Mi ero ripromessa di tenermi alla larga dalla retorica per iniziare al meglio la recensione di questo libro. Non volevo scrivere che in un mondo inaridito e individualista come quello in cui viviamo, leggere un romanzo come Tenere qualcuno nel cuore di Tsujimura Mizuki è un balsamo per l'anima. La verità, però, è che non potrei definire altrimenti la mia personale esperienza di lettura. Una pagina dietro l'altra, si svela un libro tenero e intriso di saggezza, un'occasione da non perdere per trovare conforto tra le braccia di una storia gentile.
Ayumi è un Messaggero, mette in contatto, seguendo regole ben precise, le anime dei defunti con i vivi, che li cercano. Nella camera di un hotel, organizza un incontro che dura per tutta una notte di luna piena, mentre aspetta nell'atrio. Ogni capitolo è dedicato a un incontro diverso, a un rapporto d'affetto diverso, ma all'interno di ognuno c'è anche la vicenda personale di Ayumi, indeciso se confessare o meno all'amata la sua identità di Messaggero. Perciò, non si è di fronte a una semplice raccolta di racconti, ma proprio immersi in un romanzo dinamico, fatto di personaggi sempre nuovi che si incrociano con alcuni fissi. È esattamente quello che accade nelle vite di tutti: c'è una quotidianità abitudinaria di contorno e, accanto, una serie di incontri che la movimentano.
Il titolo è, appunto, la sintesi perfetta di queste storie. Si parla di amore, in ogni sua declinazione, dai rapporti di parentela a quelli di amicizia fino alla manifestazione romantica e tradizionale. Tuttavia, tenere qualcuno nel cuore, per citare il titolo, non è soltanto un gesto di affetto, ma anche dell'attaccamento profondo che il lutto e il senso di colpa esprimono. Talvolta, infatti, si leggono storie di vivi che non riescono a lasciare andare i defunti per anni proprio in virtù del peccato di essere in vita: una madre che ha sepolto una figlia non riesce a capacitarsene, esattamente come chi sopravvive a un amato non è in grado di pensare di potersi innamorare ancora.
«Non sarebbe strano che oggi fosse il mio funerale, e che mio fratello invece fosse ancora vivo. La vita va così». (p. 175)
È il destino a scegliere chi resta su questo mondo e nel proprio corpo e chi deve allontanarsene, e a nulla valgono le proteste. Un'altra tematica centrale del romanzo di Tsujimura è la fortuna, avversa o prospera che sia, che governa gli uomini. Ne impedisce e favorisce il corso dell'esistenza o di una relazione in base a leggi non scritte e non interpretabili da mente umana: «Dovrei essere riconoscente anche solo per le opportunità di lavoro che mi stanno offrendo, ma se fossi felice anche nella vita privata, di sicuro mi attirerei un castigo divino» (p. 18). Nonostante l'ignoranza umana, Tenere qualcuno nel cuore è anche uno scritto di saggezza e sapienza, i cui rimandi alla cultura buddista sono pochi ma significativi. All'essere umano è preclusa la conoscenza completa della propria esistenza, perciò non rimane che accettare e accogliere ciò che il mondo ha in serbo.
La lettura di questo romanzo è favorita da uno stile lieve e piacevole, alleggerito da una traduzione accurata, che per ogni dubbio rimanda a un glossario semplice ma efficace. La storia si gusta senza fretta, poiché volta al conforto e all'arricchimento emotivo.
Camilla Elleboro

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