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L'Etica e i doveri verso gli animali

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Etica pratica
di Peter Singer
1989, 236 pagg.

Liguori
23 €

Vi propongo un libro di filosofia, ma non di storia della filosofia (nelle nostre Università e nelle scuole superiori domina un approccio storicistico alla materia) ma un libro che si promette di fare della filosofia (analitica), se (una parte importante di essa) è la fase argomentativa, se prendiamo sul serio l'idea che il rigore del pensiero debba avere un ruolo nelle sfide divise che informano il dibattito pubblico.

In Etica pratica, di Peter Singer, troveremo discorsi di etica applicata, che è quella branca dell'etica che nasce negli anni settanta del ventesimo secolo per cercare risposte a domande che l'affinamento del progresso scientifico e tecnologico, e gli Eventi della Storia contemporanea, hanno portato alla luce: le questioni sono quelle dell'aborto, dell'eutanasia, dei diritti degli animali, della disobbedienza civile, dei doveri di assistenza verso i popoli svantaggiati. È possibile tentare una risposta a queste questioni che vada più a fondo delle nostre mere intuizioni in merito, e che tenga conto dei dati che il progresso scientifico fornisce? D'altronde il ruolo della filosofia può essere pensato proprio come quel tentativo di andare oltre la raccolta di intuizioni primordiali e grezze, e di ordinarle, limarle ed analizzarle alla luce della razionalità. L'etica applicata muove proprio su questi stretti sentieri.

Peter Singer è noto al grande pubblico per aver scritto Animal liberation, del 1977. In quel libro, diventato un “libretto rosso” per il movimento animalista di tutto il mondo, Singer fondava su basi utilitariste la sua etica antispecista. Il suo argomento, che in Etica pratica Singer rielabora, è di questo tipo: se ciò che ha valore assoluto nel mondo è il piacere, e ciò che ha valore negativo è il dolore, l'azione morale è quella che massimizza il piacere, o, almeno, se spesso aumentare la felicità è impossibile, minimizza la sofferenza (utilitarismo negativo). Perciò, poiché anche gli animali, come gli uomini, hanno la capacità di esperire il dolore e il piacere, l'etica deve ammettere che anch'essi debbano essere trattati da pazienti morali, cioè che gli uomini abbiano una serie di doveri nei loro confronti. L'idea che una parte dell'etica consista nei doveri verso gli animali ha una lunga tradizione alle spalle che risale sino all'esplicita formulazione utilitarista di tipo edonista di Jeremy Bentham, il fondatore dell'utilitarismo moderno. Si pensi invece alla difficoltà di impostazioni di tipo kantiano di rendere conto dell'esistenza di doveri nei confronti di enti non razionali, dunque non agenti morali: Kant stesso dice esplicitamente che non abbiamo doveri nei confronti degli animali!

Perché la specie dovrebbe essere rilevante per le questioni di trattamento morale? Discriminare per specie non è forse come discriminare per razze o per genere? Su quali basi ha senso la discriminazione per specie? Singer mostra analiticamente come sia difficile argomentare che sia giustificata in qualche senso una discriminazione per specie.

Ma il ragionamento di Singer pone a questo punto altre domande. Se l'etica prescrive la massimizzazione del piacere e la diminuzione delle sofferenze, è moralmente giustificato dare in pasto un uomo a dieci leoni affamati che soffrono molto, se il loro piacere nel nutrirsi supera il dolore di un solo uomo nell'essere sbranato? Ogni azione che massimizza il piacere è legittima? Davvero non c'è nulla di diverso tra animali e uomini? Davvero gli uomini non posseggono una qualche caratteristica che li distingue dagli animali? Essa non è certo il linguaggio, o la capacità di servirsi di strumenti, poiché altri animali posseggono queste capacità, si pensi agli scimpanzè. È forse la razionalità? Singer sostiene che gli uomini sono differenti dagli animali in quanto hanno desideri, ciò che i filosofi analitici e gli economisti chiamano preferenze. Per Singer la razionalità che si esplica nella capacità di elaborare preferenze, è la base per un trattamento differenziale tra animali e uomini, per sostenere che sia illegittimo sacrificare un uomo, che ha preferenze, e precisamente la preferenza di continuare a vivere, per aumentare il piacere di altri individui, siano essi uomini o animali. Questo non significa ammettere che uccidere sia sempre moralmente inammissibile.

Se però il discrimine tra uomini e animali è la razionalità, è pur vero che gli uomini sono razionali in diverso grado (Singer qui sostiene un'idea personale dell'eguaglianza), e che vi sono individui che generalmente ascriviamo alla specie homo sapiens che però non posseggono la razionalità: si pensi ai bambini e agli individui mentalmente ritardati. Bambini e cerebrolesi perciò non sarebbero inclusi nell'insieme di individui degni di un trattamento differenziale rispetto a quello degli animali: l'utilitarista conseguente deve ammettere che è legittimo barattare il piacere di animali che nel calcolo superino la sofferenza di un individuo cerebroleso (considerando che l'utilitarista tiene in conto anche delle sofferenze causate su altri individui che hanno preferenze, per esempio la famiglia dell'individuo cerebroleso).

Consiglio questo libro, che riassume molti degli interessi dell'autore, a chi si interessa di filosofia morale e politica di stampo analitico. Oltre ai primi capitoli circa l'idea di eguaglianza e l'etica animalista, il lettore troverà discussioni dell'aborto, eutanasia, dovere di assistenza verso popoli svantaggiati e disobbedienza civile.