediatamente i toni della presente recensione, dedicata a un volume a firma e cura di Stephen Gray pubblicato lo scorso anno da Edizioni Spazio Interiore: Cannabis e spiritualità. Poche questioni, difatti, scaldano gli animi e rendono intransigenti le fazioni quando si tratta di droghe leggere e relativo utilizzo (per non parlare della prospettiva della liberalizzazione); perlomeno, questo è quello che accade in Italia da anni (decenni), sia che si tratti di un’interpellanza svolta in un’aula di rappresentanza politica, di una dissertazione nell’ambito di un convegno medico, di una discussione informale tra familiari e amici. Ma attenzione: la presente Guida all’esplorazione di un’antica pianta maestra non affronta il tema né dal punto di vista giuridico e legale né da quello in senso stretto scientifico e nemmeno ne disquisisce con un approccio impressionistico. No: il senso del lavoro dell’autore e dei vari partecipanti a questa miscellanea a tema è rendere consapevole il lettore di come l’erba sia stata utilizzata nel corso del tempo in modo virtuoso ai fini del raggiungimento di un riequilibrio interiore dell’individuo nei confronti di se stesso e, in senso esteso, rispetto all’intero universo. Senza spot, senza iperboli e senza esoterismi: nient’altro che una testimonianza plurima dei benefici che questo “dono del creato” ha potuto apportare a uomini accorti e consapevoli (astenersi banali edonisti e ricercatori di fughe dalla realtà fini  a se stesse).

Il tessuto di una famiglia è cucito sulla rivoluzione: la coralità singolare de "La mischia" di Valentina Maini

La mischia
di Valentina Maini
Bollati Boringhieri, 20 febbraio 2020

pp. 512
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)


Quando prendo in mano il libro di uno scrittore esordiente, provo sempre un misto di esaltazione e terrore. Mi entusiasma immensamente scoprire quale direzione sta prendendo la letteratura italiana, quale fermento agita il mondo culturale di uno dei Paesi al mondo dove la lettura è meno diffusa ma dove, e qui viene il terrore, si pubblicano migliaia di titoli ogni anno. Ultimamente sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla qualità dei testi degli esordienti. La mischia di Valentina Maini non mi ha solo sorpreso, mi ha letteralmente devastato interiormente. Nemmeno per un attimo ho pensato di star leggendo il primo romanzo di un’autrice che, comunque, non è nuova al clima culturale letterario italiano e internazionale. Classe 1987, ha conseguito un dottorato in Letterature comparate tra Bologna e Parigi (è anche traduttrice dall’inglese e dal francese) e ha pubblicato racconti su «retabloid», «TerraNullius», «Atti Impuri», «Horizonte» e altre riviste, suoi articoli sono comparsi su «Poetiche», «La Deleuziana», i «Classiques Garnier» e con la raccolta di poesie Casa rotta (Arcipelago Itaca, 2016) ha vinto il premio letterario Anna Osti.

giovedì 20 febbraio 2020

Se per scrivere non c'è bisogno di razionalità: l'istinto del tatto della "Ragazza con la macchina da scrivere"

La ragazza con la macchina da scrivere
di Desy Icardi
Fazi Editore, 20 febbraio 2020

pp. 425
€ 15 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)


Quando Desy Icardi aveva parlato dell’olfatto in connessione alla lettura nel suo romanzo d’esordio, il primo pensiero sorto nel leggerne il titolo era legato allo splendido odore della carta che tutti i bibliofili conoscono e amano incondizionatamente. In realtà L’annusatrice di libri non ha raccontato una fisicità sensoriale, ma ha travalicato i limiti concreti dei sensi per trascendere in una dimensione altra, in cui la lettura è stata naturalmente caricata di un quid emozionale in più. Nel corso dell’intervista che le ho fatto mi aveva svelato il suo proposito di costruire una pentalogia di romanzi dedicati ai sensi e al mondo magico della letteratura. Ne La ragazza con la macchina da scrivere ci troviamo di fronte al tatto e la lettura viene sostituita dalla scrittura.

Il padre come persona e come mito: «Città sommersa» di Marta Barone


Città sommersa
di Marta Barone
Bompiani, 2020

pp. 304
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Gli adulti sono dati di fatto e misteri insondabili; gli adulti vanno e vengono, i loro visi appaiono e scompaiono, le stanze dove abitano esistono da sempre e insieme si producono per la prima volta nel momento stesso in cui tu, primo essere umano sulla terra, ne varchi la soglia. A volte sono passeggeri, a volte sono immutabili come le montagne. Non ti fai domande su di loro. (p. 24)
Se è vero che gli adulti sono per i bambini – per i ragazzi, ancora per i giovani – dati di fatto e misteri insondabili, credo sia altrettanto vero che un genitore sia, per il figlio, il più assoluto dei misteri. Il genitore è il primo essere umano di cui si abbia memoria, un’altra persona già adulta quando noi siamo in fasce, qualcosa che ci è dato da sempre e che, troppo spesso, crediamo sia destinato a restare per sempre. Di un genitore sappiamo molto ma mai abbastanza: spesso non abbiamo idea di come fosse – che paure avesse, che desideri lo abitassero, quali incubi lo turbassero – quando era bambino, ragazzo, giovane. A un certo punto viene voglia di chiedere a quel genitore qualcosa del suo passato: così, forse, iniziamo un lungo percorso di conoscenza reciproca.
Ma cosa fare quando il genitore non c’è più e questo desiderio si fa comunque strada in noi? Inizia una lunga odissea fatta di vecchie foto, di domande ai parenti, agli amici di famiglia, di ritagli di giornale.

mercoledì 19 febbraio 2020

L'ipocondria ha un senso: è una voce, fastidiosa, che sussurra all'orecchio la verità: "Inventario di un cuore in allarme" di Lorenzo Marone

Inventario di un cuore in allarme
di Lorenzo Marone
Einaudi, 2020

pp. 296
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Avere a che fare con l'ipocondria non è affatto facile. Né d'altra parte lo è avere a che fare ogni giorno con un ipocondriaco o un fobico. Nel suo nuovo libro, Inventario di un cuore in allarme, Lorenzo Marone racconta le sue esperienze, tra episodi tragicomici, momenti di riflessione più seria, curiosità scientifiche, mediche, chimiche e di cronaca, che concorrono, filtrate dalla personalità dell'io narrante, alla creazione di un romanzo autobiografico singolare. 
Quel che salta subito all'occhio a un lettore non-ipocondriaco è come tante cose, nella quotidianità, assumano una difficoltà notevole per un fobico. Se fin dalle prime pagine la psicoterapia propone prove difficilissime per il protagonista, in seguito anche la fede e l'omeopatia non si riveleranno grandi soluzioni. Soprattutto, bisogna chiederselo, esiste una soluzione? Anche l'idea di non parlare di malattie e di tacere le proprie ansie non è altro che un placebo, un tentativo che costa moltissima fatica all'ipocondriaco. E i discorsi degli altri, dei cosiddetti sani, su morti improvvisi, stroncati da chissà quali malattie, o malati coetanei, possono gettare un ipocondriaco nella disperazione. Palpare il proprio corpo, per assicurarsi che non ci sia nessuna strana escrescenza e che tutto vada bene? Neanche a parlarne. 

Quanto blu: il capolavoro di uno scrittore eclettico, mai uguale a sé stesso

Quanto blu
di Percival Everett
La nave di Teseo, gennaio 2020

Traduzione di Massimo Bocchiola

pp. 325 
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Tutto quello che vi dirò è vero, ma non ho idea di cosa sia essere vero. (p. 25)
Verità, menzogna. Segreti, soprattutto. Sono le verità indicibili i tre elementi chiave dell’ultimo bellissimo romanzo di Percival Everett, scrittore eclettico, raffinato, mai uguale a se stesso. Quanto blu è un racconto in prima persona, attraverso la voce del protagonista, Kevin Pace, artista di discreto successo, al lavoro su un ultimo segretissimo dipinto, una tela immensa per mezzo della quale provare a fare i conti con il proprio passato e i segreti che lo tormentano.
Tre tempi e luoghi che si alternano in capitoli intitolati Casa, 1979, Parigi, in cui si svelano pagina dopo pagina la storia di una vita, le ossessioni dell’artista, i peccati dell’uomo. Le crisi, i problemi di un matrimonio che dura da trent’anni, l’inquietudine per un’esistenza che avrebbe tutte le carte in regola per dirsi felice ma che non sempre è tale. Everett costruisce un romanzo perfetto, che coniuga una prosa elegante e puntuale a una trama intrigante, ricchissima di spunti di riflessione e momenti di profondità con cui il lettore è chiamato a confrontarsi. Lo fa offrendoci una storia piena di umanità, di debolezze, talvolta dolorosa, dominata dal colore e dallo sguardo dell’artista che ce la racconta, parziale e soggettiva per sua natura.

martedì 18 febbraio 2020

Non mele, ma batterie nel nuovo Eden: "Aadam ed Eeva" di Arto Paasilinna

Aadam ed Eeva
di Arto Paasilinna
Iperborea, 2019

Traduzione di Marcello Ganassini

pp. 256
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Durò sei lunghi giorni, il settimo Aadam Rymättylä si riposò. Comprese che aveva trovato la strada per il paradiso dove avrebbe condotto l'intera umanità. (p. 41)
Dall'Eden alle soglie del nuovo millennio, ne abbiamo fatta di strada. Il morso alla mela della conoscenza, oltre che a insegnarci (forse) la differenza tra bene e male, ci ha portati a un vertiginoso sviluppo che ha dimenticato la connessione con la natura. La Terra è un groviera da cui zampilla petrolio ormai in esaurimento, la crisi economica e lavorativa è diffusa, giovani imprenditori si suicidano sotto la spinta dei pignoramenti. Non proprio tutti reagiscono così. C'è un uomo, un produttore di batterie nel quartiere di Tattarisuo, a nord di Helsinki, che inizia la sua primavera catapultato in aria da una gigantesca esplosione: Aadam Rymättylä sta infatti cercando di creare un nuovo tipo di batteria che affrancherà l'umanità dall'uso dei combustibili fossili e che renderà il suo inventore incredibilmente ricco. E per un uomo come Aadam, pieno di debiti e con sette figli da mantenere, non è certo un aspetto da sottovalutare.

"Cecità": un romanzo (e un audiolibro) sempre attuale sulla possibilità di redenzione dell'umanità

Cecità
di José Saramago
Letto da Sergio Rubini
Regia di Flavia Gentili
Tradotto da Rita Desti

Emons audiolibri, 2020, in coedizione con Feltrinelli

Tempo di ascolto: 11h 9m
€ 14,90 (cd)
€ 8,94 (file mp3)

Ho passato la vita a guardare negli occhi della gente, è l'unico luogo del corpo dove forse esiste ancora un'anima.
Quando il Premio Nobel per la Letteratura scrisse Cecità (Feltrinelli, 1995, titolo originale: Ensaio sobre a Cegueira, traduzione di Rita Desti) i romanzi distopici erano ancora ben lontani dal raggiungere la notorietà della quale godono oggi, eppure questa storia si inserì prepotentemente tra i classici del genere fantascientifico e, a distanza di venticinque anni, possiede ancora una grandissima attualità.

La vicenda è ambientata in una città senza nome di un Paese qualunque e comincia con un uomo alla guida di una macchina che attende il verde ad un semaforo, ma improvvisamente perde la vista, o meglio, si trova avvolto in un mare bianco.
Il suo purtroppo non sarà il solo caso, poiché ben presto l'uomo diverrà il paziente zero di un'epidemia che si diffonderà rapidamente in tutta la città e poi nel Paese.

lunedì 17 febbraio 2020

Il Salotto - «La redenzione è un processo, la si raggiunge non solo a parole, ma attraverso i fatti»: intervista a Ryan Gattis, autore di "Uscita di sicurezza"

Foto dell'autore © Sam Tenney

Ryan Gattis, scrittore e insegnante di Los Angeles, ha la grande capacità di raccontare la sua città attraverso la storia: già ero rimasta piacevolmente colpita da "Giorni di fuoco", uscito nel 2016 per Guanda, incentrato sulle rivolte di LA del 1992. E da poche settimane è arrivato in libreria "Uscita di sicurezza" (sempre per Guanda): col passo di un thriller avvincente coglie la problematicità della crisi economica, a ridosso dello scandalo Lehman Brothers. Il tutto, come è tipico di Gattis, raccontato "dal basso", dal punto di vista di uno scassinatore di casseforti e di un trafficante di droga pentito (vi rimandiamo alla recensione per approfondire la trama).
A Milano per presentare il suo libro al pubblico italiano, Ryan Gattis è stato così disponibile da rispondere a un po' di domande.

1) Con Uscita di sicurezza torniamo sulle strade di Los Angeles, ma rispetto a Giorni di fuoco ci avviciniamo nel tempo. Ci sono delle accortezze particolari che deve avere un autore quando si occupa di storia recente? 
Non penso che uno scrittore debba avere delle accortezze vere e proprie quando decide di scrivere su un momento storico come questo; deve metterci passione ed essere accurato e fedele all’epoca di cui scrive. Personalmente mi sono documentato molto. In questo caso, siccome vivevo a LA nel 2008, ho visto in prima persona famiglie che hanno sofferto a causa della crisi, ho visto delle zone decimate a causa della crisi del mercato immobiliare e, vista la situazione, non ci ho pensato due volte: ho voluto scrivere al meglio di questo momento storico.

La verità che brucia: "Le peggiori paure" di Fay Weldon

Le peggiori paure
di Fay Weldon
Fazi, 2020

Titolo originale: Worst Fears
Traduzione di Maurizio Bartocci 

pp. 270
€ 16,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook) 


Alexandra è stordita dalla morte improvvisa del marito Ned. L’hanno avvisata per telefono: lei si trovava a Londra per le repliche di Casa di Bambola di Ibsen, in cui recita il ruolo della protagonista. A occuparsi di tutto sono state la sua amica Abbie e l’appariscente Vilna, una conoscente non proprio gradita. Sono state loro, non lei, le prime a vedere il corpo di Ned all’obitorio. Loro, e l’inquietante, delirante Lucy Lint. Travolta dal proprio dolore, dall’incrinatura imprevista della propria vita perfetta, Alexandra tarda a rendersi conto che alcuni dettagli proprio non tornano, nella versione che le è stata proposta. Cosa ci faceva Abbie a casa sua alle cinque e mezzo del mattino? Perché la casa è così straordinariamente pulita? Come mai Ned, cinico scrittore e critico, stava guardando Casablanca la sera prima di morire? Perché Lucy sembra così disperata? E ancora, per quale motivo Ned sistematicamente parlava male di donne che adesso, dopo la sua morte, sembrano aver avuto con lui rapporti piuttosto intimi?

domenica 16 febbraio 2020

#Pillole d'autore - L'amore secondo Hikmet

Ho amato Hikmet subito, incondizionatamente. L’ho amato da quando Margherita Buy lo recitava su un tetto, in un film di Ferzan Ozpetek. L’ho amato quando ho cercato compulsivamente altri testi, facendoli risuonare più e più volte, pur consapevole che qualcosa si perdesse nella traduzione. Ho amato la selezione fatta da Mondadori nella bella edizione della serie Cult, che unisce alle Poesie d’amore alcune fiabe, ingenue e belle. Amore è del resto la parola chiave nella poesia di Nâzim Hikmet, uomo dalla vita errabonda e tormentata, ma anche piena, densa, sempre intrisa di una vitalità che deborda dai testi, come ci ricorda anche Salvatore Quasimodo in una critica vibrante: “‘Amore’ dunque per l’uomo, per la terra, attraverso quello per le donne […]. Amore che è dolcezza e preghiera, ma anche dolore e metamorfosi. Le trasformazioni del cuore attraverso gli anni del carcere, di Istanbul, di Mosca, di Cuba, nelle città straniere […], costruiscono una spirale di amori – creature, luoghi, idee, fughe, sogni. […]. La realtà lacera il presente e lascia aperto lo squarcio del dolore, della persecuzione, della solitudine: il poeta è Nâzim Hikmet, il figlio rivoluzionario di una terra antica, i suoi sentimenti sono universali” (p. 329).
E universali appaiono infatti i testi, anche al lettore ignaro, che li senta per la prima volta: se anche parlano del sentimento e spesso sono rivolti a un tu femminile, evocato sulla pagina con tocchi sapienti da parole che sono quasi carezze, sensuali e materiche, appare chiaro che il poeta parla allo stesso tempo anche d’altro, che i brani sono varchi verso realtà più ampie, verso un mondo che sente e soffre e che Hikmet continua a vedere davanti agli occhi, anche nei lunghi anni – quasi dodici, dal 1938 al 1950 – trascorsi tra le mura di una prigione. Proprio alle “lettere dal carcere” (con un’eccezione vagante, dal tempo successivo dell’esilio) appartengono le poesie della selezione che segue, forse tra le più celebri del poeta turco, e che giustamente continuano a essere rappresentative della forza immortale di un grande autore.

sabato 15 febbraio 2020

#RileggiamoConVoi di San Faustino - Meglio soli (e con un buon libro!)


Buon San Faustino, lettori! 
Per chi di voi oggi festeggia il suo essere 'single', ecco alcuni titoli da non perdere assolutamente. Rispetto al Rileggiamo di San Valentino, dobbiamo proprio dire che questa lista ci ha fatte divertire molto mentre scrivevamo i vari consigli. Come sempre, oltre ai consigli trovate i link per approfondire il libro con le nostre recensioni.

Buona lettura e ricordate... non siete soli, un libro è un bellissimo compagno! 
La redazione

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venerdì 14 febbraio 2020

#RileggiamoConVoi di San Valentino - Quando l'amore si nasconde tra le pagine di un libro


Cari lettori,
commerciale o no, San Valentino è una festa che ha i suoi adepti ed è un'ottima occasione per dire a chi amiamo che per noi è speciale. Qui su Criticaletteraria abbiamo pensato di condividere con voi i libri che ci hanno fatto innamorare - della storia, dei personaggi e di molto altro ancora. Come sempre, oltre ai titoli e alle motivazioni delle nostre scelte, vi consigliamo per chi è adatta quella lettura e trovate i link per arrivare subito ai nostri articoli.

Buona festa degli innamorati (della lettura!)
La Redazione

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Finché buio non ci separi: le luci e le ombre di venti celebri sodalizi amorosi secondo Lorenza Tonani e Giulia Rosa

Amore mio illuminato
illustrazioni di Giulia Rosa
testi di Lorenza Tonani
Hop Edizioni, 2019

€ 18,00

Una coppia – un lui e una lei – si bacia davanti a noi sulla copertina di Amore mio illuminato. Non ci è dato sapere se gli occhi dei due partner siano aperti o chiusi – il che aggiungerebbe di certo alcune cose sulla natura di quel sigillo labiale – perché un grande libro poggiato sulle rispettive fronti nasconde strategicamente le loro ciglia e si apre per dare sfogo alla forza degli elementi più melodrammatici tra i classici quattro: l’aria e l’acqua. Tutto si agita: le pagine – bianche, ancora da scrivere – vengono mosse dallo stesso vento che solleva un’onda altissima di orientale memoria, e alcune, addirittura, volano via leggere, subito prese al becco con molta grazia da tre uccellini, variopinti conoscitori delle correnti. Quasi fosse un proiettore cinematografico, il volume spalancato emette un fascio luminoso che rivela un cielo velato di nubi, mentre altri bagliori radiografici rischiarano dall’interno le sagome dei due corpi stretti in un abbraccio più che mai terrestre, che li fa riconoscere l’un l’altro in virtù della comune infiorescenza. Quanto al fuoco, quello lo si percepisce in absentia: il suo calore, del resto, dipenderà anche dalla forza del vento, che, come insegna anche la canzone, è solito spegnere quelli piccoli e accendere quelli grandi.

giovedì 13 febbraio 2020

#CriticaNera - Con "Avviso di burrasca" continua la saga di Doggerland

Avviso di burrasca
di Maria Adolfsson
SEM, 2019

Traduzione di Stefania Forlani

pp.412   
€ 18 (cartaceo) 
€ 9,99 (ebook)


Questo thriller è il secondo volume di una serie di libri che hanno per protagonista l’investigatrice Karen Eiken Hornby (il primo, sempre edito da Sem, è Inganni).
Ambientato su un arcipelago del Mar del Nord, che oggi non esiste, ovvero Doggerland; per qualcuno addirittura si tratterebbe della mitica Atlante, per altri di una terra scomparsa all’epoca delle glaciazioni, probabilmente oggi unirebbe Danimarca, Germania e Inghilterra. Forse, per l'autrice, è il simbolo di una cultura che non esiste, ma poteva esserci. In ogni caso, questo mondo ha i suoi ritmi e i suoi riti, e la scrittrice scandinava li racconta come se fossero acclarati, rendendo il tutto più credibile e realistico.
All'investigatrice Karen, ancora alle prese con un dolore al ginocchio, relativo a un episodio avvenuto nel primo libro, tocca lasciare la casa e gli affetti alla vigilia di Natale, per fare i conti con un omicidio strano, che a prima vista può sembrare un banale incidente. Un vecchio professore, Fredrick Stuub, è stato trovato morto dalla sorella Gertrud, in una cava abbandonata. La polizia locale è a corto di personale, così Jounas chiede a Karen di occuparsi del caso, nonostante il congedo. Lei accetta, felice di sfuggire a ulteriori festeggiamenti. Il mattino successivo, insieme al coroner Kneought Brodal, arriva alla stazione di polizia dell'isola di Noorti. 

«Sono quelli importanti a decidere le regole. Noi dobbiamo accettarle»: i bassifondi di Los Angeles ai tempi della crisi, raccontati da Ryan Gattis

Uscita di sicurezza
di Ryan Gattis
Guanda, 2020

pp. 336
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Chi è Ricky "Ghost" Mendoza Jr.? Un "Robin Hood del ghetto", come lo definisce Rudy "Glasses" Reyes, un egocentrico, un benefattore o un pazzo? Sono in tanti a chiederselo, e in effetti potremmo domandarcelo anche noi lettori, che restiamo fin dalle prime pagine avvinti alla narrazione serrata di Ryan Gattis, che ci porta nuovamente a Los Angeles dopo Giorni di fuoco, ma questa volta ambienta il romanzo nel 2008, a un passo dal crollo di Lehman Brothers
La crisi è in arrivo, basta guardarsi attorno per i quartieri meno agiati di L.A., e l'idea di Ghost è facile: lui, che per undici anni ha collaborato con la DEA come fabbro specializzato in scassinare le cassaforti dei malviventi, vuole sottrarre soldi per aiutare tante persone in difficoltà con il mutuo. In fondo, lui ha ormai la fiducia della DEA, e spesso gli agenti lo lasciano solo con la cassaforte e il suo contenuto...

mercoledì 12 febbraio 2020

Fruste e coltelli, matite e pennelli: le vie del cibo tracciate da 40 pasticceri e cuochi italiani in un volume che è pura sinestesia

Chef’s design.
Dalla matita al piatto: i disegni preparatori dei grandi chef

di Francesca Tagliabue
Nomos Edizioni, 2019

pp. 135
€ 39,90



Esistono libri che sono pure sinestesie: Chef’s design, recentemente pubblicato dalla Nomos Edizioni, è uno di questi. Se la figura retorica deputata alla commistione tra differenti aree sensoriali appare la più adeguata per definire la natura del volume è proprio perché il gusto, l’olfatto, il tatto, la vista e addirittura l’udito risultano tutti perfettamente coinvolti nel processo creativo che ne è al centro, ovvero quello che dall’idea aurorale di un determinato piatto porta alla sua provvisoria rappresentazione cartacea o digitale e poi alla sua preparazione concreta. Sollecitati da Francesca Tagliabue, quaranta tra i cuochi e i pasticceri più stellati d’Italia hanno raccontato il loro rapporto con quelli che si possono definire gli aspetti “retinici” di una pietanza prima che questa diventi parte ufficiale del menu: una miscellanea assortita di approcci e tendenze che nel rivelare altrettante personalità culinarie sposta l’attenzione sul prima invece che sul dopo, evidenziando così anche la differenza che c’è tra la fase “in divenire” tipica del bozzetto (più o meno grezzo e pasticciato) e quella “in essere” tipica della fotografia (sempre patinata e non di rado food-pornografica).

"L'amore ai tempi del colera": la storia di un amore realmente magico, magicamente reale

L'amore ai tempi del colera
di Gabriel Garcίа Márquez
Oscar Mondadori, 2016

Traduzione di Angelo Morino

Prima edizione: 1985

pp. 390

€ 14 (cartaceo)
€ 7,99 (e-book)


Era inevitabile: l'odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati (p. 5).
Comincia con queste poetiche righe uno dei romanzi più noti di  abriel Garcίа Márquez, L'amore ai tempi del colera (Oscar Mondadori, 2016, prima edizione: 1985).
Ambientata a Cartagena de Indias, in Colombia, negli anni Venti del XX secolo, la storia si snoda nell'arco di oltre cinquant'anni, raccontando l'amore tra il telegrafista (poi imprenditore nel ramo dei traghetti fluviali) Florentino Ariza e la bella e testarda (la "mula d'oro" la definirà suo padre) Fermina Daza, moglie del dottor Juvenal Urbino.
È da quest'ultimo personaggio che lo scrittore inizia il racconto, "gettando" il lettore in medias res per poi tratteggiare con pennellate da abile pittore la platonica passione adolescenziale tra i due giovani: 
Quello sguardo casuale fu l'origine di un cataclisma d'amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato (p. 61).

martedì 11 febbraio 2020

L'omerica cadenza di Adriano Giannini: "Revolutionary road" di Richard Yates

Revolutionary Road
di Richard Yates

Traduzione di Adriana Dell'Orto
Letto da Adriano Giannini

Emons Edizioni, 2018
Durata: 12h e 43 min, 56 tracce

€ 18,90 (cd)
€ 11,34 (file per app)


Le fazioni schierate su quale sia il supporto migliore per fruire di un'opera scritta sono molteplici. La contrapposizione più famosa è senza dubbio il digitale vs. cartaceo. Vuoi mettere il risparmio di spazio, ma l'odore della carta ne vogliamo parlare, ma in viaggio sei più comodo, no! per "libro" si intende solo l'oggetto fisico aleggiano nelle nostre bolle con pigra regolarità.
Sugli audiolibri, il giudizio è più benevolo. Forse perché ci ricordano di quando ci leggevano le favole prima di addormentarci o, ancor di più, l'atavica memoria storica per le storie attorno al fuoco, o perché in Italia abbiamo una buona tradizione radiofonica di programmi di lettura e adattamenti, sta di fatto che l'audiolibro è benevolmente accettato. A parte qualche ceppo resistente del "ma dell'odore della carta, ne vogliamo parlare?!", gli ascoltatori di audiolibri sono concordi nel ritenerli un buon passatempo mentre si fanno altre attività noiose come stirare o lavare i piatti, fermo restando che il lettore sia un valido attore o doppiatore. 
Essendo alla mia prima esperienza, a parte qualche sporadica puntata radiofonica, mi sono orientata su un romanzo molto conosciuto e su una voce importante del doppiaggio italiano: Revolutionary road di Richard Yates letto da Adriano Giannini ed edito da Emon Edizioni, casa editrice di punta sulla diffusione degli audiolibri in Italia.

"La babysitter e altre storie": 30 racconti per 30 traduttori, dentro i molteplici mondi di Coover

La babysitter e altre storie
di Robert Coover
NN editore, 2019

30 racconti per 30 traduttori

pp. 416
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Ci sono libri di cui avverti perfettamente la valenza letteraria, la forza della scrittura. E se fare critica fosse una scienza esatta tutto questo basterebbe o, per meglio dire, scriverebbe da sé il giudizio su un’opera. Ma sappiamo bene che una componente importante del ragionamento sul testo è quell’insieme di sensazioni, istinto, gusto personale e tutto ciò che esula da parametri oggettivi di bellezza per cui si può semplicemente dire questo è un buon libro o non lo è. Per queste ragioni non mi è facile scrivere di La babysitter e altri racconti, antologia pubblicata a fine 2019 da NN editore e che ripercorre l’intera carriera letteraria di Robert Coover, con racconti dal 1962 al 2016.
Quello che più di tutto ho apprezzato è proprio il progetto editoriale: Coover, tra i padri del postmoderno americano, arriva in Italia grazie a NN con questa antologia maestosa, che permette al lettore di avventurarsi nell’intricato mondo narrativo da lui creato, scoprendone gli elementi essenziali, tematiche e spunti ricorrenti e cogliendo l’essenza della sua scrittura, del suo immaginario artistico. E, soprattutto, l’idea vincente di NN è stata quella di affidare ogni singolo racconto (trenta, in totale) a un traduttore diverso, avvicinandosi il più possibile a quella polifonia originale e scardinando uno dei punti fermi della traduzione letteraria, l’idea che un autore e un testo vadano approcciati da un singolo traduttore, che ne diviene il principale interprete. Un lavoro colossale in termini di organizzazione editoriale – immaginiamo quanto complesso sia stato gestire trenta diversi traduttori, scegliere a chi affidare ogni racconto, editare e, infine, organizzare la raccolta per il pubblico – che i due curatori, Serena Daniele e Luca Pantarotto, hanno spiegato nei due brevi testi che aprono e chiudono il volume.

lunedì 10 febbraio 2020

"So di chiederti tanto, ma ti va di unirti a me nella tempesta?": imparare a lasciare andare, nel nuovo romanzo di Ilaria Bernardini, "Il ritratto"

Il ritratto
di Ilaria Bernardini
Mondadori, 28 gennaio 2020

pp. 369
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Valeria aveva sempre avuto chiari i loro confini, i loro territori, non solo li aveva chiari ma anzi se n'era presa cura, e li aveva coltivati. Adesso però tutto era sconosciuto, indecifrabile. Questo nuovo ruolo, quello dell'amante in casa sua, mentre lui era in coma, era il più difficile che avesse interpretato finora. E non sapeva assolutamente come descriverlo. (p. 232)
Valeria Costas è una scrittrice affermata di racconti, nei suoi cinquantacinque anni ha sempre scelto di restare da sola, in preda al suo passato colmo d'amore e di dolore per la sorella Sybilla morta prematura, avvolta dall'affetto talvolta respingente per la madre Theodora; soprattutto ha scelto di amare un uomo, Martín Aclà. Venticinque anni d'amore, chiedendogli poche volte se amava solo lei, e non la moglie, l'artista Isla Lawnsdale. D'altra parte, Valeria ha sempre incontrato Martín in giro per il mondo, durante i loro molti viaggi: lei, in viaggio per presentazioni librarie e per carpire dettagli da trasformare in racconti; lui, imprenditore illuminato, costantemente con la valigia in mano. L'idea di stare insieme per sempre, alla luce del sole, aveva le sue complessità per la protagonista: «Lo amava ma voleva anche stare sola. Lasciare lo spazio libero, per Sybilla e per tutte le storie» (p. 43). All'improvviso, la notizia sentita alla radio: Martín durante una conferenza è stato colto da un ictus e ora è in coma, nella sua casa di Londra. Ecco che le certezze di Valeria franano improvvisamente: come può un'amante raggiungere l'uomo che ama, malato, e stargli vicino? 
L'idea è piuttosto ingegnosa: dal momento che serve una sua nuova immagine per il nuovo libro, Valeria chiede che al posto di una fotografia ci sia un ritratto, che vuole eseguito da Isla Lawnsdale. Così avrà modo di stare nella stessa casa di Martín, anche se in posa davanti a sua moglie.

Se la panne diventa condizione esistenziale: rileggendo Dürrenmatt

La panne. Una storia ancora possibile
di Friedrich Dürrenmatt
Adelphi, 2014

Traduzione di Eugenio Bernardi

pp. 87  
€ 10,00 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)



Tutto inizia con una domanda: “ci sono ancora storie possibili, storie per scrittori?”. Come spesso nelle sue storie, Dürrenmatt ci interpella, interrogandosi su un problema di matrice teorica. Ne La promessa si trattava dell’insensatezza del romanzo giallo, per cui l’autore scriveva addirittura un requiem; in questo breve apologo, invece, al centro della riflessione è il senso della letteratura odierna, che troppo spesso si concentra su un’analisi quasi pornografica dell’interiorità dello scrittore e non pare più in grado di narrare vicende che abbiano una valenza universale, che permettano di risalire dal particolare al generale, che mettano in campo forze superiori come la giustizia, o il caso, in cui si crede in fondo sempre meno. Tale premessa, inevitabilmente, getta un’ombra di inquietudine sugli eventi che presto vengono presentati: in un caldo pomeriggio estivo, un uomo qualunque – Alfredo Traps, quarantacinque anni, rappresentante di articoli tessili – si trova bloccato in un ridente paesino per un guasto alla macchina.

domenica 9 febbraio 2020

"Luna nera": streghe, alchimiste. Siamo caos, siamo tempesta.

Luna nera. Le Città Perdute
di Tiziana Triana
Sonzogno, novembre 2019

pp. 528
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Siamo ribelli. Siamo tempesta. Siamo streghe. Siamo le eroine fuggiasche di Luna nera, il primo volume della trilogia scritta da Tiziana Triana e appena approdata anche tra le serie tv su Netflix. Un "fantasy" femminista – se proprio vogliamo dargli un’etichetta – italianissimo per ambientazione, la campagna laziale, ma dal forte respiro internazionale e la scrittura cinematografica, che avvince per la storia intrigante e misteriosa, l’avventura, il desiderio di sciogliere i numerosi enigmi della trama. È un romanzo godibile e ambizioso, in cui talvolta si inciampa in qualche debolezza tra piccole incongruenze e una sovrabbondanza di storie, tematiche e spunti, ma in generale una lettura che permette di riflettere ancora su argomenti sempre attuali: l’ingiustizia, il patriarcato, l’ignoranza che genera sospetto e paura, il diritto alla libertà.
Triana lo fa calando le sue protagoniste nell’Italia del XVII secolo, dove l’indipendenza e il sospetto si pagavano con l’accusa di stregoneria e il rogo. Ne è vittima – della paura generata dall’ignoranza – la protagonista, Ade, costretta a fuggire insieme al fratellino Valente per sottrarsi alle conseguenze dell’accusa di stregoneria; ne sono state vittime e continuano a esserlo, le Città Perdute, la comunità femminile che li accoglie, li istruisce, svelandone pian piano il destino e la vera natura.

sabato 8 febbraio 2020

"What would a dandy do?": un libro di Massimiliano Mocchia di Coggiola contro il "mal di dandy" di ieri e di oggi

Il dandy
di Massimiliano Mocchia di Coggiola
Agenzia Alcatraz Edizioni, 2019

pp. 192
€ 20,00

What would a dandy do? Che cosa farebbe un dandy, specialmente nel caso in cui il suo ruolo e il suo status venissero continuamente e costantemente fraintesi e confusi con eccentricità, frivolezze e stravaganze esteriori fini a se stesse? Con buona probabilità, consapevole di come la conoscenza e la cultura siano sempre il migliore habitus, consiglierebbe di procurarsi dei buoni libri sull’argomento. Ma cosa accade se il dandy in questione corrisponde alle generalità di Massimiliano Mocchia di Coggiola? Beh, in questo caso l’alternativa sarà ancora più radicale: non un vago suggerimento di lettura, ma direttamente la stesura di un volumetto – Il dandy, dato alle stampe da Agenzia Alcatraz Edizioni – che possa finalmente fare luce su uno degli argomenti più maldestramente illuminati del momento nell’ambito degli stili e soprattutto degli stili di vita. Perché in un’epoca che non tocca mai l’equilibrio tra la rivoluzione delle etichette e la loro restaurazione c’è bisogno di fare un po’di chiarezza su una predisposizione dello spirito – quella, appunto, del dandy – che si riduce a posa esteriore tutte le volte che non riesce a diventare autentica filosofia. Così, dopo le pubblicazioni dedicate rispettivamente a L’eleganza, Il vino e La barba, ecco che la nuova uscita della collana Black Tie ideata e curata da Alex Pietrogiacomi è il perfetto quarto volume “tra cotanto senno”, quasi una chiusura ideale di questo bel cerchio editoriale.

venerdì 7 febbraio 2020

L'epoca del nulla scintillante: «Le affacciate» di Caterina Perali


Le affacciate
di Caterina Perali
Neo edizioni, 2020

pp. 164
€ 14,00 (cartaceo)


Sono le 07:08, sono sveglia, seduta sul letto, a chiedermi perché ho puntato quattro sveglie se non so cosa fare.
Un buio spesso, bucato solo dallo schermo dello smartphone, impedisce la funzione ipnotica dei chiedi, lasciandomi in preda a mareggiate di pensieri nocivi nei quali è giusto naufragare. (p. 17)
L’assunto di base del libro di Caterina Perali, un nuovo Dry targato Neo edizioni, è che viviamo in una società in cui il fallimento – anche quando non è causato da noi in prima persona, anche quando lo subiamo e basta e non ne siamo partecipi – è da considerarsi un tabù. Del fallimento, soprattutto lavorativo, figuriamoci quello amoroso, non si può parlare: mentre la vita crolla a pezzi, e già dobbiamo faticare per raccogliere i famosi cocci, dobbiamo anche mantenere la facciata delle persone vincenti, autorevoli, a cui va tutto bene. Il fallimento è per noi moderni come la peste per chi viveva nell'Europa medievale: si trasmette di persona in persona, dilaga, e dunque è meglio isolare quelle bestie e mettergli addosso un cartello con scritto "disoccupato".

"Il giorno mangia la notte": il respiro delle vite nelle nostre città. Il romanzo d'esordio di Silvia Bottani

Il giorno mangia la notte
di Silvia Bottani
SEM, 2020

pp. 288
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Davanti allo specchio il suo viso sembrava incurante della lotta interiore che Naima combatteva da mesi. La giovinezza aveva la grazia di non chiederle il conto del dolore e della stanchezza: quel conto sarebbe arrivato anni dopo, all'improvviso, una mattina dei suoi quarant'anni, quando avrebbe osservato con stupore uno smottamento dei lineamenti, un cambiamento profondo ma fino a quel momento rimasto sopito. Avrebbe capito che il tempo non scorre lineare, ma insegue fratture e alterazioni, forma delle bolle, si raggruma e si liquefà, proprio come una sostanza organica. (p. 246)

Il tempo e la città sembrano fatte della stessa sostanza delle persone nel romanzo di Silvia Bottani, al suo esordio letterario per SEM Libri. Hanno un carattere organico, si raggrumano e si sciolgono nelle parole e nelle storie; si intrecciano e nell'intrecciarsi si alterano a vicenda. 
Il giorno mangia la notte è il racconto di tre vite - quelle di Naima, Giorgio e Stefano - che si scontrano per una serie di circostanze in una calda estate milanese.
Milano non è solo sfondo, è una materia viva che cambia con loro, scandendo gli spostamenti e i moti interiori dei protagonisti.
Naima è una giovane italiana di origine marocchina, vive a Corvetto con la madre e la sua passione più grande è la kick boxe. Il suo corpo atletico e muscoloso si fa strada sul ring e tra le pieghe di un'esistenza che la fa sentire sempre in bilico, tra sessualità, identità, realizzazione personale.
Giorgio è un cinquantenne, ex pubblicitario rampante, con il vizio del gioco d'azzardo e la mania del bere. Ancora innamorato della moglie che l'ha lasciato, si aggrappa alle sue ossessioni per tornare a galla, ma queste finiscono per portarlo sempre più a fondo.
Stefano, figlio di Giorgio, è un militante neofascista, praticante avvocato, che ha colmato le ferite del suo passato con la violenza. Si allena nella stessa palestra di Naima e lì i due si troveranno, tra uno scontro e un incontro, pian piano stretti in una morsa che toglierà il fiato.
I percorsi dei personaggi si intersecano la sera che Giorgio rapina per strada una donna che, accidentalmente nel tentativo di inseguirlo, viene investita da una macchina. È la madre di Naima.
Da allora niente sarà più lo stesso perché una spirale di dolore investirà le vite di tutti i personaggi cambiandole per sempre.

giovedì 6 febbraio 2020

Cosa resiste alla forza di un fiume in piena? Sentimenti, ricordi e desideri in "Senti che vento" di Eleonora Sottili

Senti che vento
di Eleonora Sottili
Einaudi, 2020

pp. 208
€ 16,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


«Quando mi consegnarono l'abito da sposa, il tempo minacciava tempesta» (p. 3): si apre così il nuovo romanzo di Eleonora Sottili, e subito vengono in mente i veli e i pizzi che svolazzano nel gran vento di Bocca di Magra. Non sappiamo ancora però che insieme al vestito oscillano e, anzi, vacillano anche le certezze della protagonista, Agata: il matrimonio è ormai alle porte e niente può fermarlo. O quasi. Ci si mette, infatti, un cataclisma: sul paese si abbatte una terribile tempesta, che porta all'inondazione del Magra, che blocca la vita di tutti, trascinando verso il mare insieme agli alberi, anche pezzi di casa strappati alle varie realtà domestiche. 
Agata, sua mamma e sua nonna si chiudono in casa, portano al piano di sopra ciò che hanno di più caro. E aspettano. Questa singolare prigionia è l'occasione per sperimentare una vita di privazioni (che la nonna ha affrontato coraggiosamente nel periodo della guerra), ma anche per trascorrere il tempo con quello che hanno di più caro: i ricordi, che portano con sé segreti inconfessabili. 

Nella Londra cinquecentesca con Paola Zannoner e William Shakespeare

Il bardo e la regina
di Paola Zannoner
DeA, 2019

pp. 421
€ 17,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Lo sai che una commedia un po’ è esperienza, un po’ è furto e un po’ è sogno. (p. 255)
Il nuovo, ambizioso romanzo di Paola Zannoner ci trasporta nell’Inghilterra del 1585, dove un giovane uomo è in grado di creare universi con la duttilità della sua voce e di distrarre la gente più semplice dalle inquietudini e le miserie del quotidiano. Figlio di un conciatore di pelli reinventatosi mercante, William legge il mondo come se fosse un canovaccio, ne individua le trame sottili, i gesti teatrali, le potenzialità drammatiche. A soli ventidue anni, già marito e padre, continua tuttavia a slanciarsi al di sopra della realtà a cui pare, deterministicamente, ancorato. I suoi pensieri si proiettano altrove, nel sogno, nella fantasia, rendendolo in qualche modo estraneo al suo stesso contesto d’origine:
E se la vita stessa fosse stata un sogno? Se lassù sul palco si animasse la proiezione dei pensieri più profondi e oscuri, e dunque fosse quella la vera vita umana? Come spiegarlo in un processo, come farlo capire a una famiglia di mercanti, terrorizzati dalla caduta degli affari e dal ritorno al vecchio stato di contadini miserabili e sempre affamati? (p. 16)
Quando una mattina, dopo una rappresentazione, alcune guardie armate, cupe e funeree come uno stormo di corvi, arrivano ad arrestarlo, l’evento appare quasi prefissato dalla sorte, preannunciato da segnali oscuri. Il giovane attore ha violato le leggi della regina, quella Elisabetta I oggetto di tanti mormorii e tante illazioni, continuamente minacciata da nemici palesi e nascosti. Non è però per la sua recitazione vagabonda e solitaria che l’uomo ha attirato su di sé le attenzioni di Sir Francis Walsingham, capo delle spie di sua Maestà: lui, come la regina, sa che la parola può essere un importante mezzo di condizionamento delle masse, che il teatro può diventare un punto di osservazione privilegiato sulla società. Ecco allora che il giovane William Shakespeare deve partire, per mettere la sua arte al servizio di una causa più grande.

mercoledì 5 febbraio 2020

Ritrovare Ulisse, controverso e geniale, tra le pagine di Giulio Guidorizzi

Ulisse. L'ultimo degli eroi
di Giulio Guidorizzi
Einaudi, 2018

pp. 195
€ 14 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Quanti e quali ricordi avete dei poeti omerici? Vi sono rimasti pochi versi, svogliatamente imparati a memoria tra i banchi di scuola, o avete avuto modo di apprezzare già allora o in un secondo tempo questi capolavori? Per chi vuole approfondire il personaggio di Ulisse, osservando tante delle peripezie che lo hanno reso il più furbo degli eroi, ma anche il più umano e "imperfetto", il saggio di Giulio Guidorizzi è un ottimo inizio
In meno di duecento pagine, il celebre professore di Letteratura greca e Antropologia del mondo antico ripercorre in chiave romanzesca le tante tappe che hanno travolto Ulisse nel suo viaggio di ritorno da Troia verso Itaca. Interessante è come lo fa: la narrazione parte dalle riflessioni di Penelope, in paziente attesa, e dal viaggio di Telemaco in cerca del padre, quindi scava nel passato dei personaggi attraverso la tecnica dell'analessi, già ampiamente impiegata nell'Odissea, ma esplorando il punto di vista di personaggi diversi, non del solo Ulisse. Inoltre, oltre alla tradizione omerica (seguita perlopiù fedelmente), si trovano anche rimandi a episodi e avvenimenti che si trovano in testi spuri della tradizione. 

Tra haiku e sceneggiatura: "Il giardino delle parole" di Makoto Shinkai

Il giardino delle parole
di Makoto Shinkai
J-Pop, 2017

Traduzione di Salvatore Corallo

pp. 298
€ 14,00 (cartaceo)
€ 4,44 (ebook)

 
«Stai andando a scuola?»
«Ho deciso di non andare a scuola quando piove, ma solo di mattina.»
«Uhm...»
In un certo senso ha la testa sulle spalle. La cosa le sembrò buffa.
«Allora potremmo incontrarci di nuovo...»
Le sfuggirono dalle labbra parole che non aveva intenzione di pronunciare.
«Se dovesse piovere...» (p. 50) 
C'è un bosco seminazionale nell'area metropolitana di Tokyo, tra il quartiere Shinjuku e quello di Shibuya: l'ingresso costa duecento yen. Come tutti i parchi dà il suo meglio in primavera, durante la fioritura. Ma se ci si passa durante la stagione delle piogge si possono trovare creature di un altra specie: perché così appaiono Takao e Yukino, i protagonisti del romanzo corale Il giardino delle parole. Esseri emersi dall'acqua e che solo durante le piogge possono incontrarsi. Takao, studente liceale e appassionato di calzature, e Yukino, giovane professoressa di liceo così bella da sembrare irreale, sembrano essere divisi da tanti fattori, primo tra tutti l'età. Eppure, durante le piogge possono stare insieme, sotto un gazebo del giardino, a volte senza fare nient'altro che stare vicini e lasciare che i loro problemi vengano lavati via dall'acqua.

martedì 4 febbraio 2020

In viaggio alla scoperta dell'Europa centrale e, soprattutto, delle proprie radici sul treno di cristallo di Nicola Lecca

Il treno di cristallo
di Nicola Lecca
Mondadori, 21 gennaio 2020

pp. 249
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Perché è così che la vita è architettata. Basta un barattolo di trippa scelto male tra quelli esposti in un supermercato, basta comprare un biglietto di prima classe su un treno sbagliato: basta nulla, insomma, per stravolgere ogni cosa e ricordarci che, in fondo, siamo tutti equilibristi da circo: acrobati inconsapevoli che, a fatica, camminano sul filo del destino, lungo il corso dell'abisso. (p. 62) 
 Partenze e ritorni sono temi cari a Nicola Lecca (si pensi a I colori dopo il bianco, 2017, recensito qui), così come la spasmodica ricerca delle proprie origini, che, ne La piramide del caffè (2013) ha commosso moltissimi lettori, tra cui due dei nostri redattori (ne hanno scritto qui Giulia Pretta e qui Marco Caneschi). In questo nuovo romanzo, Il treno di cristallo, attraversiamo l'Europa orientale insieme al protagonista, il diciottenne Aaron, che scopre all'improvviso che il padre, che lui credeva morto anni prima, è invece appena scomparso e ha preparato per lui un viaggio in Interrail che lo porterà dal paesino di Londra dove abita fino a Zagabria, per l'apertura del testamento. Fino a quella scioccante rivelazione, Aaron è stato abituato alle rinunce, a faticare in gelateria per aiutare la madre, sola e depressa, che forse non ha mai davvero accettato quel figlio non del tutto voluto. 
A rasserenare le giornate, Aaron ha trovato un amore virtuale, per quella che lui definisce "l'unica, l'amore della sua vita", Crystal. E dire che di lei ha visto solo poche foto, perché la ragazza, piuttosto riservata, vive in Galles ed è un lungo viaggio di almeno dieci ore, che finora i due non sono riusciti a permettersi. Davanti all'ennesima richiesta di incontrarsi dal vivo, però, Crystal si ritrae e le certezze di Aaron si fanno sempre più fragili, come cristallo che può infrangersi da un momento all'altro. 

La ricerca nell'Ultima Thule: viaggio in Groenlandia, il continente che scompare

Ghiaccio
di Marco Tedesco con Alberto Flores d'Arcais
Il Saggiatore, 2019

pp, 159
€ 15,00 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)



Un libro di non facile definizione, questo. Non è un saggio, nel senso stretto della parola. Anche se alcune parti, più scientifiche, spiegano a noi comuni lettori come certi fenomeni naturali avvengano. È piuttosto il racconto, da un punto di vista personale (e poi vedremo in che senso) di una spedizione artica. Marco Tedesco è un glaciologo di fama, uno dei migliori cervelli in fuga che l'università italiana ha formato per poi donare al mondo. Classe 1971, Tedesco si è dapprima laureato in Ingegneria elettronica a Napoli, poi ha ottenuto un dottorato sul telerilevamento satellitare al Cnr di Firenze e poi ha spiccato il volo, portando in America la sua scienza. Ora è docente alla Columbia University e ricercatore presso il Goddard Institute for space Studies della Nasa. E un grande esperto di ghiaccio, di terre artiche, di cambiamento climatico. Tutto ciò per dire che questo agile e veloce libro è scritto da qualcuno che sulla materia ha davvero cose interessanti da dire (anche se, nel racconto c'è qualche piccola pecca, certamente non scientifica, facilmente evitabile, come vedremo).

lunedì 3 febbraio 2020

L'esordio di Arianna Cecconi: un mondo sospeso fra la terra e il cielo


Teresa degli oracoli
di Arianna Cecconi
Feltrinelli, 2020

pp. 208
€ 16,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Non so se la Sibilla Cumana invidiasse Cassandra – anche lei Sibilla, anche lei toccata dall’amore di Apollo e condannata, per non averlo ricambiato, a non essere mai creduta, le sue parole troppo vicine alla verità per essere ascoltate.
Non so quando Apollo posò gli occhi su mia nonna Teresa. (p. 9)
Ho scoperto questo libro a Pistoia, durante la manifestazione L’anno che verrà: i libri che leggeremo, edizione 2019. A colpirmi è stata la personalità dell’autrice, che faceva da contraltare a quella dell’altra donna presente insieme a lei. Romina Casagrande, infatti, presentava in anteprima I bambini di Svevia (Garzanti) e, benché fosse al suo primo libro con una major, mostrava tutta la sicurezza di una scrittrice già avvezza alla cosa: il suo tono era fermo e placido, il suo modo di parlare fluido e cadenzato.
Arianna Cecconi, invece, al suo esordio con una big come Feltrinelli, parlava in preda all’entusiasmo, muoveva le mani e aveva nella voce un tono sognante. Era una presenza dotata di una energia magnetica. Antropologa, dichiarava, studiosa dei sogni e del loro ruolo all’interno delle culture, si era dedicata alla cultura peruviana.
La sua presentazione mi è rimasta impressa e per giorni ho pensato alla sua saga familiare: a Teresa, soprattutto, che, colta dall’Alzheimer, un giorno smette di parlare per non farsi scappare un segreto fondamentale. Speravo dunque di ritrovare quel magnetismo, quell’energia, quella passione per il mondo onirico e per una forma ancestrale di spiritualità animistica nel suo romanzo d’esordio.