domenica 11 ottobre 2009

Bisogna avere fiducia!


Io sono Dio
di Giorgio Faletti
Baldini Castoldi Dalai (2009)
p. 523

Quando i risultati raggiunti in passato sono stati entusiasmanti, il compito di accontentare la critica diviene, per un artista, ogni volta più difficile. Giorgio Faletti, del resto, ha esordito nella letteratura thriller con “Io uccido” (2002) prima opera che ha lasciato a bocca aperta vendendo oltre 4 milioni di copie. Ma l’autore è avvezzo a certi colpi di scena: chi lo ha conosciuto nella veste di “paninaro” nel Drive in degli anni ’80, non può dimenticare l’emozione e l’incredulità di sentirlo cantare sul palco di Sanremo 1994 la commovente Signor tenente, brano che gli è valso il secondo posto, ad un passo dalla vittoria. Dunque attore, autore, cantante, scrittore.

Dopo l’esordio, nel 2004 ha pubblicato “Niente di vero tranne gli occhi”, nel 2006 “Fuori da un evidente destino”, nel 2008 la raccolta di racconti “Pochi inutili nascondigli” e, infine, “Io sono Dio”.

L’effetto sorpresa è quindi passato ed ora si fanno i conti con i lettori.
Il titolo è sicuramente affascinante. D’effetto. Il libro cattura lo sguardo dallo scaffale e viene voglia di comprarlo. L’uscita a maggio 2009 è, poi, strategica e lo ha di diritto consacrato libro dell’estate. La trama, però, non è proprio estiva.

Ambientato nella New York dei nostri giorni, rievocando un po’ il disastro dell’11 Settembre, affonda le sue radici nella guerra del Vietnam causa del disagio psicologico di un reduce che ricerca la sua vendetta giocando con l’esistenza di numerose, occasionali e indistinte vittime. Faletti ripropone un’ambientazione internazionale la quale porta con sé nomi di persone e di luoghi stranieri. Se ciò non ha creato alcuna difficoltà in precedenza, in questo specifico caso non agevola il lettore, costretto nelle prime 200 pagine ad orientarsi faticosamente tra i continui flashback e l’alternarsi di episodi di vita passati e presenti dei personaggi. Non nascondo di essermi spesso trovata a dover rileggere alcune pagine proprio per capire di chi e di cosa stessimo parlando. E questo non aiuta la suspence.

Ma il modo di scrivere di Faletti, la fluidità e la minuzia nelle descrizioni induce ad andare avanti, mettendo da parte una certa tentazione di abbandonare la lettura un po’ lenta e difficoltosa, quasi in un atto di fede dettato dal successo dei precedenti scritti. Atto di fede ben riposto perché l’autore non delude. Superate le prime 200 pagine, chiari i personaggi e lo scenario, ci si addentra con ritmo incalzante nelle indagini condotte dai protagonisti, una giovane detective newyorkese e un reporter in cerca di riscatto, le cui vite si incrociano dando modo al lettore di discostarsi, in certi momenti, dal dramma della distruzione per sognare di fronte alla forse scontata nascita di una storia d’amore.

Le pagine scorrono fluenti, si viene coinvolti dai problemi personali dei protagonisti, dalle loro storie e dalle investigazioni, condotti in un percorso in discesa fino alla fine del libro, dove il lieto fine regna sovrano strappando un sorriso al lettore che, magari, non si avvede della mancanza del più classico colpo di scena finale, a mio modesto parere, non sempre necessario.

Nel complesso non è assolutamente il flop che alcuni critici hanno descritto ma, allo stesso tempo, non è di certo il miglior libro di Faletti e può lasciarvi soddisfatti ma un po’ dubbiosi, soprattutto se letto dopo aver divorato un Grisham o un Brawn. Naturalmente, e questo è scontato, sempre che abbiate resistito alla tentazione di chiuderlo nelle prime 200 pagine!!!

Silvia Surano