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Una storia toccante che attraversa il secondo dopoguerra italiano: "La fiuma" di Dario Franceschini

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La fiuma
di Dario Franceschini
La Nave di Teseo, 6 ottobre 2026 
 
pp. 208
€ 18 (cartaceo)
€ 9.99 (ebook) 
 
 
Fin dal titolo appare chiara l'impostazione del libro, una storia interamente declinata al femminile:
Nel tema raccontò della nonna che pescava pesci e accompagnava con la sua barca la gente di là dalla fiuma. La maestra cancellò con un tratto di matita rossa e scrisse di fianco fiume. Quando vide la correzione, Ginisca si arrabbiò moltissimo e andò verso la cattedra con il foglio protocollo aperto in mano. "Mia nonna la chiama così," disse decisa.
"Fiume è un sostantivo maschile," sbuffò la maestra.
"Ma se è femmina perché darle un nome da maschio?! si lamentò. (p.114)

Ed è tutto nella domanda ingenua ma sagace della piccola Ginisca, protagonista assieme alla madre del romanzo La fiuma che Dario Franceschini scrive come prosecuzione del precedente Aqua e tera, il senso di questa storia che attraversa il secondo dopoguerra italiano. Inizia là dove Aqua e tera si era interrotto l'affresco storico appena accennato, ma che tocca i fatti più salienti, a partire dalla Liberazione, che hanno determinato il nostro presente. Ferrara, la città di provincia, diviene ancora una volta il microcosmo da cui osservare il macrocosmo: le vendette politiche tra fascisti e partigiani, gli scontri politici nella prima campagna elettorale repubblicana, l'attentato a Togliatti. A impreziosire la narrazione della Storia del nostro Paese, le figure che hanno contribuito a risollevare le sorti morali della Nazione come la mitica rivalità tra Coppi e Bartali, la potente voce di Maria Callas, o la televisione che con il Musichiere o con le trasmissioni di Mike Bongiorno ha saputo unire intere famiglie davanti allo schermo. Non mancano le due drammatiche alluvioni, quella del Polesine e quella di Firenze. 

La fiuma è la storia di come, dopo la violenza della guerra, gli Italiani mostrano la loro capacità di essere solidali e di dar vita all'Italia democratica per cui, uomini e donne assieme, si erano battuti. La capacità di essere, in breve, per la prima volta, «pezzi di una superiore missione comune» (p. 96).

Sono due donne, Clerice e Ginisca, una madre e una figlia, che ci guidano attraverso gli anni della ricostruzione e che si scontrano con i pregiudizi di genere perché 

La libertà e la democrazia avevano trionfato, le donne avevano ottenuto il diritto di voto, la Costituzione riportava belle parole, ma tra uomini e donne tutto rimaneva uguale. (p. 60) 

Donne licenziate perché incinte, sottopagate, costrette a battute e corteggiamenti volgari, condannate e processate in quanto adultere dal momento che l'onore di un uomo conta più di quello di una donna, sono l’ispirazione che spinge la giovane Ginisca a sognare di diventare avvocatessa, e perché no, anche magistrato, proprio per far valere il diritto delle donne a essere trattate esattamente come gli uomini. E la domanda rimane per Ginisca sempre la stessa:

"Cosa ce ne facciamo delle belle parole della nostra Costituzione sull'uguaglianza se ancora oggi chi uccide moglie, figlia o sorella per salvaguardare l'onore ha una pena ridottissima?" (p. 127)

L'attenzione di Franceschini si pone anche sui piccoli particolari che rivelano agli occhi di Ginisca la profonda ingiustizia di dover abitare il mondo da donne:

Il problema erano le macchie di inchiostro, perché il pennino, di bella o brutta copia che fosse, andava intinto nel foro porta calamaio del banco e, per quanto si fosse attenti, finiva sempre per sgocciolare. Per i maschi era diverso, il grembiule era nero e poi da loro le maestre non si aspettavano la perfezione che si aspettavano dalle bambine. (p. 112)

La scrittura di Franceschini é lineare e precisa, a tratti poetica ed é in grado di fondere elementi storici ad atmosfere magiche trasportando il lettore in un passato nel quale facilmente può riconoscere la violenza e la prepotenza della Storia, ma allo stesso tempo, la dolcezza e la consolazione delle tradizioni. Ancora una volta, in continuità con il precedente romanzo, il territorio diviene personaggio in grado di influenzare e determinare le vite dei personaggi che lo abitano e si fa foriero di valori, come ad esempio la fiuma.

Declinare la storia al femminile, attraversando la Storia con sguardo femminile, non significa per l'autore parteggiare o sostenere una causa piuttosto che un'altra, ma offrire al lettore elementi di riflessione e punti di vista differenti affinché si possa finalmente dare spessore a quel senza distinzione di sesso per il quale Lina Merlin si é battuta all'interno della Costituente, per tutti noi. Uomini e donne. 

Silvana Maria Baroni