lunedì 2 marzo 2020

Diventare grande nell'Italia del dopoguerra: il romanzo amarcord di Gian Arturo Ferrari, "Ragazzo italiano"

Ragazzo italiano
di Gian Arturo Ferrari
Feltrinelli, febbraio 2020

pp. 329
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


In questi giorni di panico generalizzato, ho trovato un romanzo che ha il potere di allontanarmi dal presente per un viaggio nel passato dei miei genitori e dei miei nonni, lontano dal caos cittadino e dalla fretta del presente. Si tratta di Ragazzo italiano, primo romanzo di Gian Arturo Ferrari, che molti di voi conoscono come accademico (ha insegnato Storia del pensiero scientifico all'Università di Pavia) e come grande nome dell'editoria (tra i tanti incarichi da lui assunti, è stato direttore generale di Libri Mondadori, nonché a capo del Centro per il libro e la lettura presso il ministero dei Beni e delle Attività culturali) ed editorialista del "Corriere della Sera".  
Scusate per la lunga infilata di titoli e ruoli ricoperti, ma quando ho letto la biografia nel risvolto di copertina, ho provato una curiosità crescente: cosa vuole raccontarci Gian Arturo Ferrari? Cosa tirerà fuori dal cilindro? Un romanzo furbo, da bestseller annunciato (ammesso che davvero si possano prevedere tanto i gusti dei lettori)? Niente di tutto ciò.
Ragazzo italiano è una storia d'altri tempi, in senso letterale e metaforico: ci porta negli anni del Dopoguerra, osservati dagli occhi curiosi di un bambino, Ninni, che si muove in punta di piedi nella vita familiare. Ninni non vuole urtare il padre con la sua balbuzie, ma anche a scuola, per questa ragione, viene lasciato in disparte dalla maestra, più attenta ai figli degli industriali che alla realtà modesta di Ninni. I compagni di scuola non coinvolgono tanto Ninni, che tuttavia ha un suo mondo: quello della campagna. Non vede l'ora di raggiungere la nonna nella tenuta di famiglia, per i mesi estivi, fino all'inizio della scuola: lì c'è la libertà, si possono trovare gli amici di sempre e, novità interessante, ci si può immergere nei libri.
Lentamente per Ninni leggere e studiare diventano due enormi possibilità di riscatto (come, in effetti, avveniva per molti suoi coetanei): al di là dell'evasione, anche tante nuove e stimolanti scoperte. Ma essere il primo della classe significa auto-emarginarsi, ancora una volta; come fare?! Ninni pensava che crescere fosse la soluzione a tutto, ma ben presto scopre che non è così: 
Aveva ardentemente desiderato diventare grande, o quantomeno più grande. Adesso scopriva che crescere non era la soluzione istantanea di tutto quello che lo aveva fin lì angustiato. [...] Quello che invece non si aspettava, e che guardando quella specie di uomo di latta riflesso nello specchio gli risultava chiaro, era che diventare grande voleva dire acquistare tante cose, ma nello stesso tempo perderne molte altre, cui era affezionato, molto affezionato. E non sapeva se alla fine ci si guadagnava o ci si perdeva. (pp. 96-97)
In ogni caso, bisogna crescere, non c'è antidoto a questa comune malattia, e per Ninni diventare grande significa trasferirsi con la famiglia a vivere a Milano, scoprire il piacere di viaggiare in tram, affrontare una nuova esperienza scolastica, con un insegnante decisamente più "illuminato" rispetto alla maestra di prima. E poi significa cominciare a dare un nome alle preoccupazioni di famiglia, sentir parlare di mutuo e di debiti da pagare, nonché fare rinunce e cercare di comprendere i malumori dei genitori, il secondo lavoro del padre,... 
E poi c'è la decisione inequivocabile: basta con Ninni, il ragazzo dovrà essere chiamato col suo vero nome, il più distanziante Pieraugusto, tutto attaccato. Ninni/Piero fatica ad adattarsi all'ennesima trasformazione, ma il padre è stato categorico, e presto diventerà semplicemente Piero (e anche il narratore inizierà a chiamarlo solo così). Perché dopo le medie arriva il liceo classico, con le prime vere sfide intellettuali, le prime cotte, seguite da altrettante delusioni o da possibili rilanci,... 

Gian Arturo Ferrari ha scritto un romanzo accogliente, che abbraccia il lettore senza mai metterlo a disagio, accompagnandolo alla scoperta di un'Italia che fu e che non può tornare, se non nei ricordi di chi l'ha vissuta. Non ci sono particolari strappi nel tessuto narrativo, né il romanzo punta su una forte suspense: domina invece una felice fiera della quotidianità ora più agitata ora più calma di un ragazzino che, suo malgrado, arriverà a scoprirsi uomo e a trovare, finalmente, la sua dimensione. Rilassante, a tratti nostalgico e altrove ironico, sempre testimone del suo tempo, talvolta universale nel descrivere le grandi domande di un giovane che cammina verso l'adultità

GMGhioni







La scuola come possibile trampolino per un grande riscatto: è un pensiero comune questo, negli anni del Dopoguerra, tra cui c'è Ninni, il protagonista di #RagazzoItaliano, il primo romanzo di #GianArturoFerrari, grande nome dell'editoria italiana e accademico. Tra Lombardia ed Emilia, tra grandi estati in campagna e scoperta della grande Milano, Ninni va alla ricerca della propria identità, cercando di sentirsi meno bersagliato per il suo essere balbuziente e il suo sentirsi un po' diverso dagli altri. Il suo desiderio di integrazione è almeno pari alla sua curiosità e alla passione per la lettura: e dunque eccoci a seguirlo lungo tutti gli anni della sua formazione, fino alla maturità classica. @gloriaghioni ha apprezzato il tono disteso, a tratti ironico, di questo romanzo che raccoglie il ricordo di un'Italia che fu, e che possiamo sentire a volte nei racconti di genitori e nonni. Presto la recensione sul sito! #Feltrinelli #Criticaletteraria #inlibreria #bookstagram #instalibri #bookish
Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: