domenica 9 marzo 2014

#vivasheherazade e #PilloleDiAutore – Valentina Calista, La vertigine dell’andatura


La vertigine dell’andatura
di Valentina Calista
Edizioni Ensemble, 2012
pp. 60
€ 12,90

Valentina Calista è una giovane dottoranda in Italian Studies alla University of Reading. Di origini romane, la Calista ha pubblicato nel 2012 una breve silloge dal titolo La vertigine dell’andatura (Edizioni Ensemble), godibilissima da leggere e ottima prima prova letteraria.
La sua è una lirica in cui si intrecciano istanze personali e leitmotiv noti alla tradizione poetica italiana. In primis il tempo, che scorre nelle poesie della Calista attraverso una personalissima indagine del mutevole e del ricordo:
Cosa è stato dell’anno appena andato.
Cosa è stato del sentire trasformato.
Cosa è stato della bruma inquieta.
[…]
È antico: ciò che ricordo è partito
scorcio di memoria, è abitudine
assimilata a quei gesti, stretti, ampi.
(da Ma dovrà pur l’estare invecchiare i timori)
L’esperienza, che unisce in un cerchio eterno il viaggio al ritorno (‘il canto del restare’ lo chiama la Calista). E poi la riflessione sul divino; l’amore, che è dinamismo, motore che muove la realtà (‘siamo noi due che copriamo il mondo/di eterni sorrisi e indistruttibili stupori’).
Un percorso di parole chiave ci guida tra le poesie: le mani e le rughe (‘rughe d’epoca’ è il titolo della prima poesia); la vertigine, che è paura dell’assenza e contemporaneamente movimento inarrestabile; la solitudine (‘punto alla mia memoria’ scrive l’autrice). I temi e le parole ricorrenti nella poesia della Calista sono in costante dialogo tra loro: se le mani tastano il passato e la passione (‘mi copro dell’estate/passata poco fa sotto le mani/per assaggiare ancora l’estasi/del nostro esplodere vivace’), è l’amore in divenire il rimedio alle rughe del tempo (‘abbiamo bisogno di un’era /nuova come il primo amore’). E le rughe a loro volta non sono altro che segni dell’ ‘andatura’, del movimento che è sì inevitabilmente vertiginoso, ma pienamente coraggioso e sovversivo:
Il viaggio c’è stato
-  chissà quanti ancora! –
dentro quei solchi di vita aperta
che sono tracce della mia andatura.
(da Ho due rughe verticali)
Lentamente capovolgere
i confini tra cielo e terra
per non soffrire dei limiti
che ci sorprendono silenziosi.
(Lentamente)
Sembra a tratti una poesia ingenua quella della Calista, che canta la speranza di un amore che plasma la realtà e il tempo. Ma non c’è nessuna banalità nelle sue liriche: la fiducia nella parola arriva consolatoria al lettore annoiato da pietismi e vittimismi messi in rima.
Lo scarto, in queste poesie, sta nel linguaggio, nelle analogie che partono dalla tradizione per poi distaccarsene, come commenta lo scrittore Giuseppe Aloe nella prefazione. E così la felicità ricercata diventa un francobollo da leccare (‘un timbro d’oro, / rara edizione, che leccherei / per incollarla alla carta del Creato’), e il ‘ritorno’ forma un unico sintagma col ‘pane caldo’:
Arriverei all’estremo Oriente
sapendo la strada dimenticata
del ritorno già uguale:
dovrei restare, solida, pietra,
ma sempre pane caldo ritorno.
(da Pane caldo)
Anche la riflessione sul divino subisce una metamorfosi, ed è filtrata dalla soggettività femminile della poetessa. Il sangue di Cristo sulla croce è distante un solo verso dal sangue della donna vergine (‘Dopo ieri, mai più crocifissione / e allora oggi ritorna il Cristo risorto. / È ancora caldo il mio sangue viola / fluente nella verginità di donna), e l’amore e la devozione diventano due facce di un’unica ricerca (‘Forse il mondo vuol sapere: come si ama / una donna, come ama una donna devota’).
Nella poetica femminile e femminista della Calista, la donna è parte attiva dei mutamenti della natura e della cultura. Il creato cambia nel grembo della donna “costola” dell’uomo:
Oggi è Dio che spiega
l’evolversi della natura
portata in grembo dalla Donna
rinata per eccesso.
(da Ho la mente scoscesa)
E la donna riconosce i mutamenti culturali del suo sesso: l’uguaglianza sessuale è una ‘danza del passato’, un’abitudine.

[…] la danza del passato arriva
come l’uguaglianza dei sessi,
cose rarefatte dall’abitudine.
(da Approccio scaduto)
Valentina Calista
La donna ora ricerca la differenza connaturata al suo sesso, e lo fa partendo da una soggettività che indaga la memoria universale - quella del creato e della terra - e la memoria personale, quella delle rughe tracciate dall’andare e delle passioni che sorridono alla realtà (‘E mi ricordo l’intenso / fluire del sorriso espanso / quando un sospiro era tutto’).

La lirica della Calista riempie la pagina senza inutili ermetismi e La vertigine dell’andatura è uno splendido esempio di scrittura femminile. L' attività poetica della Calista continua: la scrittrice, infatti, pubblica i suoi testi su un suo blog, ed ha recentemente contribuito con quattro inediti all'ultimo numero della rivista Carte allineate. Il percorso della sua parola giunge con queste ultime pubblicazioni a una ancor più piena maturità, e potrebbe portare ad altri interessanti lavori poetici da seguire con attenzione.



Serena Alessi

0 commenti: