mercoledì 4 luglio 2012

Un destino con zanne che ridono: "La colpa", Lorenza Ghinelli


La colpa
di Lorenza Ghinelli
New Compton Editori, 2012

€ 9,9 in cartaceo; € 4,99 ebook
pp. 256



Estefan ha diciannove anni. E' un adolescente, come l'amico Martino, diciott'anni. Entrambi sono ribelli, impulsivi, trasgressivi. Ma c'è qualcos'altro di invisibile che li unisce profondamente: entrambi custodiscono un segreto inconfessabile, un evento passato che ha oscurato la loro infanzia e che continua a condizionare il loro presente, che ritorna, ristravolge, aliena. Estefan forse si è macchiato di un crimine imperdonabile o forse è solo vittima di un ricordo confuso, sbagliato: il Gioco del Se si insinua all'improvviso nella sua mente, lo trascina nell'Angoscia, in un loop di incubi splatter vividi e terribili che confondono passato e presente.
E allora i suoi occhi cercano Mamma. Cercano un appiglio, perchè c'è un pericolo che lui non conosce: si chiama Angoscia, e Angoscia, come Mamma, ha sempre la maiuscola.
Anche Martino non riesce a sottrarsi al ricordo, inconfessato, di un evento straziante che ritorna troppo spesso tra rabbia e violenza:
Non è una voce da duro. E' una voce che fa più paura, che sembra appartenere a qualcun altro che lo comanda da dentro. Un dentro nero, umido, corrosivo. Inaspettato come i precipizi, gli incontri, le disgrazie.
Nella vita di Estefan compare Greta, un'orfana di 9 anni che vive con il nonno "nella fattoria più decadente del secolo". 
Greta è nata presto.
Greta è nata male.
Greta è nata sola.
Fuori un sole che ammazza. E un destino con zanne che ridono.
Vittima innocente di un passato e un presente fitto di assenze, la bambina affronterà il dolore di una perdita inaspettata insieme a Estefan, intenzionato a non compiere l'errore di cui è stato vittima troppo a lungo e a liberarla da un senso di colpa tenero e insensato: l'incapacità, tipica dei bambini, di dare un senso alle fatalità della vita. Grazie a questo incontro, nel blindato mondo di Estefan prende forma la consapevolezza di una necessità: esternare il proprio buio, per quanto lentamente; ne nascerà un confronto-scontro con l'amico, tanto da aprire un vero e proprio cammino di redenzione, di sconfitta del Male per troppo tempo alimentato dall'innocenza e dalla paura.
C'è un unico modo per non morire strozzati, per espellere lo schifo fuori dal cervello. Per non lasciare che i segreti marciscano dentro. (...) E' un calore sincero che scioglie i ghiacciai: un abbraccio di cuccioli randagi e rotti dentro a un buco di fosso secco.
Lorenza Ghinelli, classe 1981, dopo il caso letterario de Il Divoratore, ci riporta nuovamente nel delicato mondo dell'infanzia e dell'adolescenza (caro alla scrittrice forse anche grazie alla sua laurea in Scienze della Formazione), dove traumi più o meno profondi lasciano ferite indelebili e invisibili che condizionano la già difficile interazione tra il mondo dei bambini e il mondo degli adulti: La colpa, più che analizzare il dolore non superato, punta tuttavia i riflettori sui sensi di colpa infondati che perseguitano, che condannano, generati e alimentati dalla mancanza di strumenti in questa fase della propria esistenza e dall'incapacità degli adulti di leggerne i segni.
La presenza costante della musica nell'opera la avvolge e ne evidenzia il realismo: i Clash attivano un ricordo insopportabilmente doloroso per Martino e ne scatenano il comportamento violento, le parole di David Bowie rapprensentano  un richiamo, un appiglio al mondo reale per Estefan.
Il linguaggio fotografico e singhiozzante utilizzato, i continui flashback, i dialoghi credibili e crudi e l'incastro tra fotogrammi onirici e reali non impediscono, ma anzi alimentano, la trasmissione di sensazioni e la scorrevolezza delle vicende narrate.
La colpa è senza dubbio un'opera originale e non etichettabile sia per la non convenzionalità e la crudezza mai insensibile con cui vengono affrontati temi delicati,  sia per la naturalezza con cui la narrazione passa attraverso occhi bambini e poi adolescenti, ma soprattutto per l'accuratezza e la genialità con cui ogni parola è stata scelta ed è lì per restare "immobile come un'ossessione" nella mente di chi legge, rendendo la giovane scrittrice degna non solo di essere tra i finalisti del Premio Strega 2012, ma la possibile vincitrice.

Elisa Pardi

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