Misurare il vuoto
di Caterina Villa
Lindau, febbraio 2026
pp. 268
€18,50 (cartaceo)
Afferra il bollitore con la mano destra, quella sinistra la poggia sul fondo del lavandino, bene aperta. Uno, se si immagina il mare, lo vede con le stelle marine dentro, ma lui una non l’ha mai beccata. (p. 97)
Una roulotte parcheggiata tra la nebbia e le canne sulla riva del Trasimeno. Un calendario al muro, dove il suo guardiano, Nicola, segna delle iniziali sotto ad alcuni slot orari. Ofelia è una dei visitatori della roulotte, così come Simone. Entrambi in fuga dal dolore con cui devono convivere nelle loro vite personali, nella vita quotidiana piena di demoni, hanno trovato nella roulotte uno spazio sicuro in cui, per qualche ora, ripararsi, pensare, affrontare le proprie ferite.
Ofelia ha perso da poco la madre, e liberarsi dal suo ricordo è meno facile ancora che cercare il padre che non ha mai conosciuto; Simone vive una relazione segreta che lo consuma, e lo spinge a farsi del male. Ma qualcun altro visita la roulotte, e lascia biglietti criptici firmati "T." tra le pagine dei libri, alludendo al trauma di qualcosa di orrendo capitato anni fa.
Stai facendo tutte le domande sbagliate.T. (p. 147)
Questo panorama umano popola Misurare il vuoto di Caterina Villa, edito Lindau. Il romanzo è costruito su molti, brevi capitoli che costruiscono una narrazione polifonica in cui le prospettive dei vari personaggi si alternano e si raccontano. Il fulcro, per tutte le loro storie, è l’incontro non solo con la roulotte, un mucchio di ferraglia che appartiene a chissà chi, ma che è diventata luogo di conforto per tutti loro. Soprattutto, l’incontro tra loro stessi, con i conflitti e le solidarietà che genera, offre il vero messaggio scaldacuore del romanzo: a volte, la vita offre conforto in luoghi e con persone che sembrano capitati per caso.
Nicola lo saluta e si avvia verso casa. Sa che c’è chi direbbe che li spia, ma non gli piace metterla così. È il custode, assicurarsi che le persone stiano bene e che trattino a modo la roulotte è il suo lavoro. E poi, ma questo non lo direbbe mai a nessuno, sapere che tutti loro, per quanto malmessi, trovano un senso, un mezzo, una via là dentro, gli dà conforto. (p. 32)
Quando la roulotte, diventata indispensabile per tutti i suoi visitatori, è minacciata da un'imminente rimozione che neppure il suo guardiano può impedire, il desiderio comune di salvarla dalla rottamazione e il legame instauratosi tra i personaggi li spingerà in missione per cercare il proprietario originale. Il viaggio sulle tracce delle origini della roulotte diventa anche una discesa nel proprio passato per Ofelia, che scoprirà verità nascoste sui suoi genitori, e il mezzo per scoprire il mistero dei biglietti di T.
Misurare il vuoto è un romanzo che celebra la rinascita, il delicato percorso di chi sceglie di guardare in faccia i propri fantasmi e superarli. L’idea della roulotte è affascinante: un oggetto abbandonato in un luogo al riparo dal traffico della città, un’immagine decadente impressa nella mente di chiunque, diventa luogo accogliente, colorato e salvifico: “la vita si attacca alla roulotte, le vite anzi” (p. 129).
Il romanzo di Villa si divora, sia per la piacevolezza dello stile che per l’interesse di una trama ben tessuta. Ad eccezione di alcuni passaggi più ingenui (tra cui i titoli a volte un po' troppo didascalici dei capitoli), la scrittura di Villa è forte e incisiva quando necessario, in grado di offrire un’apertura sull’emotività dei personaggi in tutte le sue sfumature di speranza, dolore, rimpianto.
La gola gli si serra mentre aspetta. La voce metallica gli cala dentro tipo un amo. Il numero chiamato non è più attivo. Simone sente qualcosa dentro che si stacca. È una specie di scatto ma all’infuori. Tipo quando cerchi di chiudere una scatola ma il coperchio non sta al suo posto e tutto esce. Come il fango nero dei suoi sogni (p. 180)
Misurare il vuoto è un libro consigliato a chi cerca una storia diversa, raccontata bene, e un romanzo che sappia raccontare il dolore, e al contempo illuminare uno spiraglio di salvezza nell’incontro tra anime danneggiate. Piacerà moltissimo a chi ha amato Finché il caffè è caldo, di Toshikazu Kawaguchi: come in quel famosissimo caso editoriale - ma qui, con maggiore ambizione letteraria - si racconta la storia di un luogo che dischiude possibilità, sia quella di guardare al passato con una lente diversa, sia quella di cambiare il proprio futuro e tornare ad esserne padroni.
Michela La Grotteria
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