martedì 19 agosto 2008

L'Incendio visivo e sentimentale di Mario Soldati



"L'incendio"
di Mario Soldati
Milano, Mondadori, 2007

pagg. 227
€ 8,80
Introduzione di Raffaele Manica

In seguito al giudizio piuttosto inclemente di molti critici, questo romanzo è stato relegato nella sezione dell'ultima produzione di Soldati, dal momento che ripresenta molti dei temi a lui cari. Innanzitutto, l'amore è visto come una relazione irrisolta tra individui che restano sempre distinti, mai realmente devoti l'uno all'altra, ma spesso legati da rapporti egoistici e sottilmente sadomasochistici. In più, la stessa realtà descritta è tratta dalla classe borghese, tanto vicina all'ambiente frequentato dall'autore stesso; se si aggiunge la scrittura in prima persona, è molto facile credere a un banale e riduttivo autobiografismo.

In realtà, come sottolinea giustamente Raffaele Manica nella sua introduzione, l'opera va anzitutto considerata in sè, ovvero in un primo tempo occorre analizzarla e leggerla avulsa dal resto della produzione, e solo in seguito calarla nel panorama di Soldati. Dunque se si affronta questo interessante viaggio, si scopre che l'opera non è nata di colpo nella mente dello scrittore, ma vi è rimasta per anni, fino ad arrivare alla nota prima edizione del 1981.
A parte questo travagliato e controverso inizio, ricordiamo che la trama non è affatto semplice, né scontata. In breve: l'ingegnere Vitaliano Zorzi, accompagnato dall'amico e critico d'arte dott. Marinoni, viene a scoprire l'intensa pittura di Mucci, un pittore molto abile ma poco conosciuto. Attratto dal suo Incendio, incontra e stringe amicizia con il pittore, nonché accetta di acquistare la sua produzione artistica. Ma la vicenda viene complicata dall'improvvisa sparizione di Mucci e dall'entrata in scena di personaggi minori, ma particolarmente ben tratteggiati, tra cui ricordiamo la matronale ma affascinante Fernanda, modella e amante di Mucci, accompagnata dal figlio, violento ma anche ambiguo.
Niente è limpido, sembra suggerire Soldati dalle pagine del romanzo, e soprattutto c'è qui l'occasione per una riflessione sull'arte: l'artista è preda delle passioni, vittima di un sadomasochismo feroce, squattrinato e scialacquatore suo malgrado. Dunque, l'arte non passa indenne sulle personalità votate alla creatività. Ed è così che denaro, masochismo e amicizia (temi già enucleati da Calvino in una lettera introduttiva alla prima edizione) si fondono in un'esplosione narrativa che movimenta la prosa di Soldati.

Ancora una volta, siamo in presenza di uno stile asciutto e scorrevole a cui ci ha abituati. Non manca, come viene confermato da R. Manica, qualche forma di autocompiacimento, qualche citazione letteraria e non, qualche prova stilistica. Si aggiunga poi la ricerca di mimetismo linguistico, per cui al pittore Mucci viene sempre accostata la sua parlata dialettale: scelta azzardata o un più provocatorio contrasto tra sensibilità pittorica e idioma popolare?

Per provare a rispondere a questa domanda e per appagare un po' di sana curiosità, vi consiglio di immergervi in questo mondo di intrighi e dialoghi scattanti per scoprire, ancora una volta, l'ammaliante narrazione di Mario Soldati.

Anathea