Il gioco della salamandra
di Davide Longo
Mondadori ragazzi, 2024
pp. 288
€ 17,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)
Audiolibro
disponibile su Audible (tempo di ascolto: 7 ore e 6 minuti); legge Alessio Talamo.
Olivo Depero ha sedici anni, un nome strano e un potenziale cognitivo decisamente fuori dal
comune; non pronuncia mai più di 600 parole al giorno, indossa sempre gli
stessi abiti e mangia solo pasta in bianco inondata di parmigiano. Il suo passato traumatico, un terribile incidente
in cui ha perso entrambi i genitori ed è quasi morto lui stesso, è causa a un
tempo del suo dono e della sua maledizione. Olivo, infatti, ha un
sapere enciclopedico, una memoria visiva istantanea, una straordinaria capacità
di leggere i dettagli dell’ambiente che lo circonda, ma fatica nelle relazioni, si trova spesso a disagio nei contesi non familiari e non ha veri amici (a
parte Asa, che però compare sempre e solo nei momenti meno opportuni e passa la
maggior parte del tempo a bacchettarlo).
Nella comunità in cui abita dopo alcune esperienze fallimentari di
affidamento, si trova inoltre nei guai, perché si è inimicato Mungiu, un
ragazzo più grande, che ha fama di essere spietato nelle sue vendette. Anche
per questo accetta la proposta della
commissaria Sonia Sperlari, che gli chiede aiuto per ritrovare quattro adolescenti misteriosamente scomparsi a Torino. Olivo dovrà infiltrarsi nella scuola
frequentata dai ragazzi, per cercare di carpire informazioni utili a spiegare
la loro sparizione, e agevolare il loro ritrovamento – il caso infatti sta
acquistando grande risonanza mediatica e la commissaria si sta giocando su di
esso la sua intera carriera.
Disperata di fronte all’assenza
di piste utili, la poliziotta vede in Olivo la sua ultima possibilità di
sbloccare la situazione, sottovalutando le difficoltà di cooperare con un
personaggio che ha tratti caratteriali ed esigenze molto specifiche, e che
metterà dunque a dura prova la sua
pazienza – soprattutto quando incontrerà la sua ribelle, e bellissima,
figlia Manon.
Davide Longo, maestro del noir italiano, si cimenta con la
narrativa per ragazzi, e questo volume è il primo di una serie con protagonista Olivo Depero (al momento è già
uscito il secondo volume, Il silenzio
dell’orsa). L’omaggio a Sherlock Holmes
nella costruzione del personaggio principale è evidente: Olivo ha delle caratteristiche di eccezionalità che lo
elevano al di sopra del contesto che lo circonda, ma soprattutto del mondo
degli adulti, per lo più persone comuni, che si affannano intorno a lui senza
ottenere risultati di sorta. Lui soffre della “sindrome della chiusura in
mano”, ovvero non condivide con nessuno
i suoi ragionamenti, se non una volta fatta la calata definitiva.
Questo è anche il motivo per cui il romanzo di Longo non può essere definito realmente investigativo, anche se gli
elementi del thriller ci sono tutti (un covo di neonazisti, una rete di
cunicoli nascosta sotto la città, un vecchio mecenate con il gusto delle
esplorazioni sotterranee…): il pubblico non
è messo nelle condizioni di arrivare personalmente allo scioglimento del
mistero, ma scopre indizi e soluzioni solo nel momento in cui Olivo li
rende palesi, esattamente come fanno i comprimari.
La trama è a tratti iperbolica e la soluzione
risulta, nell’ottica del lettore adulto, inevitabilmente poco verosimile. Al contempo la narrazione funziona, perché i personaggi
sono ben costruiti, i dialoghi rapidi e vivaci, ma
soprattutto l’autore riesce a dare al suo personaggio uno sguardo traverso, involontariamente ironico, che conquista e
diventa la vera cifra caratterizzante del romanzo.
Se lo svelamento dell’intrigo certamente interessa, lo fa
altrettanto osservare Olivo che dopo anni si trova a sperimentare la realtà scolastica, a fare le prime amicizie con chi sa accoglierlo per quello che è, a cimentarsi con alcuni limiti (per
esempio la totale assenza di talento per il disegno), a confrontarsi con i bulli (peggio ancora se sono fanatici e
violenti, forse coinvolti nella sparizione dei compagni), a scoprire quello che
potrebbe forse essere un primo interesse
amoroso.
Nella lettura centratissima di Alessio Talamo, poi, la voce del protagonista arriva forte e chiara,
rendendo anche l’ascolto accattivante e difficile da interrompere prima di
arrivare alla conclusione.
La prosa di Longo è netta e lineare, ma non banale, e – soprattutto nelle interazioni di Olivo con Asa o con Seraphine, o nei momenti in cui emergono le sue conoscenze – l’autore costella il testo di riferimenti e citazioni fulminee e subito oltrepassate, che strizzano l’occhio al lettore colto. Per questo, e per il tipo particolare di narrazione, che dà ampio spazio alla focalizzazione interna e alla psicologia del protagonista, nonché per l’utilizzo di un linguaggio un po’ colorito, coerente con lo slang giovanile, non raccomanderei il volume a un lettore alle prime armi, ma già un po’ accorto.
Carolina Pernigo

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