Non è un'impresa facile scrivere di un classico che ha visto la luce nel I secolo a.C. e che si proponeva di raccontare la nascita di un impero, di celebrarne lo splendore e tratteggiarne l'epica. Se sembra che stia mettendo le mani avanti, non è un'impressione: è proprio così. Cos'altro si può dire di Virgilio che non sia stato già detto? E come raccontare Enea in un modo diverso dal solito? Ma forse, dopo aver letto l'Eneide edita da Blackie, ci si accorge che una nuova chiave di lettura viene da sé: basta solo leggere attentamente e confrontare il passato con il presente.
La casa editrice Blackie, che si è già occupata di classici come Iliade e Odissea, ha curato un'edizione particolare e nuova, che si affida a disparati mezzi comunicativi per una storia che è sempre la stessa da millenni. Per raccontare di Enea, dei suoi viaggi e della guerra nel Lazio, i curatori hanno scelto – come anche per i due poemi omerici – la forma in prosa, più accessibile e meno solenne di quella optata da Virgilio. Gli esametri, infatti, e in generale la poesia, non si prestano a una lettura maneggevole e che premi la continuità. Accanto a questa scelta singolare, si è deciso di accompagnare gli stilizzati ma dinamici disegni di Calpurnio e Núñez per comunicare meglio le intricate vicende. Specialmente quando Enea si perde nel flashback presso la corte di Didone o quando l'assedio a Troia rende incomprensibile fare la conta dei morti e dei vivi, i disegni giungono in soccorso a chi legge.
Si tratta di godere di media diversi per raccontare la stessa storia, di un rimaneggiamento nel rimaneggiamento. Riproporre, nel XXI secolo, un classico della letteratura porta con sé, già nelle premesse, un'idea di originalità: come narrare questa storia in modo diverso dagli altri? Come usarlo in base ai gusti e alle esigenze dei lettori odierni? Non solo la prosa e le illustrazioni rispondono a tali quesiti, ma anche l'aggiunta, tra una pagina e l'altra, di tradizioni antiche, spiegazioni di fatti e personaggi e, soprattutto, punti di congiunzione tra passato e presente. Il tutto, senza rinunciare a una densa parte di studi: la prefazione e la postfazione al poema sono chiavi di lettura della romanità imperiale e delle intenzioni di Virgilio.
Lasciammo il porto di Ortigia e veleggiammo sul mare; oltrepassammo le creste di Nasso, dimora di bacchici bagordi, e Donusa e Olearo, e Paro, candida come la neve, e le sparpagliate Cicladi, in acque punteggiate da molte isole. (p. 109)
La traduzione – di seconda mano, poiché basata su una traduzione di Richard S. Caldwell dal latino all'inglese – e la prosa non penalizzano la ritmicità della lingua virgiliana e, come dimostrano queste poche parole, la bellezza rimane intatta. Tuttavia, un piccolo avvertimento per i puristi è d'obbligo: non bisogna aspettarsi di ritrovare la drammaticità dei dialoghi o l'impeto di alcune azioni. Questi fattori sembrano purtroppo rimanere inficiati dalle scelte della prosa, che trasmette un susseguirsi di parole e fatti talvolta piatti. Per utilizzare uno degli elementi naturali più cari a Virgilio, appare come se il fuoco tipico dell'Eneide, lo stesso delle numerose pire funerarie, degli assedi, della distruzione, non bruci così ardente per via della scelta della prosa.
Ciononostante, se l'intenzione di Blackie è quella di creare una biblioteca di classici riadattati alle modalità di lettura odierne e a una confezione più accattivante, il risultato è del tutto positivo. Questo non riguarda soltanto la forma prosaica, bensì anche le tematiche esposte nelle pagine della prefazione e della postfazione: l'accento posto su alcune figure femminili, la fortuna nella letteratura postuma di donne come Lavinia, oppure l'uso di termini come colonialismo per rivedere in chiave contemporanea l'impresa di Enea. I troiani si percepivano come i predestinati, scelti dagli dei per costruire una nuova civiltà nel Lazio: se questo pretesto è stato fondamentale per Virgilio per celebrare la famiglia Giulio-Claudia e, quindi, Augusto, per noi appare coerente fare dei confronti con le follie odierne che trovano sfogo in sanguinose guerre. Forse il riuso dei classici, d'altronde, ha senso solo se adattato al presente, alla realtà che viviamo ogni giorno e se si lega al filo rosso del passato.
Camilla Elleboro
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