Il nuovo caso affidato al commissario Franck Sharko si dimostra complesso e inquietante fin dalla scena del crimine: all'interno del confessionale di una chiesa viene ritrovato il corpo di una donna, inginocchiata, nuda, completamente rasata e con alcuni esemplari di falena “sfinge testa di morto” posati sul capo. L'autopsia rivelerà che è deceduta a causa di una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono.
Gli insetti sono solo il primo di una serie di lugubri elementi che si riveleranno parte del dissennato piano ordito dall'assassino, e Sharko, insieme ai suoi, si troverà coinvolto in una macabra caccia al tesoro nella speranza, vana, di evitare ulteriori omicidi. Ma il filo conduttore tracciato dal colpevole arriva a coinvolgere i peccati capitali e le trombe dell'Apocalisse, alla ricerca di una vendetta antica i cui germi si annidano nel cuore delle Alpi.
Sharko, dolorosamente segnato dalla tragica perdita della moglie e della figlia, dovrà sfidare il passato per riuscire a sventare una carneficina, e la risoluzione del caso assumerà ben presto i contorni di una discesa agli inferi: per riemergere dall'orrore sarà costretto a salvare anche se stesso.
Quello che colpisce fin dalle prime pagine è la trasformazione del corpo della vittima in un vero e proprio messaggio. Nulla, nella scena del crimine, sembra lasciato al caso: dalla nudità umiliata alle falene posate sul capo. C’è un compiacimento nella composizione macabra che gli inquirenti devono imparare a leggere e sostenere. L’assassino costruisce una rappresentazione, dissemina simboli, sfida chi indaga a entrare nella sua testa.
Thilliez lavora così ancora una volta sul confine tra razionalità e follia. Il piano del killer appare delirante per il suo apparato simbolico, ma allo stesso tempo richiede conoscenze scientifiche e una preparazione meticolosa. È proprio questa lucidità a renderlo inquietante oltre alla presenza di insetti, portatori di malattie rare. L’autore ha ancora una volta la capacità di trasformare la scienza in narrazione e in paura.
Anche l’immaginario religioso viene completamente rovesciato. I simboli e i luoghi di culto non rimandano qui alla salvezza, ma alla punizione. L’assassino sembra arrogarsi il diritto di stabilire chi debba pagare, trasformando la vendetta in una sorta di liturgia personale. Non c’è redenzione ma soltanto una concezione distorta della giustizia, costruita secondo regole che appartengono unicamente a chi ha deciso di farsi giudice e carnefice.
Il motore della narrazione resta però Sharko, che affronta l’indagine già profondamente segnato dalla perdita della moglie e della figlia e il caso finisce inevitabilmente per costringerlo a fare i conti anche con il proprio passato. In questo senso, il killer e Sharko sembrano muoversi lungo due direzioni opposte nate però da una stessa origine: il dolore. Se il primo trasforma la sofferenza in vendetta e la riversa sugli altri, Sharko deve cercare di impedire che il proprio dolore diventi invece autodistruzione.
La caccia all’assassino diventa quindi una discesa interiore, quasi una prova di resistenza. Sharko non deve soltanto trovare un colpevole, ma capire se sia ancora possibile tornare dalla parte dei vivi.
Interessante è anche il modo in cui Thilliez costruisce l’indagine come una caccia al tesoro sempre più cupa. Gli indizi non conducono soltanto alla soluzione del caso, ma aprono continuamente nuovi livelli di significato. Solo che alla conoscenza non corrisponde rassicurazione, tuttalpiù si scende di livello nella disperazione.
Sul fondo rimane poi il tema della vendetta antica, di qualcosa che nasce molto tempo prima degli omicidi raccontati. Il passato non è mai davvero passato: resta sepolto nei luoghi, nelle persone e nelle loro scelte, fino al momento in cui torna a reclamare il proprio spazio.
Alla fine, l’Inferno di Thilliez non ha bisogno di demoni. È costruito dagli uomini, dalle loro ossessioni, dalla memoria e dall’incapacità di sopravvivere al dolore senza trasformarlo in altro dolore. Per Sharko, allora, risolvere il caso significa trovare una via d’uscita da quella stessa oscurità e decidere, ancora una volta, di tornare tra i vivi.
Samantha Viva

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