giovedì 5 dicembre 2019

Una villetta bifamiliare nell'Inghilterra vittoriana: la prosa pungente di Emily Eden

Una casa quasi perfetta
di Emily Eden
Elliot, 2019

pp. 190  
€ 17,50 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

Titolo originale: The Semi-detached House
Traduzione di Roberta Arrigoni

Una casa perfetta è una commedia di costume brillante, che scorre rapida e leggera, strappando non pochi sorrisi sinceri per la vivacità con cui sono tratteggiati i personaggi e per il brio con cui sono costruite le loro conversazioni. Tematizzato da Emily Eden in una trama equilibrata e ben costruita è il confronto tra le classi sociali nell'Inghilterra del primo Ottocento: l'aristocrazia, ben rappresentata da Lady Blanche Chester, e la middle class cui appartengono gli Hopkinson. Questi due poli, apparentemente opposti e invece resi dai tempi sempre più vicini, si trovano a coesistere forzosamente nella condivisione di una villetta bifamiliare. Proprio il giudizio tranchant di Blanche all’inizio del romanzo ci consente, attraverso l'esternazione ironica dei suoi pregiudizi, di iniziare a conoscere la protagonista, facendo una accurata pesatura dei suoi difetti:
“Oh, povera me! Un bambino piccolo che starà tutto il tempo a lanciare sassi contro la palizzata facendomi sobbalzare il cuore in petto, due figlie che non faranno che suonare Partant pour la Syrie, una madre che [...] sarà spaventosamente grassa e porterà le muffole, muffole spesse e ruvide, e farà di tutto per sapere cosa mangio a ogni pasto."
"Sai, Blanche, a volte penso sia un peccato che tu abbia un'immaginazione così fervida, e un peccato ancora più grande che tu sia tanto suscettibile.” [...]
"Ma davvero sono troppo fantasiosa e suscettibile?"
"Mi rincresce, mia cara, ma temo proprio di sì. Basti dire che hai cominciato questa settimana facendoti venire un accesso di febbre perché Arthur è in procinto di lasciarti, e parliamo di un viaggio che potrebbe dischiudergli ottime prospettive future. Starà via solo tre mesi ed è amareggiato quanto te all'idea della vostra separazione. E tu subito dichiari che non vi vedrete per un anno almeno, che ti dimenticherà in men che non si dica e si innamorerà di qualunque donna gli capiterà di incontrare. [...] Che il suo treno per Folkestone deraglierà, che la sua nave colerà a picco prima di attaccare ad Anversa e che lui, infine, morirà di febbre a Berlino. Tu nel frattempo partorirai un bambino morto, immediatamente seguito da due gemelli, avrai un travaglio dolorosissimo e morirai di tubercolosi e un certo numero di altre malattie. [...] Se queste non sono fantasticherie infondate, cara Blanche, davvero non saprei come chiamarle."
"Eppure suonano plausibili, e vi assicuro che non sono stata io a fabbricarle, mi si sono presentate alla mente senza che le evocassi, e mi pare che non differiscano granché dagli ordinari eventi della vita." (p. 8-9)
Emily Eden ha uno stile molto più pungente rispetto a quello di Jane Austen, cui pure si ispira. Meno attenta al quadro d'insieme, la forza della sua prosa è tutta nei dialoghi, attraverso i quali vengono presentati e caratterizzati i personaggi. Se Austen si fermava al lieto fine, Eden vuole andare oltre, sbirciare dietro le porte chiuse, esplorare le contraddizioni della vita coniugale, ma anche dei rapporti sociali in una fase di cambiamento, in cui tra persone di buon senso, seppur appartenenti a ceti diversi, è possibile un'intesa, un incontro di spiriti affini. Allo stesso tempo, Eden si mostra dissacrante, a tratti addirittura sferzante, nei confronti delle ipocrisie e delle finzioni di una certa parte dell'alta società. Oggetto di biasimo esplicito è principalmente la famiglia Sampson, composta da soggetti meschini e grotteschi, ritratti dall'autrice in toni schiettamente caricaturali. Se la nostra sensibilità odierna può essere urtata dal fatto che questa ricca famiglia ebrea divenga oggetto di una rappresentazione veramente impietosa, va detto che i Sampson vengono condannati principalmente per il loro atteggiamento, per la loro ambivalenza umana: 
"Non mi piace quella gente. [...] Non riesco a capire chi davvero sono loro."
"Lui è uno degli uomini più ricchi della città [...] e lei è una dama raffinata."
"Molto raffinata, sì, ma sbagliate a credere che sia una dama. Non solo e non tanto perché non ne ha le maniere nell'aspetto, ma per la sua ambivalenza".
"La sua ambizione, volevate dire."
"No, Charles, so cos'è l'ambizione. [...] Io volevo proprio dire ambivalenza. L'ansia, il languore, la sprovvedutezza sono solo messe in scena, e prima di trattare con quella famiglia di questioni economiche vi consiglio di raccogliere qualche informazione sulla loro storia." (p. 81)
E, del resto, alla nipote dei baroni, Rachel, giovane sfortunata dal cuore sensibile, Eden riserva alcune delle pagine più belle del romanzo. Rachel è infatti forse l'unico personaggio realmente a tutto tondo, nel dramma che la consuma e che è costretta a celare. Al di sotto di una maschera di svagatezza deliberatamente indossata, Rachel comprende ciò che la circonda, e agisce, mossa da acume e spirito critico più che dalle convenzioni del bel mondo, e sempre in piena coscienza. Anche lei, quindi, può felicemente essere riassorbita dal sistema-Hopkinson, pronto ad accogliere con bonarietà gli altri, anche se diversi, purché caratterizzati da un buon temperamento. 
Nel procedere della narrazione, mentre alle amicizie e alle relazioni che si intrecciano a Pleasance si affiancano dei brutti presentimenti circa una possibile rovina dei Sampson, l'autrice ci delizia con quadretti dai tratti quasi impressionistici nella resa della campagna britannica
Le lunghe ombre della sera cominciavano a disegnare arabeschi sul prato ancora soleggiato, mentre il placido fiume, "una lamina brunita adoro vivo", rifletteva con intatto nitore le pittoresche chiatte che scivolavano pigramente sull'acqua e i battelli da diporto che rallentavano, sollevando i remi, al suono delle melodiose voci provenienti dal giardino. L'aria estiva, gravida del profumo delle magnolie, spirava dolcemente sopra ogni cosa. (p. 91) 
Ci si rende conto, nel corso della lettura di questo romanzo, della necessità di accantonare il paragone che inizialmente era sorto spontaneo con l'opera della Austen, per non trovarlo inevitabilmente mancante. Come si è cercato di dimostrare, sono diverse le forme quanto le intenzioni, e solo liberando Eden da questo giogo ingiusto si potranno apprezzare le qualità specifiche della sua scrittura, che certo non mancano. Anche nel suo testo, d’altro canto, la conclusione – con grande diletto del pubblico – non può che essere felice, nel raggiungimento di un equilibrio che rispetta appieno i desideri e le caratteristiche dei personaggi. 

Carolina Pernigo







Emily Eden è stata da molti considerata l'erede di #janeausten. Proprio spinta da questa curiosità, la nostra @quinquilia ha scelto di leggere "Una casa quasi perfetta", salvo scoprire in realtà uno sguardo molto differente tra le due autrici. La rivelazione non è stata però deludente, anzi: il piglio accattivante di #emilyeden, il suo gusto dissacrante, il suo talento nella costruzione dei dialoghi rendono la lettura piacevole e a tratti davvero divertente, avvicinando il pubblico a personaggi profondamente realistici e molto moderni. Conoscete questa autrice? Cosa ne pensate? #instabook #instalibro #bookstagram #bookoftheday #bookish #igreads #igbooks #readingnow #newbook #bookaddict #booklover #cover #bookcover #inlettura #cosebelle #bookbreakfast #coffeetime #coffeebreak #instacoffee #breakfastbook #bookforbreakfast @elliotedizioni #elliotedizioni #criticaletteraria
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