mercoledì 19 febbraio 2020

L'ipocondria ha un senso: è una voce, fastidiosa, che sussurra all'orecchio la verità: "Inventario di un cuore in allarme" di Lorenzo Marone

Inventario di un cuore in allarme
di Lorenzo Marone
Einaudi, 2020

pp. 296
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Avere a che fare con l'ipocondria non è affatto facile. Né d'altra parte lo è avere a che fare ogni giorno con un ipocondriaco o un fobico. Nel suo nuovo libro, Inventario di un cuore in allarme, Lorenzo Marone racconta le sue esperienze, tra episodi tragicomici, momenti di riflessione più seria, curiosità scientifiche, mediche, chimiche e di cronaca, che concorrono, filtrate dalla personalità dell'io narrante, alla creazione di un romanzo autobiografico singolare. 
Quel che salta subito all'occhio a un lettore non-ipocondriaco è come tante cose, nella quotidianità, assumano una difficoltà notevole per un fobico. Se fin dalle prime pagine la psicoterapia propone prove difficilissime per il protagonista, in seguito anche la fede e l'omeopatia non si riveleranno grandi soluzioni. Soprattutto, bisogna chiederselo, esiste una soluzione? Anche l'idea di non parlare di malattie e di tacere le proprie ansie non è altro che un placebo, un tentativo che costa moltissima fatica all'ipocondriaco. E i discorsi degli altri, dei cosiddetti sani, su morti improvvisi, stroncati da chissà quali malattie, o malati coetanei, possono gettare un ipocondriaco nella disperazione. Palpare il proprio corpo, per assicurarsi che non ci sia nessuna strana escrescenza e che tutto vada bene? Neanche a parlarne. 

L'io narrante non esita a contattare specialisti anche nei giorni festivi, è disponibile a sottoporsi a esami invasivi pur di veder scongiurata la sua più grande paura, ovvero quella della malattia. E presto gli ipocondriaci diventano ben noti ai loro medici, che spesso mancano del giusto tatto per affrontare la situazione o, anche quando ce l'hanno, sono logorati dalle richieste insistenti e irrazionali. D'altra parte, l'ipocondriaco non lo fa apposta: in questa confessione, lieve come una chiacchierata tra amici, Lorenzo Marone racconta tanti episodi che portano, se non ad immedesimarsi, almeno a comprendere più da vicino le esigenze e le angosce di un fobico. 
Dietro, Marone lo sa bene, ci sono spiegazioni scomode, che faticano ad affiorare, non solo questioni neuronali, come alcuni hanno sostenuto. E, d'altra parte, il mondo è pieno di fobici e ne esistono varie categorie: Marone ce ne elenca alcune, mostrandoci come a Napoli conosca esponenti di tutte le tipologie. Di primo acchito, siamo portati a ridere di certi aneddoti; poi, però, ci rendiamo conto che tali comportamenti buffi e illogici in apparenza appartengono a rituali necessari e irrinunciabili per i soggetti fobici. E spesso anche noi lettori ci chiediamo come cambierebbe la nostra vita, se fossimo colpiti dalle stesse paure. Quanto meno tempo avremmo, se ogni mattina dovessimo recarci al lavoro in tempo per aprire e chiudere le portiere persino oltre trecento volte? O come faremmo a vivere in campagna, se fossimo aracnofobici? O come faremmo a viaggiare tranquilli, se avessimo paura di qualsiasi imprevisto che, come tale, non possiamo prevedere?

In tal senso, Inventario di un cuore in allarme fa pensare: dietro al dettato amichevole scelto da Lorenzo Marone per trasformare la confessione in una più lieve chiacchierata tra amici, si nasconde la condivisione di un disagio che ha molte conseguenze sulla vita quotidiana, ma che non impedisce certo di provare momenti di felicità o di costruirsi una famiglia. Dunque, c'è anche speranza, e l'autoironia fa tanto per tenere a bada l'ipocondria. Certamente il libro sarà apprezzato tanto da chi ama i romanzi autobiografici in cui il tasso di confidenza è alto, per non dire altissimo, così come lo svelamento di sé (o almeno è quel che parrebbe, poi la storia della letteratura ci insegna a diffidare sempre un po' delle autobiografie).

GMGhioni







Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: