martedì 8 maggio 2018

Cercavamo un posto che non fosse stato corrotto dall'uomo. Qualcosa d'intatto.

Divorare il cielo
di Paolo Giordano
Einaudi, 2018

pp. 430
€ 22 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Cercavano indizi cifrati nelle mie conversazioni, interpretavano i rumori, ma non coglievano gli innumerevoli momenti di felicità, gli anni di convivenza mia e di Bern, le mattine a letto e i pasti lunghissimi, quando ci lasciavamo ipnotizzare dal movimento frusciante della chioma del pepe oltre la finestra. Non coglievano l'esaltazione degli anni in cui avevamo abitato lì dentro in sei, in mezzo a una confusione gloriosa, né l'intensità dei sentimenti che provavamo l'uno per l'altro, almeno all'inizio. E non coglievano la speranza di cui la masseria era intrisa. (p. 309)

Nei suoi romanzi, Paolo Giordano non ha mai avuto problemi a misurarsi con tematiche complesse e controverse: dalla formazione tutt'altro che pacifica e i disagi sociali e di coppia di La solitudine dei numeri primi, alla presa diretta dalla guerra in Afghanistan in Il corpo umano, fino alla malattia, all'amore e alla morte profondamente intrecciati in Il nero e l'argento. Con questo nuovo Divorare il cielo, accanto alle relazioni sociali e sentimentali, sempre al centro delle narrazioni di Giordano, troviamo temi intrecciatissimi e per questo difficili da commentare senza anticipare troppo della trama: la ricerca delle proprie radici e il dramma di trovarle corrotte, un po' come l'ambiente circostante, una natura prima mitica e ora da salvare
Andiamo con ordine. In apertura, Divorare il cielo ci porta nel paesino pugliese di Speziale in una notte estiva: tre ragazzini si sono introdotti abusivamente a fare il bagno nella bella piscina dei vicini; dalla finestra, la figlia dei proprietari, Teresa, osserva le evoluzioni di quei coetanei nudi, pochi metri sotto di lei. Poi l'allarme, la fuga goffa e un po' rocambolesca. La scena offre ai lettori ben più di una bravata adolescenziale: è una prefigurazione del futuro. Infatti, quei tre, Tommaso, Nicola e Bern, sono uniti come fratelli e hanno una concezione di proprietà privata, libertà e piacere molto elastica, come si scoprirà nel corso del libro. 

Fin da subito, Teresa resta affascinata da Bern, dai suoi capelli quasi bianchi e dal suo corpo scattante: parrebbe una cotta adolescenziale, quella che porta la ragazzina a incapricciarsi di lui («Forse gli altri lo amavano perché era infallibile, io no. Lo amavo e basta», p. 84), a fare l'amore per la prima volta sotto il gelso della masseria dove abita con la sua famiglia adottiva, a sognare qualcosa di nuovo per loro, per l'estate a venire. Invece, quando Teresa torna a Torino, non ha più notizie di Bern e l'anno scolastico è funestato dal pensiero costante di chi non c'è e dal rimorso per una piccola sceneggiata in pubblico: «Di lui non mi restava nulla, soltanto una memoria ogni giorno meno nitida, insieme alla vergogna per come l'avevo costretto a baciarmi l'ultima sera» (p. 44). A fare compagnia a Bern, l'audiocassetta con una playlist anni '90 che Teresa ha nascosto per lui.
L'anno dopo a Speziale, la prima scoperta sconvolgente: Bern non c'è, ha messo incinta una ragazza, Violalibera, e nessuno vuole parlarne. È un fatto inaccettabile per Teresa, che preferisce ripartire quanto prima, salutando di sfuggita gli altri alla masseria. E prova a dimenticare tutti, anche Cesare, il carismatico padre di Nicola, tutore di Bern e di Tommaso, lui che nel cascinale oltre il tratturo aveva dato vita a una sua idea di religione, un cattolicesimo affascinante, che intreccia alle Scritture e ai salmi la profonda convinzione della reincarnazione e del rispetto estremo per tutte le creature. È in questo ambiente che, l'anno prima, Teresa aveva iniziato ad amare Bern e ad apprezzare la compagnia dei fratellastri; è lì che anni dopo, alla morte di sua nonna, Teresa torna, quasi attirata magneticamente. Ed è lì che, di nuovo, Bern rientra nella sua vita. 
Così, di colpo, inizia la seconda parte del romanzo, quella che destabilizza il lettore, spinge la storia d'amore ai margini di un amore più grande: quello per l'ambiente e gli animali. La masseria di Cesare, infatti, è stata occupata da Bern e altri che, con lui, provano a "presidiare" la zona, liberando animali destinati al macello, impedendo abbattimenti di alberi e altri danni ambientali. La vita, in condizioni disagevoli come l'assenza di acqua corrente e di elettricità, viene presto a migliorare, quando anche Teresa si dà da fare per trasformare la masseria in qualcosa di più. Lei, che ha abbandonato gli studi e Torino, destando la piena disapprovazione da parte dei genitori, rivoluziona i suoi obiettivi in nome dell'amore per Bern. La masseria rinasce e diventa una azienda autosufficiente, nel pieno rispetto dei dettami ambientalisti; "piccolo" dettaglio, i ragazzi sono lì abusivamente. Presto qualcosa si incrina: la convivenza diventa difficile, anche Bern ha dei segreti che Teresa non riesce a comprendere... Non ancora, perlomeno.
E mentre la salvaguardia ambientale si trasforma in forme di scioperi e di manifestazioni estreme e violente, anche l'amore tra Teresa e Bern assume tratti preoccupanti, che è meglio non anticipare per non rovinare la sorpresa. Ma sappiate che parte da qui un'ulteriore evoluzione del romanzo, in cui si avvicenderanno precipizi e temporanee salvezze, tra strappi emotivi e fughe, speranze e disperazione.
Mentre i piani temporali si intrecciano, dando la possibilità a Teresa di scoprire tanto sul conto di Bern (ad esempio, che fine ha fatto la ragazza incinta, Violalibera? Perché i rapporti con Nicola e Tommaso sono andati via via mutando?), una sola certezza si fa strada, con amarezza: «Non si finisce mai di conoscere qualcuno... Sarebbe meglio non iniziare affatto» (p. 421). La «verità sulle persone» può far male, ma la Teresa trentenne ha scelto di scoprire tutto, fino alla fine, a costo di aver dedicato i suoi anni migliori con un'idea di amore profondamente scollata dalla realtà.
Ed è attraverso un racconto a posteriori di Tommaso, fratello putativo di Bern, che Teresa può mettere un po' ordine e, a sua volta, aggiornare l'uomo. Sono due trentenni che parlano, ormai, e ognuno ha cambiato la propria vita anche in funzione di Bern e della masseria. Scopriremo così quanto l'amore (sentimentale e familiare) possa essere soverchiante, una forza in grado di cambiare per sempre le persone. L'ultima parte del romanzo ci presenta infatti una Teresa irriconoscibile rispetto alla ragazzina viziata delle prime pagine: Paolo Giordano traccia un racconto densissimo, avviticchiato attorno agli anni cruciali dei personaggi; e proprio come in una serra della masseria, si scoprirà che le radici di una pianta devono essere alla giusta distanza da quelle dell'altra per non privarla di acqua e risorse. Altrimenti, quando le radici sono troppo intrecciate, strappare una pianta può compromettere per sempre la vita di quelle circostanti.

GMGhioni