venerdì 24 giugno 2011

Amara ironia per raccontare la società attuale in The Big

The Big
di Alessio Pracanica
Edizioni Creativa, 2011

Sono le sette di sera di un giorno come tanti quando qualcuno interrompe l'abituale passeggiata di Archie Badwin, tranquillo archivista di un’agenzia investigativa, gettandogli una pizza sui calzoni. Il fatto, all'apparenza un fastidioso ma innocuo incidente, pare innescare una serie di vicende inverosimili che fanno dubitare ad Archie di possedere ancora la ragione. Per non parlare dei misteriosi omicidi sui quali Archie, improvvisatosi detective, inizia ad indagare. Chi ha fatto letteralmente morire di paura il suo amico Geronimo Kamiski? Chi è The Big di cui minacciose scritte sui muri dell'appartamento di Geronimo annunciano l'arrivo? Perché la commessa del negozio dove Archie aveva acquistato i calzoni è stata uccisa? Esiste una cospirazione contro Archie o è solo la sua fervida immaginazione che lo sta facendo uscire di testa? L'indagine procede con continui colpi di scena scanditi dalle stranite canzoni dei Sofficini Soffocanti. Fino ad un epilogo aperto, anzi apertissimo.

Con il suo cinico disincanto e uno humour sopra le righe, Alessio Pracanica utilizza questa storia "ai confini della realtà" come metafora per raccontare una società allo sbando, un sistema politico sempre più deludente, la necessità di trovare nuovi punti di riferimento su cui costruire un'esistenza finalmente a misura d'uomo. Così se in prima battuta si ride, si ride molto, poi ripensandoci ci si trova coinvolti un una riflessione ben piùprofonda e seria. Un romanzo sopra le righe che aiuta a riflettere...tra le righe.

La scrittura è ritmata, si compiace di indugiare nella gigioneria, gioca col lettore e con la storia, ma in realtà si tratta di una "copertura", perchè col sorriso sulle labbra è più facile anche proporre una critica feroce del mondo occidentale e ricco di cui gli Stati Uniti sono un po' il simbolo. Ma Washington potrebbe anche essere Roma, nell'allegoria del potere descritta da Pracanica.

Recensione di Carla Casazza
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