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Nina, allieva inaspettata e volitiva di Gabriele d'Annunzio, maestro d'eccezione nel romanzo d'esordio di Maria Costanza Di Croce

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L'acqua amara
di Maria Costanza Di Croce
Astoria, 23 giugno 2026

pp. 352
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


«E voi perché volete farmi studiare? È uno spreco di tempo.»
«Rifiuti la possibilità di essere istruita?» La sua voce era diventata stridula. «Rifiuti di elevarti dal fango?»
«Non è fango!» grido. «È la mia vita! Voi pensate che basti leggere per capire tutto, ma il vostro Werther si è ammazzato perché leggeva troppo e viveva poco! Io voglio lavorare, vivere la mia vita. Non voglio diventare una vostra... creatura.» (p. 151)

Cosa pensereste se foste chiamati a fare le pulizie al Vittoriale e, venendo da un paesino abruzzese, sentiste parlare per la prima volta del Vate? Soprattutto, se tutti osannassero il proprietario di quell'abitazione tanto singolare, chiamandolo "Capitano" e provando un timore reverenziale, che idea vi fareste? Tutto questo succede nel 1921 a Nina De Lellis, una quindicenne strappata dall'affetto della nonna per guadagnare qualcosa. 

L'accoglienza a Gardone è tutt'altro che buona: la governante, Amélie, si mostra subito ostile, insulta la rozzezza dei modi di Nina, che parla per lo più in dialetto, e soprattutto è visibilmente gelosa di lei, giovane e avvenente. Non serve un titolo di studio per accorgersi che Amélie è una delle amanti di d'Annunzio, e le sue scenate confermano le ipotesi di Nina, così come la riverenza un po' capricciosa con cui si occupa di "Gabriele", come lo chiama quando restano soli. 

Perlomeno all'inizio del romanzo, Nina è soprattutto un'osservatrice, prudente e diffidente: vuole tornarsene a casa e fatica ad adattarsi alla nuova vita. Non tanto per la fatica delle faccende domestiche, quanto per la freddezza di Amélie e tutti quei visi sconosciuti. Qualcosa però cambia quando d'Annunzio torna da Fiume e rivolge più di una volta la parola a quella ragazzina che fatica a parlare italiano. Sì, perché Nina inizia ad ascoltarlo: «quelle parole mi sembravano senza senso, eppure bellissime» (p. 71). Nina coglie il fascino del linguaggio poetico, pur non comprendendolo. E D'Annunzio se ne accorge. Così come capisce che quella ragazzina poco istruita ha delle potenzialità e si offre di aiutarla a riprendere gli studi. 

Che fare? La famiglia De Lellis ha sempre spronato Nina a cercarsi un buon marito, ribadendole che lo studio rende poco avvenenti. Le resistenze iniziali ci sono, perché a Nina pare impossibile recuperare tutte le lacune che ha, per di più: per ambire a cosa? D'Annunzio però trova che la sua sia «una mente grezza, ma vibrante» (p. 150), e Nina non deve a suo parere sprecarsi a frequentare il giardiniere del Vittoriale, Giulio, un ragazzo che si è arruolato ma che il Vate non stima affatto.

Su questo duplice binario si sviluppa un rapporto insolito tra d'Annunzio e Nina: il Vate, oltre a insegnarle varie materie – a suo modo, con bizze e visioni molto personali della storia, ad esempio –, intende farle anche da maestro di vita, ma Nina non si fa schiacciare dal cinismo e dalla delusione di un uomo ormai disilluso. A tenerla ancora lì, a Gardone, c'è anche e soprattutto l'amore per la parola scritta: «avevo scoperto di star bene solo tra le parole che leggevo e talvolta pure tra quelle che uscivano dalla punta del mio pennino. Messe l'una di fianco all'altra, davano forma a idee che non sapevo di avere» (p. 172). 

Ed è con questa nuova consapevolezza che Nina affronta un percorso di formazione personale insolito, che dà valore all'emancipazione di una giovane donna: con un diploma Nina potrà, se vuole, scegliere che cosa fare della sua vita per la prima volta. 

Romanzo d'esordio molto piacevole, che si muove tra fedeltà storico-letteraria e licenze finzionali, L'acqua amara non è un libro su D'Annunzio, ma con D'Annunzio, e chi entra in contatto con lui non può che restare influenzato profondamente dal magnetismo che sprigiona, dall'estasi per la parola ma anche dal gorgo di pensieri malinconici che caratterizzano il Vate in questi anni. Di Croce mette in scena l'imprevedibile: un maestro d'eccezione si trova, a sua volta, a imparare qualcosa da un'allieva volitiva e determinata a non lasciarsi annullare. 

GMGhioni