Tenerezza radicale. Perché l'amore è politico
di Şeyda Kurt
Fandango Libri, settembre 2026
Traduzione di Lavinia Azzone
pp. 252
€ 19 (cartaceo)
Parliamo davvero troppo poco di come potrebbe essere diverso il nostro stare insieme. Forse perché troppo spesso supponiamo che la comprensione, per esempio del fenomeno dell'amore e delle relazioni di amicizia, sia radicata dentro di noi e non sia soggetta a rinegoziazione. Come se ci fosse una meccanica dell'interazione personale che di tanto in tanto è necessario oliare con un paio di baci o qualche parolina. Molti pensano che, essendo persone, dovremmo sapere in automatico come incontrarci. Eppure, se di una cosa sono sicura, è che siamo capaci di scoprire come vorremmo incontrarci. E questa faccenda è assolutamente politica. (p. 9)
Şeyda Kurt, autrice e giornalista tedesca di origine curdo-turca, già edita da minimum fax, torna in libreria con questo agile saggio sulla contemporaneità dell'amore e di ciò che esso significhi come atto politico: molto curioso, e sottolineato da lei stessa, che il nome Şeyda significhi "pazza d'amore".
Il saggio parte dall'analisi di un film turco di nome La ragazza dal fazzoletto rosso (1977): diversamente da altri, la storia dei protagonisti non si concentra solo sulle scelte fatte e non fatte in ambito relazionale e, appunto, amoroso – scegliere uno invece dell'altro, restare o partire, subire violenza o emanciparsi, per quanto sia restrittivo questo termine –, ma anche su istanze come lo sfruttamento del proletariato, il cambiamento urbano delle città, la povertà, la miseria, l'obbligo di incanalare alcune strade perché altre alternative non ci sono.
Ecco, a partire dal film, l'autrice si domanda: che cos'è l'amore? Amore come scelta, come esercizio, come lavoro. Particolare l'accento su quest'ultimo concetto, perché se è vero che amare è bello, è anche vero che mantenere costante l'affetto, la tenerezza e il dialogo, beh, quello è davvero un lavoro, in termini di tempo, di energie, di sentimenti investiti.
Intrecciando autrici conosciute, altri saggi, filosofi tedeschi ed esperienze personali (come la sua infanzia, l'adolescenza, il divorzio dei genitori e il rapporto con la sorella, nonché diversi suoi racconti di relazioni con partner), l'autrice esamina e sviscera il concetto di tenerezza:
Tenerezza radicale significa per me essere tenera e indulgente con me stessa, riconoscere le mie dipendenze, riconoscermi, con tutte le mie contraddizioni, le paure e il presunto fallimento di me stessa e delle circostanze che mi rendono difficili le cose. E insieme voglio essere radicale e intransigente nelle mie richieste alla società dominante, nella positiva definizione della nostra dipendenza reciproca. In un mondo nel quale si insegna alle persone marginalizzate che l'odio contro di loro è legittimo e che devono interiorizzarlo, la lotta comune per un mondo diverso forse è la più grande tenerezza che posso dimostrare a me stessa e agli altri. (pp. 209-210)
Si tratta, com'è stato anche nel caso di Dry season di Melissa Febos, di autodeterminarsi sia in ambito amoroso che sessuale, però contrariamente alla scrittrice americana, Kurt non passa per la castità, ma per la decisione di riscrivere alcune regole che, fin da bambina, le erano state insegnate e trasmesse come uniche possibili: la monogamia, il matrimonio, il binarismo uomo/donna.
La decisione di dire addio alla monogamia, per esempio: Kurt la esamina a partire dalle origini colonialiste, passando per film e religione. In questo ultimo caso, l'autrice rifiuta sia l'islam patriarcale, che vede nella poligamia la classica immagine patinata e misogina della donna come schiava nell'harem (immagine ovviamente condivisa anche in Occidente), che il cristianesimo patriarcale, e dunque tutte le questioni inerenti il peccato di Eva, la castità, la sacralità del matrimonio, la monogamia come sicurezza di generare figli propri che possano proseguire "la linea di sangue". Ciò che Kurt afferma è che la poligamia, come anche l'importanza delle relazioni d'amicizia - tema di cui si parla sempre troppo poco - è un modo come un altro di esprimere un certo femminismo, di esplorare i propri confini, di capire come mai la monogamia si sia imposta come moderna norma europea a discapito di tutte le altre, e come tutto questo sia intrecciato al patriarcato e al capitalismo.
Tra un capitolo e l'altro l'autrice poi inserisce dei divertenti intermezzi: interviste impossibili – come quando parla con Karl Marx – poesie, canzoni, scambi di mail con altre accademiche. Lo rende così non solo un testo serio, ma anche un po' pop, che alterna capitoli discorsivi a pagine più "diaristiche".
Il sottotitolo del testo "perché l'amore è politico" viene ampiamente raccontato in vari modi: perché il corpo è politico, perché avere o meno denaro e quindi la possibilità di attrarre le persone è politico, perché essere nati bianchi e privilegiati è politico, e lo dice una donna razzializzata in un Paese come la Germania che, incredibilmente, sembra ancora più retrogrado del nostro. I dati della Germania sono ugualmente allarmanti: un certo razzismo, donne ammazzate quasi giornalmente, persone queer discriminate, insomma ogni mondo è paese, come si dice.
Il punto non è cambiare il mondo, ma cercare di instaurare un dialogo per trasmettere il concetto secondo cui la libertà di uno non è automaticamente la libertà di tutti: combattere per sé significa, idealmente, anche combattere per chi non può farlo da solo/a. L'autrice insiste su questo punto: è giusto sollevare polemiche e battaglie per l'emancipazione e l'uguaglianza, ma se in queste battaglie le uniche a parlare sono persone privilegiate, cis, etero, bianche, che hanno tempo, soldi e risorse per farlo, escludendo dal discorso tutte le altre, magari queer, trans, straniere, immigrate, disabili, allora non c'è progresso che tenga.
E credo che la tenerezza di cui parli Kurt stia anche in questo: non solo nello stabilire relazioni basate sul rispetto, la conversazione, l'assenza di possesso, la non-esclusività, ma anche l'empatia verso tutti gli altri che hanno problemi simili ai nostri, o anche completamente diversi, e che per sentirsi meglio avrebbero forse solo bisogno di qualcuno che li guardi e li ascolti.
Mi è piaciuto molto come saggio perché dà da riflettere sui modi in cui possiamo amare, sulle regole invisibili che ci vengono imposte, o che imponiamo a noi stessi, in una relazione di qualsiasi natura, che sia amorosa, amicale, famigliare, lavorativa. Ci sono delle alternative, si può imparare a chiedere di più, a pretendere che l'altro rispetto i nostri spazi e le nostre istanze.
Lo consiglio a chi ama leggere testi femministi, soprattutto di quel tipo che mescola accademismo e cultura popolare, film, citazioni ad altre autrici, letteratura e filosofia.
E ovviamente politica.
Deborah D'Addetta

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